Venezia è sprofondata? Colpa (anche) delle fabbriche di Marghera. Ecco i dati

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Gli echi di una Venezia devastata dalla marea sono arrivati fino a Strasburgo, dove la neo-presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha inserito la difesa della Laguna nel suo recente discorso sui cambiamenti climatici.

Venezia sempre più “sott’acqua”: ma la colpa è solo dell’innalzamento del mare?

Ecco un grafico del Centro Previsioni e Segnalazioni Maree che confronta lo storico mareografico di due località dell’alto-Adriatico, Venezia e Trieste.

Le evidenze lo confermano: l’innalzamento del mare c’è stato, e anche in maniera decisa. L’evento è chiamato eustatismo ed è ricondotto alle variazioni del clima: sia quelle naturali che quelle causate dall’uomo.

grafico aumento livello dle mare 640

mm 11 aa = media mobile su un periodo di 11 anni

Nonostante il fenomeno coinvolga entrambe le località, dallo schema si evince come la Laguna abbia perso sempre più terreno nei confronti della città giuliana – se così non fosse, i grafici coinciderebbero.

Questo per via della subsidenza o “compattamento del suolo”: al contrario di Trieste – che poggia su un terreno roccioso – Venezia è stata fondata su una superficie cedevole.

Il lento sprofondare della città sotto il peso di masegni, chiese e abitazioni era già descritto dagli ingegneri fin dai tempi della Serenissima.

Ma se fino al 1920 il trend delle due città sembra sovrapporsi, è dal 1930 che si nota un graduale allargarsi della forbice che raggiunge il suo picco all’inizio degli anni ’70.

La divergenza ha inizio quando le industrie di Marghera hanno cominciato ad attingere l’acqua dolce dal sottosuolo, accelerando il compattamento del terreno e l’ulteriore inabissarsi della Laguna.

Una situazione simile a quanto successo nel Polesine, alluvione polesine 1951 box
dove a seguito dell’estrazione di metano alcune zone sono scese fin sotto il livello del mare, subendo in maniera tragica l’alluvione del 14 novembre 1951.

La teoria del professor Gambolati sembra quindi trovare riscontro, almeno su una causa scatenante e uno dei possibili rimedi.

Il grafico del CPSM parla chiaro: dal 1890 ad oggi Venezia ha perso almeno 30 centimetri, 15 per l’innalzamento dell’Adriatico (riscontrati anche a Trieste) ma altri 15 per uno sfruttamento scriteriato della Laguna e delle sue risorse.

Si ha un’ulteriore prova della corresponsabilità di Marghera osservando i dati post-1973, anno di inaugurazione dell’acquedotto industriale.

Da quando l’emungimento è stato interdetto, non solo Venezia ha smesso di sprofondare, ma si è addirittura risollevata di 2 centimetri; questo grazie ai fiumi che hanno (in minima parte) rigonfiato le riserve idriche.

La domanda è: perché nessuno si è preoccupato di invertire la tendenza e ovviare a quattro decenni di danni rimpinguando le falde e ristabilendo il precedente equilibrio idrogeologico?

Se così si avesse agito, oggi Venezia sarebbe più “alta” di 15 centimetri, una quota che farebbe la differenza salvando intere zone a cui basta una “marea molto sostenuta” per ritrovarsi sott’acqua: da Rialto alle Mercerie, da Campo San Barnaba alla Lista di Spagna.

E la risposta appare scontata: ci si è affidati al MOSE come soluzione definitiva alle maree al punto da cancellare ogni altra azione di salvaguardia e bonifica.

Così, la discussa opera – che ad oggi è costata 5. 493 milioni di euro – ha assorbito la totalità dei fondi destinati a opere come lo scavo a secco dei rii e il rafforzamento delle rive: pratiche in uso fin dai tempi dei Dogi ma che ora, grazie al MOSE, appartengono solo ai nostri ricordi.

Nino Baldan

(per approfondire: acqua alta a venezia)

Riproduzione Riservata.

 

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