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Sherlock Holmes, il celebre detective creato da Sir Arthur Conan Doyle, è uno dei personaggi letterari più iconici e famosi di tutti i tempi. La sua figura ha affascinato generazioni di lettori e spettatori, al punto che molti, storicamente, si sono chiesti se Holmes sia mai realmente esistito.
Sherlock Holmes come nasce? Lo stravagante investigatore fa la sua prima apparizione nel romanzo “Uno studio in rosso” (1887), scritto da Sir Arthur Conan Doyle. Holmes è descritto come un detective privato londinese con straordinarie capacità deduttive ma anche con una facilità sconfortante verso gli eccessi. La sua residenza al 221B di Baker Street è diventata presto un’icona della letteratura, così come altri suoi dettagli.
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Sir Arthur Conan Doyle ha conquistato la grande notorietà grazie alle sue avventure, ma quello che raramente viene detto è che il suo corpus letterario era ed è molto vasto e variegato. Le avventure di Sherlock capitano improvvisamente in mezzo ad altri grandi succesi letterari:
“Il mondo perduto” (1912) – Un romanzo d’avventura in cui il Professor Challenger scopre un altopiano in Sud America dove sopravvivono dinosauri e altre creature preistoriche;
“La nube velenosa” (1913) – Una storia di fantascienza in cui una nube velenosa minaccia l’umanità;
“La terra della nebbia” (1926) – Un romanzo che esplora temi di spiritualismo;
“Quando il mondo urlò” (1928) – Un racconto breve in cui il Professor Challenger cerca di provare che la Terra è un organismo vivente;
e molti altri.
Non bisogna trascurare, poi, che Arthur Conan Doyle è stato un autore prolifico di storie di fantascienza e di terrore-mistero. In questo senso bisogna ricordare:
“Il parassita” (1894) – Un racconto che esplora il tema del controllo mentale.
“The Captain of the ‘Polestar'” (1890) – Una raccolta di racconti con temi di mistero e avventura.
“The Horror of the Heights” (1913) – Un racconto breve di terrore che esplora i pericoli del volo ad alta quota.
“The Poison Belt” (1913) – Una storia in cui il Professor Challenger e i suoi compagni devono affrontare una cintura di gas velenoso che minaccia la Terra.
“The Land of Mist” (1926) – Un romanzo che esplora il mondo degli spiriti e il soprannaturale.
In questi orizzonti creativi, come possono prendere improvvisamente forma le avventure, molto terrene e pratiche, di un “investigatore privato” che risolve enigmi? Ci corre l’obbligo di ricordare anche che il suo collaboratore, il Dr. Watson, nelle ultime avventure mostra di trascrivere le avventure di Sherlock per poi pubblicarle. Potrebbe essere una “confessione” per mezzo di un “transfert”? In questo senso trovano campo le ipotesi di chi dice che si tratti di fatti realmente accaduti risolti e poi raccontati in modo più romanzesco per attrarre l’interesse del lettore.
Cosa c’è invece di “sicuro” che possiamo dire?
Sir Arthur Conan Doyle ha creato Sherlock Holmes dichiaratamente come personaggio di finzione, ispirandosi a diverse influenze letterarie e personali. La narrativa di Doyle presenta Holmes come un prodotto della sua immaginazione, con elementi tipici che si riscontra nella narrativa poliziesca del XIX secolo.
Occorre poi ricordare l’assenza di Documentazione Storica: non esistono registrazioni storiche che confermino l’esistenza di un detective privato di nome Sherlock Holmes che operasse a Londra nel periodo indicato nei racconti di Doyle. La polizia londinese dell’epoca non riporta alcun caso risolto da un investigatore con tale nome.
Sherlock Holmes, dunque, non è mai esistito? Nì…
Sir Arthur Conan Doyle ha ammesso pubblicamente di essersi ispirato ad una persona realmente esistita, e cioè al Dr. Joseph Bell, un chirurgo e docente presso l’Università di Edimburgo, noto per le sue abilità deduttive. Bell era un pioniere dell’osservazione e dell’analisi logica, caratteristiche che Doyle ha trasferito pari-pari al suo personaggio. Il fatto di essere chirurgo e professore, ovviamente, agevolava il metodo scientifico per la risoluzione dei “casi”.
Inoltre, alcuni studiosi suggeriscono che Doyle stesso abbia volutamente creato un’atmosfera di ambiguità attorno a Holmes. La descrizione realistica dei metodi investigativi, delle strade londinesi e dei casi affrontati raccontati in un modo così accurato, ha portato molti a credere che Holmes potesse essere basato su una persona reale.
Tutte queste… “suggestioni”, nel corso degli anni hanno portato diverse persone ad affermare con assoluta certezza di aver incontrato o sentito parlare di Sherlock Holmes nella vita reale. Queste testimonianze, ad oggi, apparirebbero però per lo più aneddotiche e non verificate, anche se contribuiscono al mito del detective reale.
Vero è che negli anni la fama di Sherlock Holmes è cresciuta a dismisura alimentata da adattamenti cinematografici, televisivi e teatrali facendo crescere la curiosità verso il personaggio. Personaggio che ha superato i confini del suo creatore, diventando una figura talmente ricordata da non aver bisogno di conoscere il suo creatore, proprio come accade alle persone “vere”. A Baker Street, a Londra, esiste persino un museo dedicato a Sherlock Holmes, che attrae migliaia di visitatori ogni anno, che lo “ricorda” ulteriormente alimentando la leggenda della sua esistenza.
Alla fine, la domanda “se Sherlock Holmes sia realmente esistito come persona reale” resta avvolta nel fascino e nel mistero che circondano il personaggio. Sebbene le prove storiche e biografiche degli studiosi puntino decisamente verso una creazione fittizia di Sir Arthur Conan Doyle, l’influenza di persone reali è innegabile nella ricostruzione dei tratta del personaggio.
E viceversa. Si può dire che l’approccio investigativo ai casi di Holmes ispirino ancora oggi la scrittura di avventure di personaggi letterari. Un esempio? Le serie televisive del Dott. House! La metodologia del protagonista, con i suoi eccessi, si ispira fortemente al personaggio di Sherlock Holmes, come l’autore David Shore ha più volte confermato.
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