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Nomen omen è una locuzione latina che significa il nome del presagio, del destino, o meglio, il destino del nome. Così la pensavano i Romani e il concetto si è tramandato fino a farci pensare per secoli, ad esempio, che chiamarsi Libero significasse sentirsi, essere per sempre liberi.
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Chissà se sono stati influenzati anche da quest’antico enunciato il Gruppo Facebook “M9 Mestre”, che ha creato uno scatenamento indignato nel constatare che Mestre è stato sostituito con Venezia. Una valanga di commenti ha invaso la polemica che sembra rivelare un problema, un conflitto non risolto, fra la città di terra e quella d‘acqua che trova accenti significativi nell’ipotesi e nelle divergenze di una separazione amministrativa del Comune.
Nell’ordine: il cambio di dicitura sembra aver offeso i sostenitori dell’identità mestrina che non accettano di veder apparire il nome Venezia “dappertutto”, ricordando che M9 è l’espressione della nascita del Museo del ‘900 per Mestre, a Mestre e di Mestre, come ha commentato l’architetto Filippo Caprioglio, che con orgoglio rivendica la matrice originaria, che a suo giudizio, non può essere sempre prevaricata dall’altra, sorellastra e più famosa, veneziana.
Si potrebbe dire che il Comune è uno solo e che è il Comune di Venezia. Ma la spiegazione nominalistica (ancora nomen omen), non basta a spiegare una diatriba che certamente assurge da ragioni ‘lontane’ nel tempo il suo malessere e lo dicono i tanti commenti posti sulla pagina social del Museo della Fondazione di Venezia, di chi non ha gradito la sostituzione di Mestre con Venezia e che rivendica il diritto di Mestre alla fierezza “nominata” delle sue iniziative. L’apertura del museo, all’ex convento Santa Maria delle Grazie un polo contrassegnato da alta tecnologia, è prevista per il primo dicembre 2018: sono stati investiti 110 milioni di euro per i lavori del convento e del previsto spazio commerciale, al fine di rilanciare Mestre.
Qualche critica sul progetto è emersa dal mondo artistico e culturale veneziano, che ha individuato una preminenza dell’offerta commerciale, sulla valorizzazione del Museo, cui è spettato un ruolo subordinato e non esauriente rispetto la documentazione e le testimonianze degli artisti del ‘900.
Getta acqua sul fuoco delle polemiche nominali, l’amministratore delegato di Valerio Zingarelli di Polymnia Venezia, – società della Fondazione di Venezia, asserendo che M9 significa Mestre (Museo, Multimediale, Mostre) e forse la moltiplicazione delle M nell’immaginario e nella completezza, dovrebbe calmare gli animi per questa smart city che si estende a tutta l’Area Metropolitana di Venezia.
Il presidente della Municipalità di Marghera Gianfranco Bettin invita al superamento delle polemiche e suggerisce di orientare il giudizio sul valore, sull’importanza della nascita di un grande museo che accomunerà la città d’acqua e di pietra.
Andreina Corso
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