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L’impennata dei prezzi del petrolio, causata dalle tensioni in Medio Oriente, costringe United Airlines a ridimensionare la propria operatività. La compagnia aerea americana ha annunciato una significativa riduzione dei voli sulle rotte meno redditizie, mentre i costi del carburante continuano a salire vertiginosamente.
Nelle ultime tre settimane, le quotazioni del greggio hanno raggiunto i 100 dollari al barile, ma secondo le previsioni dell’amministratore delegato Scott Kirby la situazione è destinata a peggiorare. “Il prezzo del petrolio toccherà i 175 dollari al barile e non tornerà sotto quota 100 prima della fine del 2027”, ha dichiarato il CEO in una nota inviata ai dipendenti del vettore.
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L’impatto sui conti della compagnia rischia di essere devastante. Se i prezzi dovessero mantenersi agli attuali livelli, United Airlines vedrebbe lievitare la propria spesa per il carburante di ben 11 miliardi di dollari nel corso del 2024. Una cifra che ha spinto il management a intervenire tempestivamente sulla rete dei collegamenti.
Nonostante il difficile scenario, Kirby ha voluto rassicurare i dipendenti su alcuni punti chiave. La domanda di viaggi aerei resta solida e la compagnia non prevede al momento né tagli al personale né riduzioni degli investimenti programmati. Anche i costi operativi diversi dal carburante non subiranno variazioni.
La decisione di United Airlines rappresenta il primo segnale concreto di come le tensioni geopolitiche in Medio Oriente stiano impattando il settore del trasporto aereo globale. La guerra tra Israele e Hamas, unita agli attacchi degli Houthi nel Mar Rosso e al crescente coinvolgimento dell’Iran, ha innescato una spirale rialzista sui mercati petroliferi che rischia di mettere in seria difficoltà le compagnie aeree di tutto il mondo.
Per ora la strategia di United si concentra sulla razionalizzazione selettiva del network, eliminando le rotte che non garantiscono più margini sufficienti con gli attuali costi del carburante. Una scelta che permetterà di salvaguardare la solidità finanziaria del vettore in attesa di un eventuale raffreddamento delle tensioni internazionali e di una conseguente normalizzazione dei prezzi del petrolio.
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grazie della segnalazione, abbiamo rimosso il ‘Fake’. la redazione
Invece i mille pidocchi che strozzano i turisti per fare nero, comprare borse firmate alla moglie e fare tre mesi di vacanze in posti esotici soffocando Venezia e i veneziani cominceranno a piangere lacrime di coccodrillo magari chiedendo sovvenzioni pubbliche come già successo.. vergogna!!
Davide, quando piove… piove per tutti.
Quando arriva la siccità, invece, beve solo chi ha avuto la lungimiranza di scavare un pozzo.
E ognuno, con i propri soldi, fa ciò che vuole: c’è chi li spende e chi li investe, chi si lamenta della siccità e chi nel frattempo ha costruito il pozzo.
Non è bello definire “pidocchi” le persone: a Venezia i pozzi non sono privilegi, ma lavoro e responsabilità.
Il resto è meteorologia da commento veloce.
Ah, beh, saranno al settimo cielo le Cassandre della sinistra.
Finalmente una città sgombra, pulita, silenziosa, ordinata…
Una Venezia dove si può camminare senza essere disturbati da quella fastidiosa presenza chiamata persone.
Che liberazione, vero?
Dopotutto, cosa vuoi che sia se le compagnie aeree iniziano a tagliare voli, se il turismo rallenta, se l’economia locale si assottiglia come un’ombra al tramonto.
L’importante è poter passeggiare in pace, senza orde di visitatori che “intralciano”.
Poi, certo, quando le attività inizieranno a chiudere una dopo l’altra, quando i negozianti tireranno giù la serranda, quando i bar resteranno vuoti e gli alberghi faranno eco…
Ecco, forse allora qualcuno si chiederà se davvero era una grande idea festeggiare la città vuota.
Ma tranquilli: almeno si potrà camminare larghi, larghissimi.
In mezzo al deserto.