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giovedì 21 Ottobre 2021

La situazione di Venezia e l’allarme dell’ Unesco

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Sempre, la voce dell’Unesco si alza autorevole e forte della pregiata fama che le ha acconsentito di valorizzare, fin dal 1946, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, nata dalla generale consapevolezza che gli accordi politici ed economici non sono sufficienti per costruire una pace duratura e che essa debba essere fondata sulla collaborazione fra nazioni, al fine di assicurare il rispetto universale della giustizia, della legge, dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali che la Carta delle Nazioni Unite riconosce a tutti i popoli, senza distinzione di razza, di sesso, di lingua o di religione.
Non a caso inserisce la parola pace, sapendo che non c’è pace senza giustizia.
E delle ingiustizie perpetrate su Venezia, L’Unesco si occupa e rimprovera Governo e Amministrazione comunale perché la politica finora adottata rispetto il passaggio delle grandi navi in Bacino San Marco e in laguna, è, a suo giudizio, insoddisfacente.
Con una documentata ed esaustiva relazione che investe la Legge Speciale, la politica abitativa, turistica, il porto, i lavoratori delle navi, ribadisce che la politica ambientale si è rivelata debole e confusa.
Pur apprezzando gli sforzi e le politiche adottate rispetto il contrasto all’alta marea, con la realizzazione del Mose, puntualizza e ripete quel che da tempo raccomanda, non senza avvertire di possibili sgradevoli conseguenze.

L’Unesco si riferisce alla sessione annuale dei lavori che si svolgerà in Cina da metà luglio (pochi giorni prima, Venezia ospiterà il G20, i rappresentanti dei Paesi più industrializzati che dovranno pronunciarsi anche sul clima e Grandi Navi) e che potrebbe, qualora la matassa non si districasse, introdurre Venezia nella lista delle 50 città a rischio climatico e ambientale.
Per evitare questa sanzione, le istituzioni preposte a ‘riparare’ la politica fin qui attuata dovranno intervenire: l’Agenzia scrive chiaro e forte che si dovrà chiarire una volta per tutte che la priorità deve essere impedire totalmente l’accesso di tutte le navi in tutta la laguna.
Si dovranno prevedere porti e approdi oltre il Mose, al largo, in alto mare. E nel contempo dovranno garantire il lavoro a chi lavora nell’ambito della crocieristica.

Il filo per districarsi dalla matassa, dovrà sciogliere alcuni nodi che non sono per niente di lana caprina.
Il bando del concorso internazionale d’idee, fiore all’occhiello degli ultimi atti del governo, fa dire al Comitato No Grandi Navi: “Si ritorna a 10 anni fa, prima del decreto Clini – Passera che vietava il passaggio delle navi davanti a San Marco, si allontana nel tempo la soluzione definitiva, mentre si mantengono le grandi navi da crociera (se pur in numero ridotto fino al 2022 N.d.R.) dentro la laguna, addirittura”.
Il movimento mette a disposizione studi e documenti, per dimostrare che si deve scegliere subito l’off shore al largo del Lido, seguendo l’unico progetto (Venice Cruise – Duferco) che nel 2016 ha ottenuto l’approvazione della Commissione Via (Valutazione d’impatto ambientale).
Andreina Zitelli, già componente la Commissione Via, ribatte al ministro Dario Franceschini che “il dirottare le navi a Marghera spostandole nella laguna come se la laguna centrale, fosse un sottoprodotto da poter usare senza salvaguardia”, è scorretto. Soprattutto in ragione del progetto Deuferco che già esiste e che contiene le risposte alle esigenze di salvaguardia dell’ecosistema e del lavoro. E interroga: ”Come spiegare ai ministri che il canale dei Petroli non è una via praticabile in forma sistematica per navi di grande dimensione? Marghera sarebbe una soluzione temporanea che non risolve il problema alla radice ”.

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Se Unesco rimbrotta il governo, l’ex vice ministro all’Economia Paolo Baretta rimanda che in realtà le istituzioni stanno cercando di affrontare i problemi dell’adesso e del domani, prevedendo una gradualità necessaria d’interventi per salvaguardare ambiente e lavoro e che questo sforzo non dovrebbe essere sottovalutato.
L’amministrazione comunale è moderatamente offesa, il richiamo dell’Unesco non intacca quelle che sono le sue convinzioni: indirizzare le navi verso Porto Marghera ‘come ha deciso il Comitatone’, ricorda l’assessore allo Sviluppo economico Simone Venturini, aggiungendo che “ora è al centro di una trattativa con il governo per arrivare alla bozza di un decreto che dovrà disegnare gli scenari futuri della laguna di Venezia e la convivenza con le grandi navi da crociera”. 

Bozza che non convince più il Ministro Franceschini, creando un ulteriore attrito che non è esente da puntigliosi richiami veneziani “a quanto i governi negli anni dovevano fare e non hanno fatto”. Forse l’ex ministro al Turismo si è convinto che è meglio allontanare subito tutte le navi (anche le 20 previste fino al 2022) e forse l’approdo Marghera non lo convince più. È possibile cambiare un’idea.
Del resto anche il parlamentare del Pd Nicola Pellicani sollecita una decisione finalmente accettabile e condivisa riguardo alle grandi navi: “Siamo in grave ritardo, il decreto Clini-Passera, che vieta il passaggio di navi bianche superiori alle 40 mila tonnellate di stazza, ha compiuto quasi dieci anni, e non è stato fatto ancora nulla di concreto”.

E ora? Ora che l’Agenzia delle Nazioni Unite ha “avvertito”, si dovrà trovare il tempo e il modo che Venezia, dal 1987 dichiarata Patrimonio dell’Umanità, mantenga la sua onorevole posizione, e che le istituzioni tutte compiano gli sforzi che la città con la sua laguna, meritano.

Andreina Corso

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Andreina Corso
Cittadina 'storica' di Venezia, si occupa della città e della sua cronaca. Cura gli approfondimenti, è giornalista, insegnante, autrice letteraria, poetessa.

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2 persone hanno commentato. La discussione è aperta...

  1. La figura peggiore la fa Franceschini che perentoriamenre si era espresso per il blocco delle grandi navi almeno dal bacino di S.Marco che non coincide di certo con il.bacino della laguna. Ogni tanto vedo che le due cose vengono confuse. Gli altri soggetti li conosciamo e non sono mai stati credibili, quindi inutile citarli….
    L’artefice di questa ennesima deroga di fatto è il ministro Cingolani che dovrebbe occuparsi della transizione ecologica….

  2. Ricordo di aver letto su qualche libro di storia che la Serenissima fermava i traffici navali in mare aperto difronte al Lido, NESSUNO entrava nel bacino. Le amministrazioni comunali attuali a mio parere non sono in grado di proteggere la Serenissima, a me personalmente riesce difficile immaginare Brugnaro che apre un libro di storia e rifletta.

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