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lunedì 27 Settembre 2021

Il turismo a Venezia quando riparte? I dubbi sulla “normalità” di questa estate

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Venezia: quando riparte il turismo? I dati che mettono in dubbio la “normalità” per l’estate. “Ci rialzeremo tutti: quando ripartiranno, e ripartiranno presto, i voli intercontinentali e internazionali noi siamo pronti”, dice il sindaco Luigi Brugnaro commentando i 1600 anni di Venezia, una città che sta vivendo la peggior crisi della sua storia ma che sembra voler continuare ad affidarsi esclusivamente al turismo.
Come si è visto l’estate scorsa, per tenere in piedi l’intera struttura alberghiera, extralberghiera, commerciale, non basterà il solo pubblico UE, che attualmente può già viaggiare con un tampone molecolare negativo: il 51% dei visitatori del 2018 proveniva da paesi extra-europei.
Dal canto suo, il ministro per il Turismo Garavaglia si è mostrato ottimista. “È già cominciata qualche prenotazione dall’estero, anche dagli USA, di chi è vaccinato e vuole venire in Italia – ha dichiarato a Tg2 Post – il passaporto vaccinale è fondamentale: l’obiettivo è che su questo si vada tutti insieme in Europa e si decida insieme, così che nessuno abbia vantaggi competitivi”.
Ma sarà davvero così? Il vaccino garantirà un rapido “ritorno del turismo internazionale”?

Ad accendere qualche dubbio è il ritmo della campagna vaccinale italiana: ad aver ricevuto entrambe le dosi è oggi il 4,61% della popolazione, un dato ben lontano dal 60-70% auspicato.
Nonostante le attuali misure scadano il 6 aprile, inoltre, la cabina di regia sembra escludere per un altro mese non solo lo spostamento tra regioni ma addirittura il ritorno delle zone “gialle” e il conseguente turismo di prossimità.
Non va meglio in Germania, dove si prevedeva una “graduale riapertura” dal 22 marzo immaginando un’incidenza settimanale di 35 nuovi casi ogni 100 mila abitanti. Inaspettatamente, però, il dato è salito a quota 119,1: sebbene Angela Merkel abbia ritirato il “lockdown duro” previsto per Pasqua, le attuali restrizioni saranno in vigore fino al 18 aprile. Alla luce delle nuove infezioni il ministro della Salute Jens Spahn ha annunciato che “l’azione delle varianti rende la situazione particolarmente pericolosa” e che “a questo ritmo di crescita la Germania potrebbe vedere il sistema sanitario, per metà aprile, al limite delle sue possibilità”.
Il capo del Robert Koch Institut ha chiesto inoltre la “quarantena obbligatoria” per chiunque arrivi dalla Francia dove nelle ultime 24 ore si sono verificati 45.641 casi. Tutto ciò mentre la Gran Bretagna ha già blindato le sue frontiere fino al 30 giugno. Nonostante l’elevata percentuale di cittadini vaccinati Londra teme il propagarsi delle varianti: chiunque lasci i confini nazionali senza una valida motivazione sarà multato con una sanzione di 5.000 sterline.

Il maggior timore oggi è per la mutazione sudafricana, che ha fatto registrare nel Regno Unito più di 300 infezioni e verso cui il siero di AstraZeneca si è dimostrato debole. Secondo il ministero della Sanità di Pretoria, la sua efficacia sarebbe limitata al 22% (dopo due dosi) arrivando a sospenderne la somministrazione nel paese. Migliori i risultati di Pfizer e Moderna, che per il responsabile della strategia vaccinale dell’Ema Marco Cavaleri garantirebbero un “livello di cross-neutralizzazione ridotto ma non a un livello tale da neutralizzare la risposta immunitaria” nonostante non esistano “trial clinici per la protezione contro la variante sudafricana e brasiliana”. Su Johnson&Johnson, invece, “ci sono buone prove e piuttosto rassicuranti che possa proteggere dalla Covid-19 provocata dalle nuove varianti”. Nonostante ciò, il premier Boris Johnson ha annunciato che “in autunno potrebbe essere previsto un richiamo per coprire le mutazioni”.

