cassiera alla cassa net 600300

Nel settore della ristorazione e del commercio al dettaglio esiste un rischio abbastanza elevato che i dipendenti sottraggano incassi aziendali. Molte imprese investono ingenti risorse in termini di controlli interni e investigatori privati esterni al fine di contrastare questo fenomeno.

Il lavoratore può essere licenziato in questi casi?
Sicuramente sì. Siamo in presenza di un tipico caso di licenziamento per giusta causa, in quanto la sottrazione di incassi aziendali mina alla radice il rapporto fiduciario. Tuttavia, se si tratta di somme modiche e la differenza di cassa è attribuibile a un errore colposo del dipendente, è ben possibile che il giudice annulli il licenziamento in ipotesi di questo tipo.
Va ricordato che, se il datore di lavoro riesce a dimostrare in giudizio la sottrazione di incassi (ad esempio attraverso differenze di cassa, testimonianze di investigatori privati o di colleghi ecc), la posizione del dipendente diventa difficilmente difendibile. Deve essere, inoltre, evidenziato il fatto che anche sottrazioni di somme modiche (ad esempio di poche decine di Euro) sono sufficienti per minare alla radice il rapporto fiduciario e per giustificare il licenziamento per giusta causa.

Tale condotta ha anche rilevenza penale?
Sicuramente sì. In genere le Procure della Repubblica sussumono tale condotta all’interno del reato di appropriazione indebita (art. 646 c.p.) aggravato dall’art. 61 c.p., n. 11 c.p. (aggravante consistente nell’aver commesso il fatto abusando delle relazione di fiducia derivante dal rapporto di lavoro).
Tale ultima aggravante rende il reato di appropriazione indebita procedibile d’ufficio. Ció significa che, se il datore di lavoro (che è anche persona offesa dal reato) presenta una denuncia-querela contro il dipendente, la persona offesa non puó più rimettere la querela e di conseguenza il procedimento penale prosegue il suo corso.
Quanto appena indicato si applica nel caso in cui la sottrazione dell’incasso da parte del dipendente avvenga dopo il pagamento da parte del cliente e prima che il denaro sia registrato in cassa. Qualora il lavoratore dovesse sottrarre denaro dal registratore di cassa in altri momenti (ad esempio di sera dopo la chiusura del negozio), si configurebbe il differente reato di furto (per la differenza tra appropriazione indebita e furto in casi di questo tipo si veda Cass. 21 dicembre 2015, n. 10758 che analizza la condotta del dipendente di banca).

ASSOCIAZIONE LA VOCE DI VENEZIA 5X1000

Diritto del Lavoro, a cura dell’Avv. Gianluca Teat

Il datore di lavoro non paga lo stipendio regolarmente. Che succede se il lavoratore si impossa degli incassi al fine di «pagarsi lo stipendio da solo», invocando l’esimente dello stato di necessità?
Sul punto la sentenza 27 gennaio 2016, n. 6035 della Suprema Corte di Cassazione non potrebbe essere piú chiara:
«L’esimente dello stato di necessità, che postula il pericolo attuale di un danno grave alla persona non altrimenti evitabile, non può applicarsi a reati asseritamente provocati da uno stato di indigenza connesso alla situazione socio-economica qualora ad essa possa comunque ovviarsi attraverso comportamenti non criminalmente rilevanti».
Tradotto in termini più semplici, ciò significa che il lavoratore non può invocare lo scriminante dello stato di necessità, anche qualora si trovasse in uno stato di effettiva indigenza e le somme sottratte al datore di lavoro fossero realmente necessarie alla propria sussistenza (ad esempio per pagare il mutuo o il canone di locazione di casa).

Ultimi consigli operativi per i dipendenti addetti alla cassa:

1) in molti punti vendita al dettaglio ogni cassiere deve digitare un suo codice personale che lo individua univocamente prima di iniziare a effettuare le operazioni di cassa. Cercate di non comunicarlo agli altri dipendenti. Alle volte chi sottrae incassi aziendali lo fa digitando con il codice operatore di un collega;
2) grande attenzione alle aperture cassetto a cui non corrispondono operazioni reali e alla funzione annullamento transazione. I registratori di cassa sono sovente collegati a un server centrale che registra tutte queste operazioni. Le frequenti aperture cassetto o i frequenti annullamenti di operazioni sono sovente uno degli elementi che fanno scattare i controlli a livello centrale;
3) infine, il consiglio piú importante: ricordate che il crimine, almeno a questi livelli, non paga di certo, mentre é innegabile che paghi a livelli molto piú elevati. La criminalitá economica che ha costruito e che gestisce indirettamente interi centri commerciali in Europa Occidentale ed Orientale non si porta davanti al Giudice con la stessa facilitá con cui si processa l’ultimo dipendente che sottrae un incasso di 20 Euro. Al tempo stesso va ricordato che la responsabilità morale è personale. Di conseguenza, il fatto di vivere in «un mondo di ladri» non giustifica comunque il furto o l’appropriazione indebita.

Avv. Gianluca Teat
(Autore del Breve manuale operativo in materia di licenziamenti, 2016, Key Editore
Coautore di Corte Costituzionale, Retribuzioni e Pensioni nella Crisi. La sentenza 30 aprile 2015, n. 70, 2015, Key Editore)

Potete contattarmi via e-mail all’indirizzo avv.gianluca.teat@gmail.com oppure attraverso il mio profilo Facebook Avv. Gianluca Teat o visitare il mio sito internet
http://licenziamentodimissioni.it/index.html

Riproduzione vietata

Avv. Gianluca Teat
Avvocato, esperto in diritto del lavoro, autore di libri. Laureato in Giurisprudenza con 110 e lode e in International Relations presso l’Università del Sussex (Regno Unito). Pubblica articoli su 'La Voce di Venezia' e cura il sito http://licenziamentodimissioni.it, è esperto autorevole su tutte le tematiche del Diritto del Lavoro.

Lascia un commento alla notizia che hai appena letto (nessuna registrazione necessaria)

Please enter your comment!
Please enter your name here