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La situazione degli organici dei magistrati e del personale di Cancelleria del Tribunale distrettuale di Venezia ha raggiunto di recente un livello tale di carenza che rende indifferibile un intervento, sia da parte di chi rappresenta l’Ufficio giudiziario che da parte dell’Avvocatura, in tutte le sue articolazioni, per denunciare all’opinione pubblica ed agli utenti l’assoluta insostenibilità della situazione e per esigere da tutti i responsabili, politici ed amministrativi, l’adozione urgente di soluzioni, anche straordinarie, che possano porre rimedio ad un simile stato di fatto che rappresenta un vulnus principalmente ai diritti dei cittadini e un freno gravissimo alla crescita economica dell’intera Regione.
La pubblicazione dei posti vacanti, disposta dalla Terza Commissione del C.S.M., ha purtroppo registrato un bilancio totalmente negativo, posto che a fronte di una o forse due coperture dei cinque posti pubblicati, sono cinque i trasferimenti certi ad altra sede.
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Scopri come fare
In data 7 gennaio 2022 altri cinque giudici del Tribunale di Venezia, già assegnati alla Sezione GIP/GUP e alla Sezione Distrettuale per il Riesame, hanno lasciato il Tribunale di Venezia per assumere funzioni di Consigliere presso la Corte di Appello di Venezia. Nel contempo, la prima sezione penale registrava due nuove scoperture: in data 8 novembre 2021 un giudice ha preso possesso presso il Tribunale per i Minorenni di Venezia ed in data primo gennaio 2022 altro giudice è stato collocato in quiescenza anticipata.
A queste sette recenti scoperture si aggiungono due vacanze nelle Sezioni dibattimentali, due vacanze nella Sezione GIP/GUP, e una vacanza nel settore civile (per complessive n. 12 vacanze) in una pianta organica già di per sé inadeguata a garantire una efficiente tutela dei diritti individuali e una pronta risposta giurisdizionale alle esigenze di una delle economie più avanzate dell’intera penisola.
Le vacanze, per effetto dei prossimi trasferimenti da deliberare, saliranno addirittura a 17 per poi attestarsi, alla fine,su 15 o 16 unità per effetto di una o due possibili nuove entrate.
Il Tribunale si trova sguarnito del 30% dei propri Giudici, se non addirittura in misura superiore nel caso in cui fosse accolta la richiesta di revoca straordinaria. Un siffatto drammatico quadro risulta amplificato dalla presenza -purtroppo- di taluni magistrati in condizioni di salute tali da non consentire l’esercizio a pieno delle funzioni giurisdizionali e dal fatto che, allo stato, tre magistrate sono in astensione per maternità, e hanno preannunciato anche un periodo di astensione facoltativa, mentre altra giudice ha già comunicato il suo stato di maternità, con riserva di verifica di interdizione obbligatoria.
Il quadro delle scoperture, considerate queste particolari situazioni soggettive, si attesta a un totale variabile tra 20 e 21 magistrati che saranno, di ruolo o di fatto, assenti prossimamente.
Numeri che equivalgono, addirittura, a una scopertura complessiva di quasi il 40% dei Giudici.
Addirittura più drammatica è la scopertura del personale amministrativo che da tempo supera il 40%, con punte di oltre il 70% per il fondamentale ruolo dei funzionari giudiziari: scoperture destinate a essere ancora più gravi in ragione di prossimi, imminenti pensionamenti.
Appare inutile, a fronte della spietata evidenza dei numeri, sprecare aggettivi per descrivere la situazione in cui versa il Tribunale di Venezia: basti ricordare che trattasi del Tribunale distrettuale più importante del Nord Est, con una Sezione specializzata in materia di impresa che si colloca quale terza in Italia, una Sezione specializzata in materia di immigrazione e protezione internazionale che registra un numero di pendenze inferiore solo a Roma, Milano, Napoli e Bologna, una competenza in materia di criminalità organizzata, di reati in materia di terrorismo, di reati informatici, di reati in materia di pedopornografia: a fronte della attività di 26 magistrati del pubblico ministero la sezione GIP/GUP è ridotta a soli tre giudici!
A questa situazione, che rasenta l’ingestibilità se non addirittura la paralisi dell’intero Tribunale, si è cercato di ovviare con risorse interne, scoprendo necessariamente settori assai delicati come quello del Riesame e quello della Protezione internazionale, e anche il Presidente della Corte di Appello di Venezia, nella piena consapevolezza delle gravissime difficoltà di funzionamento dell’Ufficio Giudiziario, ha disposto provvedimenti di applicazione e coassegnazione infradistrettuale, attingendo alle risorse di altri Tribunali circondariali e della stessa Corte di Appello, pur nella piena conoscenza dei disagi necessariamente provocati.
In realtà, con il massimo apprezzamento per le scelte effettuate dal Presidente della Corte, il Tribunale di Venezia necessita di un assetto stabile e non può continuare a sopravvivere grazie ad applicazioni e supplenze, di per sé sempre precarie e (inevitabilmente) sempre meno gradite.
