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sabato 17 Aprile 2021
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Rischio assembramenti con il popolo dello spritz, ma non è un problema veneziano

Venezia si modera, in qualche modo. Il periodo di alta pressione ci regala belle giornate di sole così sono in molti a riversarsi per le strade ma anche nelle spiagge nonostante il vento rinforzato.
Si cammina a coppie o a piccoli gruppi tra conviventi, “affini” e amici ma tutto si muove disciplinatamente, senza assembramenti. C’è voglia di sole e di aria dopo un altro inverno che ha fatto patire.
Le mascherine ci sono anche se sono molto spesso sul collo a proteggere dall’aria.
Ma al tramonto la città cambia faccia. Giovani, giovanissimi e millenials si sostituiscono alle persone per le strade. Scendono sulla città in orario pre-notturno e sembrano vagare in cerca di un ritrovo, di un punto di aggregazione, che alla fine non è altro che un bar o un posto in cui bere.
Con il passare delle ore buona parte di questa platea eccede anche nell’alzare il gomito e le strade si riempiono di gruppi euforici e a volte aggressivi.
Scrive una nostra lettrice: “Ma dove sono i controlli? Siamo pieni di giovani che scendono a Venezia per fare il bacaro tour, senza mascherine, si ubriacano e poi sono molesti per le strade. Possibile che ci siamo ridotti a questo? Ormai si esce solo per bere?”
Ma non è un problema veneziano, le agenzie segnalano ovunque molta gente per strada con evidente calo di attenzione verso le norme anti-Covid e l’obiettivo minimo – più o meno dichiarato – è l’aperitivo.
Il Covid sembra dimenticato o quasi: la concomitanza di giornate quasi primaverili su gran parte dell’Italia ha fatto scattare in tanti la voglia di incontrare amici e conoscenti, vedere i negozi e la voglia di un aperitivo o un pranzo all’aperto.
Intanto nelle zone in peggioramento, però, lunedì entreranno in vigore le disposizioni sui nuovi divieti, e forse anche questo ha fatto ancora una volta riversare nelle strade della movida e dello shopping e i lungomari, tornati di colpo affollati di persone.
Controlli? Ce ne sono: ormai da mesi

lo sguardo delle forze dell’ordine è incombente, come dimostrano i dati di ieri del Viminale.
Le Forze di polizia hanno verificato 108.416 persone, con 1.041 sanzioni e 10 denunce.
Sono stati poi verificati 12.015 tra attività ed esercizi commerciali, con 72 titolari sanzionati e 29 chiusure.
L’incubo-focolai con annesse varianti, ad esempio, è testimoniato bene dal fermo richiamo del sindaco di Milano Giuseppe Sala in vista dell’ultimo fine settimana giallo prima del rientro della Lombardia in arancione: “Comportatevi in modo adeguato al difficile momento. Siamo in arancione da lunedì ma avendo un week-end di giallo e bel tempo vi chiedo di tenere un comportamento corretto”.
Sala ha lamentato la presenza nelle strade di “troppi gruppi, talmente tanti che diventano incontrollabili dalle forze dell’ordine. Detto ciò – ha annunciato – oggi rafforzeremo i controlli. Ne ho parlato con il Questore. Ho chiesto un intervento più deciso per questo week-end e così sarà”.
Invito per molti versi disatteso vista la gran massa di persone che nel pomeriggio si è riversata nelle zone dello shopping e dello spritz, con migliaia di giovani seduti ai tavolini all’aperto di bar e ristoranti di corso Sempione.
Assembramenti record anche nella Capitale dove sono state disposte chiusure momentanee nel quartiere di San Lorenzo e Trastevere, il tutto messo in atto dopo il piano anti-assembramenti adottato nei giorni scorsi in un tavolo tecnico presieduto dal questore.
Rafforzamento dei controlli e del numero di agenti anche sul litorale romano – tra Fregene e Ostia per intendersi – teatro nello scorso week end di assembramenti, soprattutto vicino a bar e ristoranti.
Multe e chiusure di esercizi commerciali

ancora a Napoli, come è accaduto ieri per tre bar nel centro storico della città, dove si offrivano bevande al banco oltre l’orario consentito.
Ma la ‘guerra’ agli assembramenti riguarda tutti i centri, grandi e piccoli: come testimonia quanto accade a Follonica, cittadina in provincia di Grosseto – in cui sono comparse due casi di variante inglese e uno di brasiliana – dove il sindaco Andrea Benni ha annunciato una brusca intensificazione dei controlli sul territorio da parte delle forze dell’ordine.
Tutto bene invece nella provincia di Pistoia, alle prese con il primo giorno di zona rossa: “Sono andato con la polizia municipale – ha riferito il sindaco Alessandro Tomasi – abbiamo anche attivato i volontari per controllarli: le persone c’erano, ma rispettavano le regole, non ho trovato assembramenti, quindi la prima giornata sta andando bene”.
Pronta a bacchettare i comportamenti non virtuosi la sindaca di Riccione, che dal due marzo passa in arancione scuro: “Dalla Regione – ha affermato Renata Tosi – attendo anche che con le nuove restrizioni vengano date indicazioni su nuovi ed eventuali controlli perché abbiamo visto come sia inutile chiudere senza controllare che le persone non escano di casa se non per i motivi consentiti”.
Forte attenzione anche agli spostamenti tra regioni,

come dimostra il caso di un 19enne multato di oltre mille euro dagli agenti di polizia perché residente a Gubbio (Perugia) e sorpreso – e non era la prima volta – a Fabriano (Ancona).
Mano ferma anche a Cavour (Torino), che si prepara a diventare zona rossa, dove le autorità locali non prevedono una ‘blindatura’ del territorio con blocchi stradali ai confini, ma controlli continui h24.
Buone notizie invece da Bologna nel primo giorno di ‘arancione scuro’: nella ‘T’ pedonale del centro storico, dove si incrociano le tre strade più frequentate della città, si è camminato tranquillamente senza il classico ‘slalom’.
Ieri però nelle strade del capoluogo felsineo le forze dell’ordine hanno dovuto affrontare una massa importante di persone, molte delle quali senza mascherine, con 43 persone sanzionate.
Allarmato il sindaco di Grado Dario Raugna: “Oggi la città appariva particolarmente affollata visto anche il bel tempo e domani verosimilmente lo sarà ancora di più: la preoccupazione è notevole”.
Sanzioni più severe saranno stabilite anche per i militari se infrangono le norme anti Covid: i reati che possono essere contestati dai magistrati con le ‘stellette’, è stato reso noto durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario militare, sono ‘violata consegna’ e ‘disobbedienza aggravata’, che prevedono pene salate.

Data prima pubblicazione della notizia:

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