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mercoledì 28 Luglio 2021

Tornelli a Venezia per gli arrivi: a volte ritornano

HomeVenezia e i turistiTornelli a Venezia per gli arrivi: a volte ritornano

Con il turismo che ha ripreso e le folle a Venezia si ripropone il problema del controllo dei flussi.
Ritornano i tornelli che non saranno come quelli installati nel 2018 ai piedi dei ponti di Calatrava e degli Scalzi in previsione di una forte presenza turistica per il ponte del Primo Maggio.
Saranno il frutto di un’elaborazione prevista da Avm, per conto dell’amministrazione comunale che ha pubblicato un avviso per manifestazione di interesse alla ricerca di operatori economici interessati all’installazione sperimentale di varchi d’accesso per un periodo di 90 giorni.

I tempi stringono e il bando pubblicato sia in Italia, sia all’estero scadrà a fine mese e chi ha presentato i progetti dovrà attendere la valutazione d’impatto ambientale, della qualità dei materiali e della conseguente compatibilità con le varianti atmosferiche.
Passerà al vaglio della sicurezza meccanica la resistenza delle strutture e la corretta funzionalità delle tecnologie. 
Una volta abilitati e promossi da Avm si partirà con 8 tornelli con sportelli mobili in plastica e con una struttura agile e scomponibile che possa far transitare anche le persone in carrozzina.
A ogni progettista sarà affidato il compito di realizzare quattro varchi sperimentali.

Chissà se i ‘futuri’ tornelli saranno graditi.
È possibile che nascano strutture che la città gradisce e approva, si vedrà.
Per ora registriamo che quando il Sindaco Luigi Brugnaro decise di sperimentare la presenza dei tornelli in città proprio al fine di garantire un “traffico” sostenibile, molti non apprezzarono.
L’iniziativa, soprattutto alle prime battute, si portò dietro una serie di polemiche cui il primo cittadino lagunare rispose prontamente con la convinzione di dover garantire maggiore sicurezza.

L’installazione dei tornelli avvenne nel 2018 proprio sotto gli occhi dei veneziani e fu accompagnata, come anticipato, da parecchie proteste.
Ci si aspettava di vedere delle normali transenne o poco più, ma ci si ritrovò davanti a tutt’altro: una grossa struttura metallica messa in piedi dagli operai, alta più di un metro e caratterizzata da due varchi, la quale offriva un aspetto alquanto militaresco alla città.

Alle proteste si sono poi aggiunti i commercianti, soprattutto quelli le cui attività erano allocate in prossimità degli stessi tornelli, i quali si lamentavano di possibili perdite economiche causate da un afflusso più lento.
Ci sono state, infine, le proteste dei collettivi sociali che hanno visto i varchi come ultimo requisito adottato per trasformare la città in un parco divertimenti. (nella foto)

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I tornelli, ha spiegato il Sindaco, erano costantemente presidiati dagli agenti di polizia municipale, che avevano il compito di garantire il corretto afflusso dei turisti.
Ogni volta che un determinato numero di presenze veniva raggiunto, avrebbe dovuto arrivare l’ordine in sala operativa di provvedere alla chiusura degli accessi stessi, in attesa di riaprirli dopo un corposo sfollamento.

L’idea era di rendere lo spostamento dei turisti più facile e sicuro, condizionando i movimenti di questi sulla base dell’afflusso. Per fare un esempio, quando le zone dei due parcheggi di piazzale Roma e al Tronchetto sono piene, il ponte di Libertà viene momentaneamente chiuso, così da “costringere” lo spostamento della gente verso il centro.

In realtà i varchi non sono mai stati chiusi e, soprattutto agli inizi, i turisti non hanno visto di buon occhio la loro presenza.
Le persone temevano, una volta entrate in determinate zone di Venezia, di non riuscire più a muoversi in libertà. Ma non solo: subito è nata la necessità di sapere effettivamente quali varchi fossero liberi e quali meno nel corso dei movimenti in città. (Fonte Cerianna.com).

In attesa dei nuovi tornelli che tutti ci auguriamo siano utili alla città, ci si chiede: c’è un altro modo per regolare i flussi? Una ricerca di WordPress ci informa.

Turismo sostenibile sono due parole che a Venezia sembrano antitetiche e che hanno rappresentato sempre istanze contrapposte ma che invece devono dialogare, perché ognuna ha ormai bisogno, per sopravvivere, dell’altra.
Nello stesso tempo bisogna avviare politiche di riqualificazione dell’offerta soprattutto commerciale, diversificare e investire su settori alternativi e innovativi (cultura, ricerca, economia della conoscenza, digitale e verde etc) per trattenere e attrarre abitanti in città.
Ma questo non si fa spegnendo un settore e accendendone un altro ma con un processo di trasformazione ragionato lento e graduale.

