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La Soprintendenza “sequestra” i reperti degli scavi e vuole la bottiglietta Baldisserotto

HomeIl casoLa Soprintendenza “sequestra” i reperti degli scavi e vuole la bottiglietta Baldisserotto

Di Giorgia Pradolin.
scavi a san giacomo venezia reperti storici

La Soprintendenza vuole la bottiglietta Baldisserotto e “sequestra” gli oggetti venuti alla luce con gli scavi in rio Terà Primo del Parucheta.

Pochi giorni fa su La Voce di Venezia vi abbiamo raccontato una bella storia sul ritrovamento di alcuni oggetti nel sestiere di Santa Croce durante i lavori per risolvere problemi di fognature.

Un intervento che per le dimensioni della stretta calle si è dovuto svolgere manualmente, con i secchi e i badili, senza macchinari moderni. Sono stati riportati così alla luce alcuni reperti curiosi e, almeno apparentemente, di poco valore, ma soprattutto è stato possibile rivedere l’antico ponte in quello che una volta era un rio, nel 1600, e successivamente è stato interrato.

Il tabaccaio edicolante della calle, Ennio Zane, ha lavato e conservato alcuni oggetti ritrovati: una piccola pipa in ceramica, dei cucchiaini metallici, il cerchio di quella che poteva essere la copertura di un orologio da taschino, alcune bottigliette e tra queste, un flacone in vetro di shampoo Rilux, per chi lo ricorda, uno dei protagonisti del programma “Carosello” negli anni ’50. E la bottiglietta in vetro madreperlato di fine 1800 firmata dal farmacista Giovanni Baldisserotto, che è stata restituita agli eredi che ancor oggi possiedono una farmacia in via Garibaldi.

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La ‘preziosa’ bottiglietta della ‘Farmacia Baldisserotto’, reperto venuto alla luce con gli scavi

La Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il Comune di Venezia ha inviato un suo funzionario un paio di giorni fa nella tabaccheria, e ha contattato la famiglia Baldisserotto dicendo loro che devono restituire la bottiglietta ritrovata il prima possibile. Senza se e senza ma.

La spiegazione fornita è semplice: “Tutto ciò che viene rinvenuto nel sottosuolo è un bene che appartiene allo Stato”.

In effetti, il codice del beni culturali e del paesaggio prevede che le cose mobili e immobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico, rinvenute da chiunque e in qualunque modo, nel sottosuolo o sui fondali marini, appartengono allo Stato.

Vien dunque da chiedersi: l’ampolla Baldisserotto di fine 1800 potrebbe avere un interesse archeologico o etnoantropologico?

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La Farmacia Baldisserotto in una locandina dell’epoca

Gli eredi del farmacista, invitati a restituire il flacone, non vogliono vederlo finire in un deposito: “C’è stupore e dispiacere per la richiesta della Soprintendenza – spiega la psicanalista e scrittrice Elisabetta Baldisserotto – per noi la bottiglietta ha un valore affettivo perché apparteneva al mio bisnonno Giovanni e dispiacerebbe ancora di più vederla finire in qualche magazzino, dimenticata. Discorso diverso se venisse esposta in qualche museo o collezione, e quindi valorizzata e fruibile al pubblico”.

Il tabaccaio Ennio Zane si è visto arrivare in negozio un funzionario dell’ente del Ministero per i Beni e le Attività Culturali che gli ha comunicato l’intenzione di sequestrare tutti gli oggetti ritrovati.

Durante le operazioni, è stata utilizzata la foto dell’articolo pubblicata sul nostro giornale per vedere se qualcosa mancava all’appello. “Mi è stato anche raccomandato di non tenere niente per me – afferma deluso Ennio Zane – ma si trattava di poche cose trovate nelle fogne, cucchiaini caduti a qualche massaia che avevo lavato ed esposto nella tabaccheria con una punta di romanticismo per questa bella storia, soprattutto per esser riusciti a restituire agli eredi del bisnonno farmacista la sua bottiglietta”.

“Sono molto amareggiato per l’accaduto – prosegue l’edicolante – mi chiedo quale valore possano avere quegli oggetti se non simbolico e affettivo. Spero solo che la bottiglietta Baldisserotto possa tornare ad essere custodita dagli eredi oppure esposta in qualche collezione, dato che probabilmente conteneva un’acqua di colonia, magari nel Museo del profumo”.

Non è chiaro, per il momento, quale sarà il futuro dell’ampolla madreperlata dei Baldisserotto che pare provenisse da una farmacia presente a fine 1800 in campo San Stin. La cosa certa è la curiosità suscitata per il “caso” della bottiglietta ritrovata e molti vogliono sapere come finirà questa storia.

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