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mercoledì 20 Ottobre 2021

Torre di Viale San Marco: le osservazioni dei Comitati per la riduzione del danno

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Minacciosa, la Torre Setten, che impropriamente qualcuno ha denominato ‘bosco verticale’, turba gli umori degli abitanti di Viale San Marco, sconfitti dal voto notturno del Consiglio comunale, che a luglio ha dato il via libera al progetto della torre alta 70 metri a uso residenziale, un condominio di lusso di 14 piani con annessa area commerciale (un edificio basso per supermercato e negozi), sopra l’ex campo da calcio della Real San Marco.
Sconfitto anche il Comitato di cittadini sorto per contrastare la scelta politica di fondo del Comune che ha ignorato le obiezioni argomentate di chi in Viale ci vive, degli ambientalisti e degli urbanisti.
In queste giornate saranno valutate le osservazioni dei Comitati e delle Associazioni contrari alla realizzazione della torre, per contrastarne l’iter del progetto in nuce e apporre qualche modifica per ridurre il danno della costruzione di un bisonte di cemento pizzicato da piante verdi per illusorie consolazioni.
Chissà se il Comune e la proprietà accoglieranno o ignoreranno le osservazioni dei Comitati, se valuteranno che nascerà un edificio del tutto fuori scala rispetto alla zona, storicamente un insediamento di case basse e condomini, pensato per riprodurre “corti” e ambienti veneziani, luoghi d’origine di gran parte dei residenti.

Ora l’attesa dei tempi necessari alla Regione per esaminare il progetto, dovrà tener conto del parere della V.A.S. (Valutazione ambientale strategia) ​ che ha il compito di analizzare “le conseguenze sul piano ambientale delle azioni proposte-politiche, piani o iniziative nell’ambito di programmi – ai fini di garantire che tali conseguenze siano incluse a tutti gli effetti e affrontate in modo adeguato fin dalle prime fasi del processo decisionale, sullo stesso piano delle considerazioni di ordine economico e sociale”.
La V.A.S. nasce dall’esigenza, sempre più radicata sia a livello comunitario sia nei singoli Stati membri, che nella promozione di politiche, piani e programmi, insieme agli aspetti sociali ed economici, siano considerati anche gli impatti ambientali”.
La logica della cementificazione, dell’aumento del traffico preoccupa i cittadini che proprio non capiscono perché l’area disinquinata e bonificata dell’ex campo da calcio, sia diventata subito terreno per costruire, affidato a un privato, anziché uno spazio verde pubblico da restituire ai bambini e ai residenti.
Non comprendono in cosa consista la sbandierata riqualificazione.

Riqualificazione. Spiega Piero Brunello, docente di Storia Sociale a Ca’ Foscari: “Il campo su cui un costruttore ha messo gli occhi per costruire una torre di oltre 70 metri, con l’appoggio della Giunta comunale di Venezia, non è uno spazio vuoto e quindi da edificare, bensì un’area pensata per il quartiere fin dal progetto costitutivo del Villaggio San Marco nei primi anni Cinquanta del Novecento.”
Senza contare che Mestre registra un livello di cementificazione molto alto, basti pensare al grattacielo Hybrid, inaugurato nel 2016, con i suoi incombenti 84 metri.

La costruzione della torre, inoltre, deve tener conto dei piani urbanistici in atto, che raccomandano di prendere in considerazione anche l’ambiente sociale, che non si debba ignorare la costruzione storica dei legami umani che nascono nel territorio, come quelli, ad esempio degli abitanti delle Corti in Viale San Marco, che hanno scelto quella dimensione più di altre somigliante alle strutture delle case veneziane che hanno lasciato.

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Le osservazioni e poi le controdeduzioni arriveranno in consiglio comunale e già qualcuno richiama a un eventuale ricorso al Tar, qualora l’Amministrazione comunale procedesse come un treno e non recepisse che non si può stravolgere la storia di un quartiere, ignorando i bisogni che esso esprime.
E che sono numerosi: i marciapiedi dissestati, buche che creano incidenti che si ripetono tutti i giorni, l’inquinamento del terreno dei giardini condominiali e delle aiuole, i negozi vuoti, i pochi esercenti rimasti che faticano a tirare avanti, la sottrazione di verde pubblico a favore del cemento che toglie luce alle case e al vicino asilo.

