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I profughi di Cona in Marcia per la loro e nostra dignità
È la voce di Papa Francesco, che dice, suggerisce consola ed incoraggia ad aver dato forza e speranza ai profughi che si sono ribellati alla prigione di Cona: si sono messi in cammino per dire a tutti noi, eccoci, siamo esseri umani, guardateci, da anni vi imploriamo, immedesimatevi nella nostra storia e condividetene l’ odissea.

E si sono messi in marcia verso Venezia, mentre qualcosa è mutato in noi, a beneficio di una presa di coscienza collettiva sui reali bisogni dei migranti, si stanno spalancando le porte delle parrocchie e loro ci credono al loro nuovo cammino.

Devono ringraziare il prefetto, che ha scelto di accompagnare i destini di chi viveva nell’ex base di Conetta, ora in marcia per la dignità, come ha detto il sociologo Gianfranco Bettin “un piccolo Selma nel cuore del Veneto”, ricordando una primavera del 1965, quando un gruppo di manifestanti, guidati dal reverendo Martin Luther King, scelsero la cittadina di Selma in Alabama, nel profondo sud degli Stati Uniti, per manifestare pacificamente contro gli impedimenti opposti ai cittadini afroamericani nell’esercitare il proprio diritto di voto.

E’ un vento etico e coraggioso: 250 migranti che hanno messo insieme il Patriarca Francesco Moraglia, i centri sociali, il mondo del volontariato, i libertari di ogni dove, in un cambiamento salutare di prospettiva politica e sociale che spiazza tutti i razzismi, l’indifferenza, le riserve cautelari di una parte di Paese che proprio non le vede queste persone, le sente come un insulto, un abuso, ma i tempi non sono poi così bui e la coscienza si è ribellata e il corteo ha individuato una strada.

Non sanno bene come andrà a finire, ma certamente non si torna indietro. Sono stati bloccati a Campolongo dalla polizia, qualche tensione, fa freddo, si intuisce ugualmente che la strada è in salita, la Caritas ha fatto come sempre la sua parte, un caffè caldo, una brioche, a volte ti cambiano la vita.

E ti inducono a marciare ancora, stanno riprendendo le forze, si sentono liberi e responsabili della loro vita. Saranno le stanze delle parrocchie e altre soluzioni dignitose a dar corso ad un mutamento storico, quello di una società che non permette che la gente viva in inferno, non sta a guardare, sceglie sapendo che la forza del bene supera di gran lunga quella dell’odio razziale e dell’ignoranza.

Andreina Corso

Riproduzione Riservata.

 

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