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Ucraina, venti di guerra: Nato schiera navi e jet

La Nato compie un passo in avanti e rafforza il contingente in Europa dell’est, con una sfilza di Paesi alleati che annunciano l’invio di uomini e mezzi, compresi navi e caccia. È la prima reazione concreta del Patto atlantico al deteriorarsi della crisi ucraina, al di là del sostegno a Kiev. Gli Usa stanno poi […]

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La Nato compie un passo in avanti e rafforza il contingente in Europa dell’est, con una sfilza di Paesi alleati che annunciano l’invio di uomini e mezzi, compresi navi e caccia. È la prima reazione concreta del Patto atlantico al deteriorarsi della crisi ucraina, al di là del sostegno a Kiev.

Gli Usa stanno poi valutando il dislocamento di truppe nel Baltico (si parla di 5.000 soldati, aumentabili se necessario) e il Pentagono ha messo 8.500 militari in stato di allerta, mentre il presidente Joe Biden ha chiamato i leader europei – tra cui Mario Draghi – per un giro di consultazioni.

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Spirano pericolosi venti di guerra in Europa orientale, e il botta e risposta sempre più aspro tra Washington e Mosca rischia di far precipitare le cose. Così, se per l’America “è chiaro che i russi non hanno alcuna intenzione ora di ridurre le tensioni”, con migliaia di truppe schierate al confine ucraino, dall’altra il Cremlino si scaglia contro l’Alleanza, colpevole a suo dire di acuirle, le tensioni, con “annunci isterici”. “La Russia non può ignorare l’attività della Nato”, ha tuonato il portavoce di Vladimir Putin, Dmitry Peskov. “E il rischio che le forze armate ucraine mettano in scena provocazioni nel Donbass ora è più alto”, ha chiosato.

Il tutto mentre a Bruxelles i 27 ministri degli Esteri Ue cercano il “coordinamento” sulla linea da tenere con Mosca, al di là della promessa di “unità” e della fermezza in caso d’invasione; e i russi fanno maliziosamente sapere che Vladimir Putin ha sentito proprio oggi il leader cubano Miguel Diaz-Canel in una telefonata in cui si è discusso “dell’ulteriore coordinamento delle azioni dei due Paesi nell’arena internazionale” nel quadro della loro “partnership strategica”. Ad aleggiare è la minaccia fatta trapelare nei giorni scorsi di possibili “missioni militari” russe all’estero – ad esempio a Cuba e in Venezuela – se gli Stati Uniti avessero aumentato la pressione.

Quel che è certo è che la tensione è altissima. Gli Usa in giornata hanno annunciato l’evacuazione delle famiglie dei diplomatici di stanza in Ucraina, misura in parte copiata a stretto giro da Gran Bretagna e Australia. L’Ue, sul punto, balla invece da sola. “Non drammatizziamo la situazione”, ha commentato l’Alto rappresentante europeo Josep Borrell prima dell’inizio del consiglio Affari esteri a Bruxelles, aggiungendo che “l’Ue non ritirerà il suo personale diplomatico dall’Ucraina”.

Il segretario di Stato Blinken si è collegato in video conferenza al Consiglio, seguendo la linea di Washington del “nulla sull’Europa senza gli europei”, che in queste settimane ha segnato un intenso lavorio diplomatico tra le due sponde dell’Atlantico, sia tra partner Nato che tra Stati membri dell’Ue. Il mantra è quello “dell’unità” contro la manifesta strategia di Mosca di “spaccare” il fronte occidentale.

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I segnali sottotraccia ad ogni modo si moltiplicano. Il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, ad esempio, ha incontrato a Bruxelles il ministro degli Esteri del Regno Unito, Elizabeth Truss. Londra, d’altra parte, sta assumendo un ruolo sempre più indipendente e oltranzista nei confronti della Russia, per il giubilo dei Paesi europei dell’est – il premier britannico Boris Johnson è tornato ad ammonire Vladimir Putin che l’invasione dell’Ucraina sarebbe “un passo disastroso”, praticamente “un’altra Cecenia”.

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha invece annunciato un giro aggiuntivo di aiuti finanziari all’Ucraina da “1,2 miliardi di euro”. Il leader ucraino Volodymyr Zelensky ha ringraziato ma allo stesso tempo ha esortato l’Ue a mantenere “l’unità” (di nuovo questa parola) di tutti i 27 nella difesa della “sovranità e dell’integrità territoriale” del suo Paese. Il tasto è dolente, perché qualche fessura alla sbandierata granitica posizione europea già si vede. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz, non a caso, si sentirà domani con Emmanuel Macron, con quest’ultimo che ha annunciato che nei prossimi giorni proporrà allo zar un “percorso di de-escalation” sulla crisi ucraina. Si vedrà con quanto successo. Certo, ha comunque rassicurato Borrell, “se la diplomazia fallisce, siamo ad un punto avanzato nella messa a punto della nostra riposta, che sarà rapida e coordinata, non solo a livello Ue ma dal punto di vista internazionale”. Sono le famigerate sanzioni senza precedenti contro Mosca sulle quali lo stesso Borrell, per il momento, ha invocato “discrezione” per preservarne “l’efficacia”.

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