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giovedì 28 Ottobre 2021

Nuova ordinanza di Zaia, le scuole superiori rimangono chiuse a gennaio. Prorogata la didattica a distanza al 100%

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Nelle ultime 24 ore in Veneto sono stati registrati 1.642 positivi al Covid. In regione sono tremila e 59 i ricoveri, 3459 con le 400 terapie intensive incluse; 6813 morti, i dimessi sono 11.060 e da oggi nel bollettino ci sono i 16.748 vaccini già fatti in Veneto, che vengono somministrati fino alle 22.30 della sera, il 43% della quota. Oggi, lunedì 4 gennaio, arrivano le 38 mila dosi regionali settimanali e ogni persona vaccinata ha già l’appuntamento per il richiamo. Questa la fotografia della situazione del presidente della Regione Luca Zaia. «Sui vaccini stiamo spingendo dannatamente – ha detto Zaia – intanto per mettere in sicurezza le persone più a rischio, sanitari e case di riposo. Poi passeremo agli ultraottantenni. Una preghiera: abbiamo persone in quarantena che si danno alla macchia. Prego tutti di rispettare le regole. Ne veniamo fuori, ma la velocità è direttamente proporzionale al nostro impegno». La preoccupazione è anche quella, ha confermato il governatore, dei ristori per le attività produttive nell’eventualità di un’estensione temporale delle restrizioni.

Il governatore del Veneto ha firmato un’ordinanza nuova per la chiusura delle scuole superiori per tutto il mese di gennaio, in regione, vista la possibile terza ondata. Prorogata dunque la didattica a distanza al cento per cento per tutto il mese. «Non ci sembra prudente la ripartenza – ha detto Zaia – viene perciò procrastinata la dad al 100% fino a fine gennaio. Un sacrificio, tifiamo anche noi perché la scuola sia in presenza ma la situazione epidemiologica non lo consente». Avvisati: la dottoressa Carmela Palumbo dirigente scolastica regionale, il prefetto Vittorio Zappalorto, l’assessore regionale all’Istruzione Elena Donazzan. «La preoccupazione è importante. Non abbiamo problemi sui trasporti – ha ribadito Zaia – Siamo pronti per un servizio al 75%, come previsto dall’originario decreto, ma in questo momento il problema è di assembramenti naturali che si creano, di ragazzi che devono vivere per ore in ambienti chiusi e spesso sono asintomatici. È un sacrificio per tutti. Ma questo è quello che dobbiamo fare per il bene della comunità oggi». Non è noto a questo step della pandemia, ha spiegato il presidente, con quale velocità si sviluppino le mutazioni del virus. Per questo, «abbiamo il dovere di preservare quanto è più possibile l’incolumità della popolazione. Abbiamo capito che c’è qualcosa che non torna».

Nell’ordinanza si è dato mandato alle aziende del trasporto pubblico di riorganizzare i mezzi in funzione della disposizione. «Non sapendo il 7 gennaio quali classificazioni ci saranno con i nuovi parametri, che decideranno gli scienziati, si rischiava – ha spiegato Zaia – di aprire per richiudere subito. L’Rt è sopra 1 in diverse regioni. Non sappiamo perché le restrizioni non abbiano dato risposte. La raccomandazione è quella di rispettare le regole, indossare la mascherina in maniera ossessiva, evitare le occasioni di incontro non utili e non necessarie: fare in modo che gli ospedali non rischino il collasso. Questo virus non guarda in faccia nessuno».

Videoconferenza notturna, tra domenica e lunedì, delle regioni con i ministri dell’Autonomia Francesco Boccia e della Salute, Roberto Speranza. «C’è preoccupazione, l’Italia ha due settimane di ritardo sulla curva epidemiologica europea – ha detto il presidente – Il tema dell’aumento dei contagi nonostante le restrizioni, talvolta anche importanti, come in Germania, riguarda la crescita dei positivi. La Gran Bretagna ha 60 mila casi al giorno, il nostro Paese è attorno ai ventimila. In Veneto siamo ad oggi a 15 giorni di restrizioni. E le curve non calano (nemmeno crescono ad oggi). È una situazione atipica, quella emersa in Veneto (nonostante al 7 gennaio avremo 20 giorni di restrizioni, tra zona rossa e arancione che sono simili sulle chiusure). La mutazione inglese, molto più contagiosa, è stata acclarata. Noi governatori abbiamo chiesto al governo che i massimi esperti, Istituto superiore della sanità e comitato tecnico scientifico, decidano ciò che va fatto, senza che poi emergano contestazioni. Lo si faccia in modo incontrovertibile. Alla fine bisogna decidere», ha detto Zaia.

Il provvedimento riguarda 117 mila studenti e 18 mila dipendenti scolastici fra corpo docente e operatori (pubbliche e paritarie). «Dalle rilevazioni sappiamo che l’incidenza dei contagi è alta nelle scuole superiori», ha detto il dottor Luciano Flor, dirigente della Sanità veneta, che ha aggiornato la situazione epidemiologica, sia scolastica che ospedaliera. «Nell’ultimo mese e mezzo la quota dei ricoveri ordinari non è aumentata molto, ma i malati che guariscono corrispondono a quelli che si infettano ed entrano negli ospedali. Finché non calano i ricoveri ordinari, non si abbasseranno i malati in rianimazione – ha detto Flor -. Dai malati non intensivi si sviluppano pazienti nelle sub-intensive e intensive, è questo a preoccupare – Ad oggi ci sono comunque 56 posti in Rianimazione liberi e gli ingressi Covid nuovi sono stabilizzati attorno ai 15 al giorno. Ci sono in totale 700 posti nelle terapie intensive occupati ad oggi, meno di 400 per Covid. Ma non vogliamo aumentare la quota delle rianimazioni attivate, per questo guardiamo con attenzione all’andamento dei contagi e alla gestione della scuola».

 

 

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