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Le minacce di Putin sul ricorso alle armi nucleari non sono ritenute parole vuote fini a se stesse, tanto che l’Ue consegna a Kiev ben 5 milioni di compresse di ioduro di potassio.
La notizia, giunta nella notte, si stampa in un quadro in cui la Nato anticipa che Putin starebbe per avviare un test nucleare.
Intanto la Commissione europea ha consegnato all’Ucraina cinque milioni di compresse di ioduro di potassio destinate alle persone che vivono vicino alle centrali nucleari del Paese: lo ha reso noto il commissario europeo per la gestione delle crisi, Janez Lenarcic, in un’intervista al gruppo dei media tedesco RND. Lo riporta Unian.
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“Abbiamo già imparato durante la pandemia di coronavirus che non possiamo reagire solo in caso di crisi, e quindi ora stiamo cercando di prevedere le crisi future – ha detto Lenarcic -. E, devo dire, la nostra previsione ha avuto successo, perché già prima della guerra ci stavamo preparando emergenze chimiche, biologiche, radioattive e nucleari. Ora siamo stati in grado di consegnare cinque milioni di pastiglie di ioduro di potassio in Ucraina per i residenti delle centrali nucleari”.
A fine agosto la Commissione europea aveva annunciato che avrebbe donato all’Ucraina 5,5 milioni di compresse di ioduro di potassio “come misura di sicurezza preventiva contro le radiazioni e per aumentare il livello di protezione intorno alla centrale nucleare di Zaporizhzhia”. Le dosi già consegnate provengono dalle riserve di emergenza di RescEu, mentre altre 500.000 dosi sono state offerte dall’Austria.
Ma non è solo la crisi Ucraina a preoccupare gli osservatori internazionali, anche la nuova escalation di Kim Jong-un, che ha lanciato il primo missile balistico che ha sorvolato il Giappone in più di cinque anni, non fa dormire sonni tranquilli.

Tokyo lunedì ha dovuto far risuonare sirene e messaggi d’allerta per 22 interminabili minuti, soprattutto nel Nord dell’arcipelago, ripiombando in un clima di paura che mancava dalle provocazioni del 2008 di Kim Jong-il, il padre dell’attuale leader nordcoreano. La mossa dello Stato eremita farebbe ritenere imminenti i test di vettori intercontinentali a lancio sottomarino e la temuta settima detonazione nucleare, mentre dall’altra parte della Russia, sul fronte occidentale con l’Ucraina, la minaccia dell’atomica è ventilata con maggiore insistenza.
Avendo un nemico comune, gli Stati Uniti, il supporto di Kim a Putin non è mai venuto meno nei mesi della ‘missione militare speciale’ – a partire dalle votazioni all’Onu -, con Mosca che ha ricambiato bloccando con la Cina ogni tentativo di condanna del Consiglio di Sicurezza contro Pyongyang, che quest’anno ha già lanciato 42 missili in 23 test, di cui cinque negli ultimi dieci giorni.
L’iniziativa del Nord – mentre i suoi media ufficiali non danno notizia del supremo leader da oltre tre settimane – è maturata con le manovre militari condotte da Usa, Corea del Sud e Giappone (prime in 5 anni) e dopo la visita della vicepresidente americana Kamala Harris a Tokyo e a Seul, in un chiaro messaggio di sfida.
I dati di volo del test odierno hanno suggerito che il missile usato sia quello balistico a raggio intermedio (IRBM) Hwasong-12, che il Nord ha testato sette volte in passato, l’ultima a fine gennaio 2022: ha volato per oltre 4.500 km toccando l’apogeo di circa 970 km alla velocità massima di Mach 17 prima di finire nel Pacifico. Una performance tale da ricordare che nessuna città di Corea del Sud e Giappone è al sicuro, neanche la fortezza Usa di Guam. Kim, secondo gli osservatori, potrebbe valutare le reazioni internazionali, a cominciare da Cina e Russia, in vista del test nucleare, il primo dal 2017.
La certezza al momento appare solo una: i tempi del settimo test rimangono esclusivamente nelle mani di Kim. A lui la decisione se procedere o meno, perché accantonata l’era Trump e i goffi tentativi di dialogo con gli Usa, il suo proposito sembra di voler convincere sudcoreani, giapponesi e americani di essere pronto a usare l’arma nucleare anche per primo. Un ricatto, in altri termini, per strappare concessioni dopo aver seguito un percorso ben preciso che corrisponde ad un’escalation.
A fine aprile, alla parata militare a Pyongyang per i 90 anni della fondazione dell’Esercito rivoluzionario del popolo coreano, Kim annunciò il superamento della deterrenza del nucleare. A giugno ha fatto pubblicare un ‘Piano per la modifica e l’ampliamento degli incarichi operativi alle unità di frontiera’, con il dispiegamento di testate tattiche per colpire bersagli ravvicinati. A settembre, infine, ha approvato la legge sull’uso “automatico e preventivo delle armi atomiche” in caso di pericolo.
La risposta al lancio del missile, però, questa volta è arrivata. La Corea del Sud e gli Stati Uniti, con il consenso del Giappone, oggi hanno lanciato quattro missili terra-terra nel Mare dell’Est nell’ambito di esercitazioni congiunte, un giorno dopo il lancio del missile balistico a raggio intermedio (IRBM) della Corea del Nord.
Le forze armate sudcoreana e statunitense hanno lanciato due missili Army Tactical Missile System (ATACMS) a testa, che hanno colpito con precisione bersagli fittizi e hanno dimostrato la capacità degli alleati di scoraggiare ulteriori provocazioni, ha affermato il Joint Chiefs of Staff (JCS).
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ehhhh, quelle elezioni di midterm così vicne……..
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