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Lettere al Giornale. Ospedale dell'Angelo, grandi disagi

L’altra sera sono andato a trovare mia sorella ricoverata all’ Ospedale dell’Angelo. Dove? In “Obi”, cioè Osservazione breve intensiva. La stanza è una quattro letti con quattro mini armadi di circa 90 cm di altezza e quattro sedie; i letti divisi da delle tende. Il bagno è esterno e serve anche altre stanze simili sul cui numero non ho indagato.

Mia sorella è entrata al Pronto soccorso domenica alle ore 11.40 per problemi di respirazione e dolore al petto. Ricevuta subito è stata “curata” nella stanza del Pronto soccorso e li lasciata fino alle 20.30 circa. Il medico che l’ha seguita aveva detto che il giorno dopo sarebbe stata spostata in un reparto e vista da uno specialista in Pneumologia. Alle 10.45 circa viene un medico e la visita, conferma ciò che il medico del giorno prima ha detto (probabile infezione al polmone con sversamento di liquido) e assicura il trasferimento in reparto.

Alle 19.30 non solo di trasferimento non se ne fa cenno, non solo nessun medico specialista in Pneumologia non l’ha visitata, ma entra nella stanza un’infermiera e una (?) dottoressa o altra infermiera e cominciano a dire che se stringono il letti verso le pareti si riesce a incastrare un letto in più per le persone che sono in attesa di ricovero. A questo punto mia sorella si arrabbia e protesta con questa signora, rammentandole ciò che ho su descritto. Al che la signora in camice bianco (non so che “grado” abbia) si giustifica dicendo che c’è una situazione d’emergenza, che bisogna mettersi nei panni di chi sta aspettando di essere ricoverati e poi chiama una dottoressa specialista in Pneumologia che viene a visitare mia sorella.

Esito della visita? Deve consultarsi con altri colleghi e domani sarà sicuramente spostata in reparto. Pazienza ci vuole…

Ore 20, me ne vado passando per il Pronto soccorso e vedo una situazione incredibile (un’altra): quasi tutte le sedie sono occupate (100? 150? 200 persone?). N.B. mia sorella è una donna di 55 anni con un tumore al seno senza speranza, un’aspettativa di vita (secondo gli oncologi di Aviano) di qualche mese, un braccio inutilizzabile per il rigonfiamento dei linfonodi di ascella, petto e collo e con dolori che non si riescono a domare.

Luca Vivian
Santa Maria di Sala

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