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Zaia sui contagi Covid: «Esiste un caso Venezia». La Regione si prepara a un’evoluzione

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Il delta dei casi di positività al Covid in Veneto sabato mattina è pari a 561; 120 nuovi contagi sono in provincia di Venezia. È il presidente del Veneto Luca Zaia a confermare  che nella videoconferenza con tutti i vertici della sanità regionale e provinciale, tra gli altri la dottoressa Russo. il dottor Mantoan e il direttore Giuseppe Dal Ben dell’Ulss 3, è emersa l’esistenza di un «caso Venezia». Niente di allarmante, «continua il contact tracing accurato – ha aggiunto – Lì è presente un focolaio».

L’età media e la socializzazione

Le positività sono costantemente in crescita in regione. Ma con una distinzione fondamentale rispetto a marzo scorso. I contagi che si rilevano ad oggi in una situazione come quella della primavera passata ci avrebbero riempito subito gli ospedali. Ad oggi non è così: ci sono a livello regionale 325 ricoverati e 29 pazienti in terapia intensiva: «non c’è emergenza sanitaria ospedaliera», dice Zaia e la fascia di età più colpita, al 96% non sintomatica,  è quella centrale: 25-44 anni.

Le scuole

«I positivi sono numericamente gli stessi di marzo come media giornaliera, ma i ricoveri no. La fascia in cui si concentrano le maggiori positivizzazioni è più giovane, non finisce all’ospedale, e spesso non ha sintomi». È frutto della socializzazione, spiega il governatore: le scuole, ad esempio, 707 mila ragazzi e 90 mila operatori. Le situazioni con almeno un caso equivalgono a 279 classi in Veneto. I bambini coinvolti sono un totale di 300 cioè lo 0,04% del totale dei 700 mila studenti. Gli operatori scolastici contagiati sono 245, cioè 0,25% dei 95 mila e tra loro 41 docenti, cioè lo 0,05%: «noi entriamo in aula a fare tamponi e l’uso della mascherina è determinante».

L’evoluzione e l’algoritmo

La regione si sta comunque preparando a un’evoluzione. Gli ospedali di comunità del Veneto si attrezzano per isolare le persone positive ma guarite: Jesolo ad esempio. Ci sono in caso di emergenza estrema 1016 posti in terapia intensiva. Da lunedì parte la campagna di vaccinazione antinfluenzale. In Veneto si dispone di un milione e 300 mila dosi di vaccino. «Spero la mascherina e il vaccino ci aiutino anche per l’influenza normale. Siamo a tre milioni e mezzo fra tamponi e test rapidi fatti, alla ricerca di positivi asintomatici per ora, ma non abbiamo nessuna certezza che resti così – afferma Zaia – Può andare bene ma anche male, dobbiamo evitare altre restrizioni, come vogliono a Roma, non vorrei dovessimo far battaglie per non avere i coprifuoco». Al momento si è abbassata anche l’ospedalizzazione media: i ricoverati stanno meno in ospedale. Forse avremo una presenza di virus che continua con una percentuale alta di asintomatici: oggi sono il 96% dei positivi. «L’altro scenario è che ci sia una recrudescenza e si torni allo scenario di marzo, dove un ricoverato su tre finiva in terapia intensiva. Meglio non abbassare la guardia. Voglio ricordare che c’è chi esce con insufficienza respiratoria e sono anche ragazzi. Non è detto che non si finisca in ospedale e in terapia intensiva», sottolinea il presidente, «è una roulette russa. Ad oggi io guardo gli ospedali. Per noi quello è l’indicatore e 300 persone in cura non è un’emergenza anche se nessuno può sminuire il problema, perché questo a ricaduta ci porta alle piazze piene e alla gente senza mascherina». È ripreso intanto il calcolo dell’algoritmo per le proiezioni sui prossimi mesi riguardo all’andamento del virus.

Il caso della Svizzera

«Mi dispiace il Veneto sia stato inserito nella lista nera dalla Svizzera – L’organizzazione mondiale della sanità dovrebbe dare indicazioni. Dal punto di vista epidemiologico penso non abbia alcun senso». In base ai dati epidemiologici, «occorrerebbe sapere quanti tamponi per abitante al giorno questo Paese fa. Per scoprire che magari ha più contagi e fa meno prevenzione. È deludente – afferma Zaia – Forse dovremmo chiudere noi le frontiere. Ma questo non è il sistema».

Vaccini anti-influenza

Da lunedì 12 ottobre parte la campagna antinfluenzale. Per il dottor Michele Tonon del dipartimento di Prevenzione, la vaccinazione riveste un ruolo importante, come lo hanno la mascherina, l’igiene e il distanziamento. «La prevenzione favorisce la diagnosi differenziale per capire a cosa attribuire i sintomi di una eventuale influenza con vaccino. Previene forme complicate nella popolazione anziana e per chi ha patologie croniche e respiratorie. La vaccinazione è gratuita dal medico di medicina generale ed è raccomandata anche a chi ha specifiche condizioni di rischio, come i sanitari».

Antonella Gasparini

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