Lo richiede la Regione del Veneto, la sua cittadinanza, il suo ordine pubblico e il suo laborioso tessuto economico; lo richiedono i moltissimi presunti innocenti e le innumerevoli vittime di reato cui occorre garantire un processo in tempi ragionevoli; lo richiedono i magistrati assegnati all’Ufficio, sottoposti a ritmi lavorativi stressanti e spesso insostenibili; lo richiede il personale di cancelleria, in numero assolutamente inadeguato ai compiti cui è chiamato a far fronte, esposto a proteste, a responsabilità per i ritardi, alle inevitabili frustrazioni di chi non riesce a dare come vorrebbe un pronto riscontro al crescente numero di richieste e compiti che gravano su ciascuno; lo richiede l’Ufficio del Pubblico Ministero costretto ad assistere alla vanificazione di centinaia di indagini per l’impossibilità di un loro vaglio dibattimentale; lo richiede l’Avvocatura, che si trova a non essere più in grado di assicurare ai diritti dei propri assistiti una adeguata e tempestiva tutela, ma che rifiuta di assistere inerme alla progressiva abdicazione da parte dello Stato della funzione giudiziaria in un Ufficio così importante.
Ma sbaglierebbe gravemente chi credesse che il problema riguardi solo i Giudici, i Cancellieri, i Pubblici Ministeri e gli Avvocati.
Si è al cospetto di una ferita ai diritti dei cittadini e a tutta l’economia del Nord Est.
Una ferita che incide sul diritto dei moltissimi presunti innocenti sottoposti a indagine di potersi difendere dalle accuse dinanzi a un giudice terzo; una lesione del diritto delle vittime di ottenere una risposta alla propria istanza di giustizia; una ferita inferta all’ordine pubblico dovuta alla impossibilità di neutralizzare fenomeni criminali gravissimi che minano la sicurezza del territorio nonché al senso di generale impunità che deriva dalla inevitabile rinuncia alla persecuzione della microcriminalità; una ferita alle persone attinte da misure cautelari cui viene negato il diritto di vedere valutate, in tempi ragionevolmente brevi, le istanze de libertate; è una ferita che grava su tutta l’economia del Nord Est, cui il Tribunale di Venezia è chiamato ad assicurare certezza del diritto in sede contenziosa e che, invece, fatica a condurre a conclusione -in termini “industrialmente” ragionevoli- contenziosi rilevantissimi in materia di società, di brevetti industriali, di responsabilità bancaria; è una ferita che si estende a migliaia di richiedenti asilo, in attesa, spesso da anni, di conoscere la fondatezza delle loro istanze di protezione internazionale, e che alimentano, nel frattempo, l’enorme esercito dei clandestini, degli sfruttati senza diritti e, a volte, della criminalità; è una ferita per chi ha urgenza di un provvedimento immediato in materia di famiglia, per chi ha la necessità dell’affermazione di un diritto indifferibile, per chi confida nella giustizia per una situazione che appare insostenibile.
È un vulnus per l’intera comunità di questa Regione a fronte del quale non è più differibile una immediata presa di responsabilità da parte della politica e dei massimi rappresentanti, a ogni livello, delle istituzioni locali e nazionali cui si chiede di adottare, con il coraggio, energia e tempestività ogni possibile intervento per superare l’attuale, gravissimo stato dell’Ufficio.
E tali interventi – perché non sia solo una denuncia ma anche una proposta concreta –appaiono certamente realizzabili sol che ci sia una inequivoca volontà in tal senso e sinergia d’intenti: da concorsi riservati solo alla sede di Venezia, onde evitare, come è già accaduto, la dispersione delle risorse ad altre sedi della terraferma; all’approntamento di mezzi necessari per il minimo funzionamento dell’Ufficio giudiziario; a una normativa speciale per Venezia, che riconosca -al pari di quanto è già in essere per il personale della Polizia Penitenziaria (che fa capo al medesimo Ministero della Giustizia)- al personale degli Uffici Giudiziari un’indennità per sede disagiata; alla previsione di una serie di altri incentivi economici in favore di chi verrà assegnato a questo Tribunale.
Venezia è una città speciale, un posto unico al mondo, che tutto il mondo ci invidia: una capitale della cultura e un luogo in cui la Giustizia vanta una storia millenaria.
Occorre che questa specialità sia declinata attraverso interventi amministrativi immediati in termini coerenti con la importanza di questo Territorio e di questo Ufficio che consentano di recuperare attrattività anche per chi ci lavora e non solo per i turisti.
È questo il contributo che chiediamo, questa la scommessa cui devono impegnarsi i politici e tutte le istituzioni, nella consapevolezza, già affermata, che la Giustizia non è cosa d’altri, ma è una funzione fondamentale dello Stato e patrimonio di tutti e che dal suo efficiente funzionamento derivano effetti positivi per l’intera comunità, dalla sua assenza danni incalcolabili e troppo spesso irreparabili.
presidente del tribunale di Venezia Salvatore Laganà,
presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Venezia Federica Santinon,
presidente della Camera penale veneziana Renzo Fogliata,
presidente dell’unione delle Camere penali del Veneto Federico Vianelli.
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