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Il turismo deve essere valorizzato, messo a servizio della città intera, e deve essere il volano per altri settori e una risorsa con cui la città vive e prospera, non una minaccia da allontanare.
Per questo regolamentare e arginare i flussi crescenti è oggi la priorità della città storica, ed è quello che si legge nei programmi elettorali da anni ma poi si scambiano gli obiettivi con le azioni con cui metterli in pratica.
E nessuno dice il come fare: La parola programma da Treccani è: “Enunciazione particolareggiata, di ciò che si vuole fare, una linea di condotta da seguire, degli obiettivi a cui si mira e dei mezzi con cui s’intende raggiungerli”.

L’evoluzione digitale della società favorisce la gestione dei flussi, in pochi anni è cambiato il mondo, e anche Venezia deve adeguarsi.
Gli utenti internet nel mondo sono 3 miliardi. Le società dello sviluppo illimitato e la globalizzazione hanno pensato che si potesse crescere all’infinito, e Venezia ne è il caso emblematico (ma per eccesso di crescita si rischia la fine).

» leggi anche: “I No Global fanno volare i tornelli a Piazzale Roma

L’unica soluzione possibile mette gli strumenti digitali a servizio del concetto strategico di ‘limite’, ma vediamo dove porre questo limite e come metterlo in atto.
La chiave sta nell’usare un luogo più piccolo e facilmente controllabile come fattore limitante dell’insieme più grande, e così la Piazza S.Marco con effetto sull’intera città.
Si dovrebbe definire un massimo (numero programmato) che la piazza può contenere e bisogna farlo rispettare prima di effettuare la visita, cioè nel momento del processo dell’acquisto del viaggio a Venezia.
Come dire che prevenire non è impossibile.

Andreina Corso

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  1. Bisogna far ruotare una strategia per incrementare la residenza a Venezia città storica.Non ne possiamo più del flusso turistico mordi e fuggi .Non c’è rispetto per la città da parte del turista.Se ci fossero dei controlli più severi …!Faccio un es.:un turista maleducato si siede sul gradino dicasa e la proprietaria veneziana fa osservare la questione ad un vigile e questo risponde che non è compito suo !Allora andiamo proprio bene!
    I controlli anche se c sono i tornelli mancano sempre!
    E le navi che continuano ad entrare con le crociere?!Perche’non decidere di far vedere Venezia dall’alto con delle mongolfiere!Sarebbe un pacchetto elegante senza rovinare l’impatto ambientale e strutturale della città!Perche’non smettere di costruire alberghi :ne abbiamo troppi e cosa alimentano?il turismo e basta!Perche’gli uffici essenziali non sono in edifici centrali all’interno della città?Costruire elementi utili per i residenti e aumentare la domanda e l’offerta di lavoro!Il turismo non è l’elemento che fa ruotare l’ingranaggio economico !Manca tutto a Venezia ed è necessario guardare più in là;fare in modo di alimentare l’aspetto che fa aumentare il numero dei residenti.

    • Se non è di competenza della polizia locale, è di competenza un bel boccale di pipì in testa al turista maleducato!
      SI aprono alberghi perché il sindaco vuole alberghi e non residenti.
      Quanto alla mongolfiera, c’erano già i rumorosissimi giri in elicottero su Venezia! Aspettiamoci il sommergibile…
      S ei Veneziani non si riuniscono a fare gruppo e mandare loro consiglieri in Comune, Venezia è destinata alla morte…
      Ma io voglia di fare nei veneziani ne ho sempre vista poca! E poi tutti hanno il loro partito, che sta portando a queste conseguenze…

  2. …non servono i tornelli, ma la tassa di sbarco (anche per chi alloggia a a Mestre e Marghera): le masse vengono a Venezia in giornata, e se gli si mette anche 3 euro di tassa, non ci vengono, e magari scelgono un altro periodo…

    • Che bella idea. Non facciamo venire i turisti a venezia cosi le attività cominciano tutte a chiudere o vendere ai cinesi

  3. Buongiorno. Nell’articolo è interessante il passo: diversificare e investire su settori alternativi e innovativi (cultura, ricerca, economia della conoscenza, digitale e verde etc) per trattenere e attrarre abitanti in città. Peccato che non esiste da decenni una politica abitativa a favore dei veneziani che vogliono risiedere nella loro città. Tanti proclami pre elettorali e poi il nulla. Come può una giovane coppia trovare un appartamento in affitto a prezzo equo o da acquistare per un prezzo abbordabile in questa povera città in cui tutto ruota solo ed esclusivamente attorno al turismo?! Che rabbia e che pena! Nessuno vuole davvero elaborare e mettere in atto una strategia che la salvi dal diventare un meraviglioso parco di attrazioni. Spero davvero che l’UNESCO si muova per salvarci.

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