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Il presidente degli Stati Uniti ha proibito l’ingresso alla Casa Bianca a giornalisti di Cnn, Ms Now e Politico, sostenendo che le testate avevano pubblicato “storie deliberatamente negative” che avrebbero messo a rischio la sicurezza nazionale. La decisione ha innescato uno scontro fra l’amministrazione e i media e ha sollevato questioni costituzionali sul diritto di informazione.
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Un giudice ha disposto d’urgenza che ai tre media sia garantito l’accesso agli spazi della Casa Bianca, ritenendo che la procedura seguita dal presidente apparisse impropria. Resta ora da decidere se la condotta del presidente costituisca una violazione della Costituzione.
L’editoriale segnala come la misura non sia vista come una normale tensione fra governo e stampa, ma come un atto che limita la presenza dei reporter nei luoghi in cui la politica si svolge e riduce lo spazio per domande e controlli pubblici. L’articolo richiama inoltre il principio della libertà di parola tutelato dal Primo Emendamento della Costituzione americana, paragonandolo alle garanzie dell’articolo 21 della Costituzione italiana e dell’articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.
Il New York Times ha denunciato quel comportamento come “il tentativo di ostacolare la libera circolazione delle informazioni nella società col totale disprezzo per la legge” e ha sostenuto che il presidente ha limitato la libertà di stampa in modi senza precedenti nell’era moderna.
Nella stessa fase, il presidente ha annunciato l’avvio di una propria emittente digitale, definita come una “Trump TV” in diretta su YouTube 24 ore su 24, destinata a diffondere direttamente i messaggi dell’amministrazione.
La controversia mette in luce il conflitto fra il controllo governativo dell’accesso alle informazioni e il ruolo dei media nel verificare e riferire le azioni dei poteri pubblici, con il sistema giudiziario chiamato ora a valutare la legittimità delle misure adottate.
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