Con disappunto i residenti ricordano al Comune che le Corti sono state ideate nel dopoguerra per rispondere al sovraffollamento del centro storico di Venezia, e che l’intenzione di realizzare questo villaggio è nata dall’idea di ricreare il paesaggio urbano veneziano in terraferma, con case aperte sulle corti che da sempre hanno facilitato la socializzazione, per consentire alle persone che dovevano abbandonare Venezia, di poter ritrovare a Mestre condizioni simili di vita. Una storia che non dovrebbe essere ignorata.

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Andreina Corso
Cittadina 'storica' di Venezia, si occupa della città e della sua cronaca. Cura gli approfondimenti, è giornalista, insegnante, autrice letteraria, poetessa.

Data prima pubblicazione della notizia:

2 persone hanno commentato. La discussione è aperta...

  1. questa non è la politica del fare, è la politica del distruggere. Aveva le mani sulla città ancora prima di essere eletto, Presidente di Confindustria, componente del Comitato dell’Autorità Portuale, Umana, ecc. ecc., possibile che nessuno sapesse? Possibile che nessuno dei suoi avversari, in campagna elettorale abbia fatto presente che non era l’uomo nuovo della politica, ma uno che in politica ed in affari è nato?
    Beh, questa è la persona che il sistema ha voluto e rivoluto e perciò non ha combattuto, lo specchio di quella che è diventata l’Italia ora, l’Italia dei ricchi, l’Italia che sdegna il popolo ed il bene sociale.
    Tutto il bene pubblico è passato ormai in mano privata, con l’appoggio dello stesso popolo italiano che è convinto che il PRIVATO sia il meglio e che faccia andare tutto per il verso giusto.
    Pongo un esempio: ACTV trasporto locale pubblico, se pago il biglietto all’ACTV i miei soldi sono tassati e reinvestiti nel pubblico e con il reinvestimento si può volendo ed amministrando bene, aumentare il bene sociale, SE PAGO IL BIGLIETTO AD UNA SOCIETA’ PRIVATA REGALO il BENE AL SINGOLO PRIVATO e lo arricchisco. Io non ho studiato economia ma, mi pare ovvio che più aumento il privato più tolgo al bene sociale. Non c’è via di ritorno, purtroppo.
    Ho vissuto una bella gioventù e non me ne sono accorta. Ho avuto un lavoro a contratto a tempo indeterminato, i diritti rispettati. Come ammalata avevo un letto d’ospedale, non serviva aspettare più di un anno per un’operazione chirurgica o un esame diagnostico, ho avuto la scuola pubblica che funzionava, una sola maestra che mi ha insegnato tanto, ho avuto la tranquillità e la sicurezza di poter camminare bambina, da sola, per le calli della mia città, un tessuto sociale sano, un condividere la serena quotidianità che il mio tempo mi ha regalato, cosa che l’interesse privato che ha messo le mani sulla mia città e sulla mia nazione mi ha tolto.
    Siamo tutti disarmati, inermi, viviamo disorientati ed impauriti una realtà che abbiamo FORSE inconsapevolmente voluto ed incoraggiato.
    Forse non sarebbe cambiato nulla, le strategie appartengono alle menti sottili non alle menti della massa. Ci cadevamo dentro comunque. Requiem

  2. Non si capisce come questi progetti vadano avanti quando in Italia e specialmente al Nord ci sono dei Comuni che cercano non di cementificare ulteriormente il territorio. Capisco che la proprietà del terreno cerchi in tutti i modi di far fruttare quel terreno e tenti nel tempo di far accettare dalle varie “ Giunte”il progetto/progetti fino a che non si trovi la Giunta (giusta) favorevole che li approva. Questo progetto si innesta nei seguentI dettI; NON si può sempre dire NO, SIAMO quelli del FARE e così quelli che sono al potere sentendosi toccati nel vivo si sentano dei decisionisti del FARE. Nel ricordare le Giunte precedenti inneggianti al verde vedi la rivalutazione del Parco di San Giuliano e i vari spazi verdi all’interno della città di Mestre non si capisce questa svolta che massacra il verde per il cemento.
    Cordiali Saluti.
    Franco G.

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