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Varoufakis a Che tempo che fa: fine ospiti a pagamento da Fazio, anche Rai dice basta

Varoufakis a Che tempo che fa è stato una ospitata che ha sollevato un polverone, ne è nato un caso ed ora è arrivato il provvedimento conseguente: stop ai compensi per i politici anche
da parte delle società di produzione esterne.

Varoufakis a Che tempo che fa era stata una partecipazione al programma in cambio di 24 mila
euro netti. La bufera che ne è sorta (“Che fine fanno i soldi del Canone Rai degli italiani”) ha fatto correre la Rai ai ripari: l’azienda con una direttiva ha reso più stringente il divieto già vigente per le trasmissioni televisive e radiofoniche realizzate dalla tv pubblica.

Pur senza dirlo espressamente, l’azienda rivendica in sostanza di non aver mai pagato politici in virtù di una circolare in vigore da più di 15 anni.
L’intervento non placa però le polemiche che arrivano soprattutto da Forza Italia e non impedisce al Codacons di presentare un esposto alla Corte dei Conti.

Il giorno dopo arriva anche la difesa di Endemol, che produce il programma condotto da Fabio Fazio e che Rai3 aveva specificato essere prima responsabile della scelta, condivisa dalla rete solo da un punto di vista editoriale.
“A Che tempo che fa – precisa l’ad Paolo Bassetti – i politici ovviamente non sono mai stati pagati per la loro partecipazione”, ma Varoufakis “rientra nel caso di personalità che fanno conferenze internazionali come attività professionale” e ha ricevuto “un compenso in linea con il mercato”.

Poi il manager stigmatizza “le solite critiche mosse alle produzioni indipendenti”, che invece “contribuiscono a creare valore economico e ad amplificare il mercato del lavoro” e andrebbero a suo dire difese dalla tv pubblica, dove esistono “grandi professionalità”, ma “oppresse da un sistema burocratico che paralizza ogni attività”.

Varoufakis a Che tempo che fa ha creato discussioni e polemiche su vari livelli, ma il conduttore della trasmissione però non parla. Ciò nonostante su Twitter è apparso un messaggio che dà ragione a un utente che ricordava la capacità della trasmissione di garantire guadagni alla Rai grazie a introiti pubblicitari superiori alle spese.

La polemica ha provocato fibrillazione a Viale Mazzini, anche perché piovuta proprio mentre con la legge di stabilità si decidono le future risorse della tv pubblica e parte degli incassi del canone appaiono destinati a finanziare il calo delle tasse.

Del caso Varoufakis, ma anche della riforma del canone e dell’inchiesta della Guardia di Finanza su fondi neri e appalti che coinvolge alcuni dirigenti Rai, si parlerà nel cda in programma il 5 novembre.
Allora più di un consigliere chiederà al dg Antonio Campo Dall’orto di fornire un’informativa
dettagliata.

Pretende spiegazioni dai vertici Rai anche Forza Italia. Maurizio Gasparri ha presentato un’interrogazione in Commissione di Vigilanza “per sapere esattamente come funzionino i rapporti tra il servizio pubblico e le società produttrici di programmi”.

Per Renato Brunetta, inoltre, quella della tv pubblica è “una toppa peggiore del buco”, anche perché “se la direttiva fosse stata in vigore il giorno in cui l’ex ministro greco è stato ospitato a Che tempo che fa, Varoufakis avrebbe comunque potuto percepire il compenso” perché allora non poteva definirsi un politico, in quanto non eletto o membro di un esecutivo.

Si muovono anche sindacati e consumatori. L’Usigrai chiede di fermare lo “strapotere delle società di produzione e degli agenti, che sta determinando una privatizzazione strisciante del servizio pubblico”.

Si rivolge alla Corte dei Conti, invece, il Codacons, sottolineando “l’odiosa prassi della rete di Stato di affidare a società esterne format che potrebbe realizzare in casa propria”.

Mario Nascimbeni

Riproduzione Riservata.

 

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