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L’operazione dei Carabinieri nel centro storico di Venezia ha messo in luce uno spaccato insospettabile del mondo dei borseggi: vi era – secondo le accuse – un sistema collaudato di utilizzo fraudolento di carte di credito appena rubate ai turisti con i borseggi. Per questo la Procura di Venezia ha emesso sequestri e misure cautelari.
Tutto è nato da un’operazione condotta nella mattinata del 28 aprile dai Carabinieri della Compagnia di Venezia che ha portato all’arresto in flagranza di reato di quattro persone – due cittadini rumeni e due veneziani – accusate, a vario titolo, di indebito utilizzo di sistemi di pagamento elettronici e tentato riciclaggio. Tra gli arrestati figurano i due titolari della storica tabaccheria di campo San Salvador, padre e figlio, noti in città per la gestione della raffinata e storica tabaccheria specializzata in articoli di lusso.
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Scopri come fare
Il meccanismo, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti coordinati dal pubblico ministero Giorgio Gava, era semplice quanto efficace: i borseggiatori – attivi in particolare nella zona di Rialto – San Marco, e nelle aree più frequentate dai turisti – quando trovavano carte di credito nei portafogli rubati si sarebbero recati presso la tabaccheria complice. Qui, con la collaborazione dei due esercenti, effettuavano transazioni finte, fingendo acquisti di sigari, modellini da collezione o altri prodotti, spesso entro i 50 euro per evitare la richiesta del codice PIN. I beni, in realtà, non venivano ritirati: in cambio, i ladri ricevevano in contanti circa la metà della somma spesa, mentre il resto restava nelle casse del negozio assieme ai prodotti venduti per finta.
I carabinieri, insospettiti dal continuo via vai di volti noti del borseggio presso la bottega, hanno avviato una stretta sorveglianza che ha portato all’individuazione di oltre un centinaio di operazioni sospette che sarebbe stata documentata attraverso intercettazioni ambientali e l’uso di microcamere.
Le prove raccolte hanno portato al sequestro penale dell’esercizio commerciale, di tre dispositivi POS, di tre telefoni cellulari, di 2.000 euro in contanti e vari appunti manoscritti che potrebbero contribuire a chiarire la rete di contatti coinvolti.
Il blitz definitivo è scattato quando i militari in borghese hanno seguito due borseggiatori romeni dopo un furto compiuto ai danni di una coppia di turisti americani a San Marco. I due ladri sono stati pedinati fino alla tabaccheria, dove è avvenuto l’ennesimo scambio illecito. In quel momento sono scattati gli arresti.
Per il più giovane dei due tabaccai, di 49 anni, è stata disposta la detenzione nel carcere di Santa Maria Maggiore, mentre per il padre, di 82 anni, è stata disposta la misura degli arresti domiciliari in considerazione dell’età avanzata. Entrambi dovranno comparire nei prossimi giorni davanti al giudice per le indagini preliminari per l’udienza di convalida. Anche i due borseggiatori sono in carcere.
L’operazione si inserisce in un più ampio dispositivo di contrasto al fenomeno dei borseggi, rafforzato in occasione dell’afflusso turistico primaverile. Negli ultimi giorni, i Carabinieri hanno deferito all’Autorità Giudiziaria altri cinque soggetti per furto aggravato e quattro per violazione del foglio di via obbligatorio.
Particolare emozione ha suscitato la vicenda tra i turisti americani derubati, che hanno voluto ringraziare con una lunga mail i militari per la rapidità e la professionalità dimostrate nel recupero del maltolto. Un gesto che, in una città bersaglio costante dei predatori di portafogli, restituisce fiducia nella capacità dello Stato di tutelare i visitatori.
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Altro che evasione fiscale, qui si lavora con una precisione degna di Wall Street: borseggiatori operativi sul campo, tabaccai trasformati in sportelli di liquidità istantanea, tutto orchestrato con la delicatezza di un’operazione bancaria svizzera.
