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Veneto in zona arancione: ecco cosa conterà il 10 gennaio

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Veneto in zona arancione: il governatore Luca Zaia ha fissato una nuova dead -line, il 10 gennaio, per vedere se il Veneto avrà raggiunto il plateaux del nuovo boom di contagi Covid, e se i numeri inizieranno a scendere. Ma prima ancora saranno le tabelle dei ricoveri ospedalieri a sancire se la regione eviterà o meno la retrocessione in zona arancione. Perché il tasso di occupazione nelle terapie intensive è già oggi al 18% (limite è il 20%), e al 17% nelle aree mediche (limite il 30%).

Per Rt (1,13) e incidenza (oltre 6%) il Veneto sarebbe già fuori dei parametri. “Perchè il Veneto passi in arancione – spiega Zaia – dovremmo dover ricoverare altre 800 persone in ospedale. Adesso in area medica l’occupazione è al 18%, dovrebbe salire al 30%. Abbiamo 12-13 punti davanti e ce li giochiamo, se i cittadini ci danno una mano e si proteggono non arriviamo all’arancione, questo è chiaro”. “Intorno al 5 gennaio – ha aggiunto – avremo il quadro di cosa è successo durante il Natale. Se però ‘carichiamo’ 50 pazienti al giorno in ospedale vuol dire che qualcosa lì fuori è successo. Dobbiamo darci da fare. Il quasi raddoppio della richiesta di tamponi registrata il 24 dicembre significa che molti cittadini hanno iniziato a dire: a dire: ‘pranzo con i parenti ? prima il tampone’. Questa è la filosofia vincente”. E rivolto alla popolazione Luca Zaia ha detto: “dobbiamo metterci in testa che bisogna proteggersi e non credere alle fandonie di chi dice che il virus non esiste. Oggi in terapia intensiva il 75-80% sono non vaccinati; se non ci fossero saremmo in area bianca, tanto per dare nome e cognome alle cose, in area medica 1 su 2 non sono vaccinati. A Padova la notte scorsa sono morte 5 persone, 4 non vaccinate e una vaccinata. Se per ipotesi noi oggi avessimo tutti la terza dose non avremmo questi dati “.

I dati del bollettino di oggi, intanto, danno il saldo di una giornata festiva, il 26 dicembre, e sono ovviamente poco indicativi, come ha avvertito lo stesso Zaia. Il numero dei contagi è infatti contenuto, +2.816 casi, rispetto ai picchi di oltre 5.000 positivi registrati prima di Natale. L’incidenza dei positivi sui tamponi processati (33.648) nelle ultime 24 ore è dell’8,37%, inferiore alla media nazionale. Il totale degli infetti dall’inizio dell’epidemia è di 610.251, le vittime salgono a 12.306 (+24). La situazione negli ospedali vede complessivamente 1.398 (+48) malati Covid ricoverati, dei quali 1.213 (+35), in area medica, e 185 (+13) in terapia intensiva.

Arriva infine dai sequenziamenti dell’istituto Zooprofilattico delle Venezie un dato sulla incidenza della variante Omicron sul virus circolante nel territorio: l’8,2% alla data 20 dicembre scorso.

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Redazione
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2 persone hanno commentato. La discussione è aperta...

  1. Eh si, gentile KAlle…rammarica che l’epidemia della lingua inglese abbia colpito anche questo giornale, oltre che le istituzioni:
    abbiamo infatti il “Premier”…, il Cash back, persino il ministero del… “Welfare”, l'”antitrust”.
    Inoltre ora c’è il “QR code”, il centralino guai a non chiamarlo “call center”, i vigili di Venezia hanno la “smart control room” (cioè? LA sala di controllo….) e ormai abbiamo tutto “smart”, e “hub” di qualunque cosa, e, cosa più terribile, il Booster che nessuno sa cosa sia, in realtà bastava chiamarla terza dose di vaccino…
    Mi chiedo perché questo “virus” dei termini inglesi stia dilagando in Italia peggio del Covid: più “…figo”? Oppure è perché così la gente non ci capisce più nulla?
    Poveri noi che abbiamo passato anni a studiare la Divina Commedia, e ora ci vediamo pure la lingua italiana colonizzata da inglesi e americani… E poi si parla della “lingua veneta”… Qui bisogna preoccuparsi di salvare quella italiana!
    Auspicherei che almeno questo giornale, che tanto utile risulta essere Venezia, si salvasse da questo costante insulto a Dante, alla lingua italiana, e a poveri mortali che l’inglese non lo conoscono….
    Il nostrano “parla come te magni” resta sacrosanto…
    Io comunque ho deciso: da domani userò il russo, e guai a chi non mi capirà…! Almeno per “par condicio”(e pensare che la lingua più parlata nel mondo è il portoghese….)
    Prof. Fabio Mozzatto – Venezia

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