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sabato 27 Novembre 2021

Scuole chiuse in zona rossa. Braccio di ferro per la scuola in fascia arancio

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Scuole chiuse: è stop sicuro in zona rossa, mentre infervora lo scontro per la fascia arancio.
Il virus riprende forza, le previsioni sono abbastanza pessimistiche, e l’argomento odierno è il mantenimento delle scuole aperte.
Cosa che non è più certa da quando si è passati dall’ottica precedente: scuole ambiente sicuro per la diffusione dei contagi, a quella attuale: scuole e alunni potenziali veicoli di infezione.
Scuole chiuse nelle zone rosse e dove l’incidenza del contagio prevede 250 casi su 100mila abitanti, questo la certezza attuale.
Ma è scontro sull’ipotesi di chiudere gli istituti anche nelle zone arancioni.
L’allarme varianti e il progredire della curva epidemiologica spingono il governo a sorvegliare più strettamente l’argomento “scuola” e a prendere provvedimenti per il contenimento dei nuovi casi in arrivo.
Ma se la chiusura nelle zone rosse ha l’ok di tutti, l’idea di mettere tutti in dad nelle fasce arancioni, sempre più numerose in un Italia alle prese con le varianti e dove le attività commerciali restano comunque aperte, ha creato una spaccatura tra i ministri.
Proprio sulla scuola la cabina di regia, riunita già lunedì a Palazzo Chigi, si riunirà nuovamente oggi.
Per ora solo una cosa è certa: con la risalita dei contagi e le varianti aggressive

il governo ha deciso che, come da indicazioni del Cts, chiuderà “tutti gli istituti nelle zone rosse”, come ha annunciato il capo del Comitato Agostino Miozzo.
Ma il nodo che divide i ministri è quali misure disporre per le scuole in zona arancione.
Nella riunione già avvenuta si sarebbero recepite le indicazione del Cts anche sul criterio di ulteriore chiusura, a livello locale, in caso di 250 casi ogni 100mila abitanti anche nelle regioni non rosse.
I ministri sarebbero però divisi proprio tra i favorevoli alla chiusura solo delle scuole e chi, invece, vorrebbe chiudere anche negozi e centri commerciali nelle zone arancioni.
I rigoristi obiettano che non ha senso allontanare il contagio dalle classi e permettere ai ragazzi magari di assembrarsi nelle vie dello shopping ma l’ala degli aperturisti batte sul tasto dell’economia.
Intanto, sul piano materiale, si aggiungono le scuole che chiudono.
La sindaca di Ancora Valeria Mancinelli annuncia: “Da domani 2 marzo fino a domenica 14 sono sospese le attività didattiche in tutte le scuole di ogni ordine e grado, scuole d’infanzia e nidi compresi, pubbliche e private”. Tranne che nel capoluogo delle Marche, per adesso, in tutte le altre situazioni la scuola resta in presenza come già stabilito dai provvedimenti in vigore:

in presenza per gli alunni dell’infanzia, delle elementari e delle medie mentre per quelli delle superiori è pervista la didattica è in presenza almeno al 50% e fino ad un massimo del 75%.
Bandire nuovamente la socialità dunque per puntare sulla sicurezza, perché, ha spiegato il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, “il virus sta riprendendo quota anche per queste varianti che toccano anche i nostri bambini.
Noi siamo pienamente responsabili e siamo certi che con l’aiuto di tutti ancora una volta porteremo avanti questo nostro Paese anche al di là di questa emergenza”.
Tuttavia per rendere la scuola un luogo sicuro bisogna incrementare le vaccinazioni dei docenti, oggi arrivate a quota 150mila.
“Troppo poche, si va a rilento”, accusa Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi: “150mila somministrazioni su 800mila docenti che, sommati agli Ata, arrivano a un milione, sono un po’ pochine”.
E aggiunge: “Non penso che si debba necessariamente interrompere la didattica ma se ci sono le varianti e molte classi sono in quarantena, allora significa che teniamo aperte le scuole solo per una questione di facciata”. Infine c’è il capitolo congedi e sostegno alle famiglie.
“Sono già a lavoro

per poter ripristinare quegli strumenti necessari per sostenere le famiglie in qualsiasi caso le scuole vengano chiuse: congedi parentali straordinari retribuiti e il diritto allo smart working -garantisce la ministra alle Pari opportunità Elena Bonetti- Stiamo studiando anche una misura ad hoc per i lavoratori professionisti, per le partite Iva” altrimenti “si andrebbe a dare un carico eccessivo alle famiglie” in modo “da evitare, ciò che è già avvenuto”, ovvero “un aggravio sul lavoro femminile”.

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