E ora ci si aspetta davvero che questo sia il capolinea? Ma per favore. Se questo è l’inizio, prepariamoci al resto della collezione: qualche barista potrebbe aver servito il miglior spritz pagato con carte “temporaneamente in prestito”, qualche ristoratore potrebbe aver apparecchiato tavoli per commensali paganti con PIN opzionale. Chissà, magari la prossima indagine tirerà fuori un’intricata rete di souvenir acquistati con fondi internazionali non autorizzati!
Diciamo che gli inquirenti hanno appena sollevato un angolino della tovaglia: se continuano a tirare, il banchetto potrebbe diventare molto più affollato. E a quel punto non resterà che chiedersi se l’unico vero furto non sia la quantità di credibilità che alcune attività hanno saputo mantenere fino a oggi. Ah, Venezia… sempre piena di sorprese!
Secondo me, visto che sono vestiti anche con cose firmate, c’è anche qualche negoziante che fa’ finta di non sapere da dove vengono le carte di credito
Se penso che il Padre era in chiesa a San Salvador,ero entrato per visitarla ero con il cappello e mi ha chiesto di toglierlo,mi fa pensare se controllava la gente con il cappello o dentro c’erano i suoi amici
Basta… non se ne può più… mandate via tutta questa gentaglia!! l’accoglienza ha FALLITOO
Ah no, sono venezianissimi…
Cosa ne pensano i leghisti non distratti?
Premesso che non sono leghista, invece di pensare a loro, pensiamo a quanti borseggiatori la sinistra ha fatto comodamente entrare in Italia e non ha mai fatto nulla per il loro delinquere. Ho video e foto di loro presi direttamente da casa mia o per strada. Ormai le/li conosco anch’io e loro conoscono me e te (tu retorico). Basta vedere come ti osservano. Sono aggressivi e si mostrano i padroni della strada. L’altra sera una delle ragazze (incinta) era senza il solito cappello e al momento non l’avevo riconosciuta. E’ bastato sentirla parlare al telefono. Ah, era dell’Est. Urlava, padrona della strada, come fosse successo qualcosa. Dietro di lei un’altra ma non si poteva avere la certezza fossero assieme. Poi a S.Luca di gran passo si sono avvicinate e alla fine si sono fermate assieme all’angolo di Calle Goldoni. Lei si è messa il solito cappello carta da zucchero a falde e così ho avuto la certezza che era una di loro. L’altro giorno invece, viste dalla finestra di casa, sono rimaste ferme in una delle zone centrali, puntando ed aspettando, per poi sparire stile running in una calle laterale, nonostante l’evidenza della pancia. Vogliamo poi verificare se queste pance sono poi vere? Vogliamo poi parlare dei portafogli che trovo vicino al portone di casa? Sul marmo della finestra a piano terra, dentro la cassetta della posta. Ogni volta un posto nuovo e sempre più ingegnoso, sprezzanti di tutto.
Certo i due tabaccai non sono stinchi di santo e hanno fatto bene a prenderli. La mia legge direbbe loro in galera (anche il padre ultraottantenne) e i ladri invece secondo la legge della Serenissima. E ripeto, non sono leghista nè mai lo sarò.
“Pensiamo a quanti borseggiatori la sinistra ha fatto comodamente entrare in Italia e non ha mai fatto nulla per il loro delinquere”. A quali governi di sinistra ti riferisci? Magari uno tra Draghi, Conte, Gentiloni, Renzi, Letta, Monti? Forse Silvio? Prodi? Prima ancora manco c’era l’euro…
Da sempre ad incentivare il microcrimine sono le “italianissime” persone che lucrano sulla pelle di chi va a rubare. Una ladra rimane una ladra ma chi sono i mandanti? O se preferiamo, chi sarà mai ad affittare in nero a dieci bangladesi per volta? In questo caso, grazie alle leggi ed al lavoro dei militari, sappiamo nome e cognome di chi da tempo intascava tot mila euro al mese.
I tabaccai sono veneziani DOC
per quanto mi riguarda è verissimo, gente che lavora duramente e brave persone