Stefano Tondi, primario di Cardiologia, aggredito con l’acido con un giocattolo

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Stefano Tondi, primario di Cardiologia, aggredito con l'acido con un giocattolo

Stefano Tondi, primario di Cardiologia, aggredito con l'acido con un giocattolo

Stefano Tondi, 60 anni, è il direttore del reparto di Cardiologia dell’ospedale Baggiovara di Modena. Una volta si chiamavano “primario”, ma le funzioni sono sostanzialmente le stesse. Un direttore di reparto organizza il personale, decide la disciplina, riceve gli informatori per le forniture delle ditte, esprime pareri e giudizi. E’ stato aggredito e fregiato con acido spruzzato in faccia da uno sconosciuto. Perché?

Partiamo dalle certezze: il dott. Tondi racconta che il suo aggressore gli ha «sparato» in faccia l’acido con uno di quei fucili giocattolo che i bambini caricano ad acqua. Pochi istanti e non vedeva più nulla perché la sostanza corrosiva, quale che fosse, è arrivata velocemente alle cornee e adesso è proprio questo a preoccupare i medici che lo tengono in prognosi riservata: la vista.

Il dottor Tondi è ora ricoverato al Policlinico di Modena da giovedì sera e assieme a lui anche il figlio Michele, 19 anni, accanto a suo padre al momento dell’agguato e raggiunto dall’acido (forse soda caustica) alla nuca.

La dinamica dell’aggressione. Padre e figlio tornavano a casa, e avevano appena parcheggiato l’auto in garage quando sono stati aggrediti da quello sconosciuto sbucato da chissà dove che li aspettava fuori. Tutto questo nelle campagne di Vignola (sempre nel Modenese), lontano da strade trafficate e da altri edifici, quindi nessun testimone e niente telecamere nelle vicinanze.

Il movente. Stefano Tondi è stato testimone d’accusa (prima davanti alla polizia giudiziaria e poi in aula) in uno dei più grandi processi di sempre sul malaffare della sanità modenese. «Quel processo è molto importante e lui ha testimoniato il 25 giugno scorso — ha detto la procuratrice Musti —. Noi non possiamo non considerare questo elemento ma dobbiamo anche dire che non era certo il testimone più importante e ovviamente non è detto che l’aggressione sia legata al processo».

Per quel caso giudiziario — i fatti sono accaduti fra il 2009 e il 2011 — oggi sono imputate davanti ai giudici di primo grado cinquanta persone, accusate a vario titolo di associazione per delinquere, peculato, corruzione, truffa ai danni del Servizio sanitario nazionale, falso in atto pubblico, e sperimentazioni cliniche senza autorizzazione. Fra loro anche primari e medici ex colleghi di Stefano Tondi.

Quella che parte dal suo ruolo di testimone «è una pista che non possiamo trascurare», dicono gli inquirenti, che però sembrano non guardare molto in quella direzione. Anche dalle relazioni sentimentali del primario sfregiato (vedovo e compagno di una donna separata da anni) non emergono dettagli che potrebbero aprire una via d’inchiesta. Né ha dato lui particolari utili alle indagini nel corso della lunga deposizione fatta ieri davanti al magistrato e ai carabinieri del Reparto operativo di Modena. Non una minaccia, un nemico di recente o vecchia data, qualcosa di strano che possa averlo insospettito, qualcuno che lo accusa di un intervento medico finito male… Niente di tutto questo e al momento dell’aggressione né lui né suo figlio avrebbero visto la faccia dell’uomo con il fucile giocattolo che sembra abbia agito senza dire una parola (volutamente perché non è italiano? si chiedono gli investigatori).

Quindi l’inchiesta parte con un fascicolo (per lesioni gravi) vuoto di particolari e pieno zeppo di domande.

A cominciare dalla più banale: perché quest’agguato?

Redazione

11/11/2016


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