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domenica 28 Febbraio 2021
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Tamponi fai da te, Zaia ne applica uno in diretta: «È questo il destino della diagnostica, se funzionano»

zaia si auto somministra un tampone rapido ns 540

Due milioni e 571 mila i tamponi effettuati ad oggi in Veneto, 52 mila al giorno in media; cinquecentomila i test rapidi. Sono gli aggiornamenti Covid del presidente del Veneto Luca Zaia di lunedì 16 novembre, da Marghera. Sono 102 mila e 842 i contagi dall’inizio della pandemia, a febbraio; ad oggi abbiamo più di 62 mila contagi. Duemila e 500 nelle ultime 24 ore. Nella giornata di lunedì, come annunciato, è stato presentato il test fai da te per la diagnostica del virus Sars CoV-2.

Il test in auto-somministrazione

Zaia è assieme al dottor Roberto Rigoli. É già partita la sperimentazione del test auto-somministrato. «Diagnostica e bio sorveglianza hanno a che fare con il tema della tracciabilità – spiega Zaia – e della responsabilità. Ecco come si fa. Si apre la saponetta e il tamponcino, 5 volte per narice, si apre la provetta con il reagente, 4 gocce e poi l’attesa». Si colora subito dopo, e in pochi minuti già dà la stringa colorata: una sola è negativo, due lineette è invece un tampone positivo. Alla fine tutto il packaging finisce, dopo averlo cosparso di alcol, nel rifiuto secco indifferenziato. Il dottor Rigoli spiega che le 4 gocce di liquido migrano e vengono catturate dall’antigene. È lo stesso principio utilizzato dai test dei Covid point e degli ospedali. «È il risultato di un lavoro di squadra con tutto il Veneto e la sanità pubblica. Si procederà con una sperimentazione coinvolgendo: Ulss 3 Mestre Venezia, Vicenza, Ulss 6 Euganea, e Treviso – dice Rigoli – Procederemo a fare 200 test in doppio con la biologia molecolare, formando due gruppi di persone per il raffronto tra il molecolare e l’antigenico con gli operatori dell’ospedale. Avremo in tutto 2000 test fatti in doppia modalità».

Sperimentazione

L’affidabilità del test è notevole, per il dottor Rigoli. Abbiamo testato 3486 persone e su questi avevamo 415 positivi. Di questi ne sono stati trovati 413 dal test rapido auto somministrato, la correlazione dice che sono stati persi 2 positivi, che riguardano cariche molto basse. Poi sono stati individuati 22 falsi positivi, con una affidabilità talmente elevata che ha portato alla validazione. «Riteniamo che il test per la ricerca dell’antigene possa essere l’alternativa a condizione che il test sia eseguito subito», per Rigoli. Al passare delle ore o dei giorni, cioè, abbiamo una perdita di sensibilità drammatica. Nel senso che il tampone va messo subito nel reagente, senza attendere. Estratto il tamponcino dal naso va messo subito a far reazione nel liquido. Per quanto riguarda i Ct (Cycle threshold, ciclo-soglia) cioè l’amplificazione, più è alto più si può dire che il virus non sia già più probabilmente vivo ed è quello che non viene catturato dai test rapidi.

L’applicazione nasale

Uno strumento di questo tipo per la diagnosi di Sars CoV-2 consentirà una più alta e rapida capacità di controllo, spiega il dottor Rigoli. «Chiunque si metta in gioco per trovare soluzioni, ci trova a disposizione – dice – Chiediamo qualità e prezzo basso per i cittadini». Per i test rapidi, da una ditta siamo passati a 30, ricorda il presidente Zaia. «Nella sanità pubblica abbiamo pazienti e professionalità: il giusto bacino di sperimentazione per le aziende che trovano in questa platea la possibilità di avere i numeri giusti per testare i prodotti». Per Zaia è normale che questo accada e il Veneto è regione all’avanguardia anche in questo caso, spiega. Per quanto riguarda l’applicazione del tampone, è vero che nel molecolare sono rinofaringei, ma si è visto che se il virus c’è ed ha una carica da prendere in considerazione, si trova a livello nasale. E se è in auto-somministrazione non richiede si vada molto in profondità con il tampone.

Durante la pandemia, secondo il dottor Rigoli, si è iniziato a mettere in discussione l’amplificazione dei test e i Ct alti che non comportavano necessariamente sintomatologia, e soprattutto replicabilità del virus. «Abbiamo seguito alcuni cluster, come la caserma Serena, con basso Ct e alta carica: tutti asintomatici. In quel periodo sono state testate le rsa. Qualcuno positivo ad alta carica non dava sintomatologia. Invece con i vacanzieri si è visto che con cariche elevate avevamo vari contagiati sintomatici, con febbre e le polmoniti. Ora va indagata la questione. E abbiamo deciso l’estate scorsa il sequenziamento di tutti i virus da febbraio con l’istituto zooprofilattico, prendendo i ceppi stoccati da inizio pandemia, per capire le differenze con gli attuali».

Costi e reazioni

Il kit mostrato in auto-somministrazione è un prodotto cinese. Non vengono ancora utilizzati ma stanno partendo in America e in Germania. Sarà probabilmente questione di settimane per la diffusione di queste applicazioni, secondo Rigoli. Dovrebbe costare attorno ai 3 euro, al netto dei ricarichi vari. L’app per tracciare questi dati dei test fai da te, secondo il presidente Zaia, potrebbe essere pensata con la sanità pubblica, «si dovrà decidere un metodo, ma è anche un fatto di senso civico – afferma – Non stiamo facendo pubblicità alle multinazionali. Se troviamo un modo per aumentare di molto il controllo, non possiamo, almeno per ora, fermarci alle polemiche sulla pubblicazione dei dati. Immagino ci sarà l’autorizzazione dall’istituto superiore della sanità per questi test – continua – Se qualcuno deciderà di troncare questo percorso, avremo il mondo che va avanti e noi attenderemo, come è stato per il pungidito che alla fine è stato utilizzato per gli screening». Il salivare rapido aveva dato dei problemi e non è considerato una via da percorrere. Mentre l’auto somministrazione in narice, con i 5 giri, sembra finora attendibile.

Antonella Gasparini

 

 

Data prima pubblicazione della notizia:

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