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Ovovia, il Comune di Venezia vuole i danni (video della traversata)

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L’Ovovia del Ponte di Calatrava e la sua rimozione: il Comune chiama in causa per danni i progettisti e le imprese costruttrici.

I veneziani con qualche capello bianco in testa ricordano certamente l’acceso dibattito che ha investito la nascita del Ponte della Costituzione progettato dall’architetto spagnolo Santiago Calatrava, e con esso una sperimentale Ovovia, rossa, per l’occasione, così chiamata per la sua particolare forma, realizzata e installata, pur sommersa da critiche e valutazioni negative da parte delle associazioni dei disabili, al costo di due milioni di euro.

La cabina ovale avrebbe dovuto consentire alle persone disabili, anziane, o con difficoltà motorie, di attraversare il Ponte servendosi di quella struttura meccanica mobile che purtroppo si è rivelata un fallimento. L’idea poteva essere giusta e suggestiva: favorire l’accesso alla città a due passi dalla Stazione ferroviaria e con Piazzale Roma negli occhi: quel transito sembrava rispondere all’esigenza del superamento delle barriere architettoniche, anche se ben sappiamo che Venezia, con i suoi ponti non favorisce l’accessibilità a chi vive in carrozzella o fatica a camminare.

Forse è anche per questo motivo che il Ponte della Costituzione è stato incontrato con civile simpatia: un ponte per tutti nel suo significato ideale, è prevalso sulle valutazioni estetiche e sulle oggettive difficoltà di funzionamento che ne hanno svilito il senso, umiliato chi ha tentato di attraversarlo con la capsula, riproposto il tema delle compatibilità fra opere, lavori pubblici ed esigenze umane e sociali.

Quel mezzo, che aveva anche un valore simbolico, ora è solo un amaro ricordo nella memoria dei veneziani, molti dei quali non avevano digerito la nascita del Ponte della Costituzione, ritenendolo inutile, vista la vicinanza del Ponte degli Scalzi e la possibilità di trasporto acqueo: molte erano state le accuse di spreco di denaro pubblico che poteva invece essere utilizzato per le molte disfunzioni presenti del territorio veneziano. Ricordiamo di quegli anni, i tentativi dell’Istituto Universitario di Architettura, gli esperimenti del prof. Enzo Cucciniello (il Caregon a Ca’ Giustinian), le sue mappe del Progetto Veneziapertutti, anche per i non vedenti lo studio dei percorsi e le strategie di superamento delle difficoltà, la sedia sul ponte delle Guglie e in ogni circostanza la verifica delle posizioni, dei vantaggi e dei rischi che un disabile si sarebbe trovato ad affrontare.

Il professor Enzo Cucciniello e la sua vita spesa e spenta nel 2013, per affrontare le barriere di una città strutturalmente ostile come Venezia allo scopo di consentire a ‘tutti’ di goderne la bellezza e l’unicità.
Ora il patrimonio della storia delle barriere architettoniche a Venezia lascia il posto al risarcimento del ‘danno’. Il Sindaco Luigi Brugnaro, appoggiato da una delibera di Giunta, rivendica un danno di un milione e 800mila euro di cui si occuperà l’Avvocatura civica che procederà in sede legale.
La quantificazione economica, come già sostenuto dalla Corte dei Conti, comprende il costo dell’opera e il danno d’immagine, alla constatazione che non avrebbe funzionato.

Si prevede una catena di nodi e recriminazioni per l’accertamento delle responsabilità sulle perizie, su eventuali errori nella manutenzione e sull’incisività degli aggiustamenti tecnici avvenuti in quegli anni.

Il video di una delle prime traversate nei primi (e unici) giorni di funzionamento qui sotto.

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Andreina Corso
Cittadina 'storica' di Venezia, si occupa della città e della sua cronaca. Cura gli approfondimenti, è giornalista, insegnante, autrice letteraria, poetessa.

2 persone hanno commentato. La discussione è aperta...

  1. Mia mamma disabile ed io abbiamo avuto il brivido di provare la traversata in ovovia, brivido perché da sole dentro la cabina, suggestiva perché a strapiombo sul canale, ma che nel punto più alto del ponte si è bloccata. Per qualche minuto è stato anche divertente, poi un po’ meno man mano che il tempo passava e l’unico modo di comunicare con l’esterno era un microfono all’interno della cabina… Vista eccellente ma mia mamma non ha più voluto usarla, e sinceramente neanche un io.

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