A questo punto come non avere dubbi sulla reale utilità di un “passaporto vaccinale” caldeggiato da paesi come la Grecia, Spagna e Cipro che sul “ritorno del turismo” nutrono le maggiori speranze. La commissione UE ha parlato di progetto che “dovrebbe essere portato avanti con urgenza” sebbene “la situazione epidemiologica del Covid resti grave anche alla luce delle sfide poste dalle varianti. Le restrizioni, anche per quanto riguarda i viaggi non essenziali, devono quindi essere mantenute per il momento”. Nessun vaccino, infatti, garantisce l’immunità alle mutazioni, con l’ulteriore rischio di contagiare chi non ha ancora ricevuto le dosi.
Un altro problema riguarda l’efficacia dei sieri, stimata intorno ai 6 mesi: si arriverebbe a “passaporti a tempo”? Wired solleva un interrogativo anche sulle categorie prioritarie chiedendosi se “anziani, malati cronici, medici, militari e poliziotti” basterebbero per “risollevare le sorti del comparto turistico” continentale.
E se l’Europa non vede spiragli, negli USA i numeri tornano a salire. La direttrice dei Centers for Disease Control Rochelle Walensky afferma: “Il Paese vede una crescente proporzione di casi di Covid-19 attribuiti alle varianti” mentre “gli Stati allentano le restrizioni: una seria minaccia che può annullare i progressi compiuti finora”.

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Oltre alla presenza di quella inglese, il territorio americano ha registrato casi di mutazione sudafricana, “californiana” e “newyorchese”: a destare preoccupazione è soprattutto quest’ultima, che eluderebbe le protezioni fornite da vaccini e anticorpi.
New York ha di nuovo superato le 8.000 infezioni al giorno, un dato che non si vedeva da metà febbraio, ma il caso più emblematico è quello del Michigan, uno Stato che vanta la percentuali di vaccinati tra le più alte del Paese ma che registra un aumento dei contagi al ritmo di +50% alla settimana. E per far fronte alle folle che si sono riversate in Florida senza mascherine e distanziamento, il governatore ha ripristinato il coprifuoco alle 20 che verrà esteso fino ad aprile.
Problemi non da poco per il presidente Joe Biden, che immaginava di allentare le restrizioni sui viaggi intercontinentali “entro metà maggio”, quando cioè avrebbe garantito ai cittadini un’”immunità di gregge” messa in discussione dalle varianti. “Il Covid-19 continua a causare significativi rischi alla salute pubblica e alla sicurezza della Nazione – ha dichiarato – per questa ragione, l’emergenza nazionale dichiarata il 13 marzo 2020 continuerà ad essere in vigore”.

Nel frattempo le frontiere europee rimangono blindate. Gli unici paesi extra-UE dai quali è permesso il turismo (con quarantena fiduciaria di 14 giorni) sono: Australia, Nuova Zelanda, Corea del Sud, Ruanda, Singapore e Tailandia.
Secondo Business Insider, “la corsa verso il ritorno alla normalità potrebbe clamorosamente concludersi con una nuova Thomas Cook all’orizzonte settembrino” equiparando i titoli delle compagnie aeree a quelli del tour operator inglese fallito nel 2019. “Se la ripresa appariva garantita – scrive il sito – quei titoli non potevano che continuare a salire, invece tutti a trarre profitto al primo refolo di rialzo sostenuto” quando, a febbraio, “cominciava a montare l’euforia vacanziera da vaccino”.
Ma a Venezia si sostiene che “i voli intercontinentali e internazionali ripartiranno presto”, anzi, siamo così ottimisti da incrementare i posti letto mentre il settore ricettivo è in ginocchio da più di un anno: spalmando i turisti su un numero maggiore di strutture, si auspicano dunque arrivi superiori a quelli pre-pandemia.

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