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Notre Dame come la Fenice di Venezia. Anche oggi un cantiere e lavori

Notre Dame di Parigi avviluppata dalle fiamme è una visione che spezza il cuore. Da Donald Trump a Giuseppe Conte, dal sindaco di Londra, alla cancelliera Merkel, tutti hanno parole di grande sconforto. Parigi e il mondo intero sono sotto shock per l’incendio che ha devastato la cattedrale.
Nel video qui sotto i drammatici attimi della guglia crollata in diretta tv. Fotogrammi che continuano ad inondare i social mentre tutti esprimono solidarietà alla Francia.

Al momento dello scoppio del rogo, dentro lo storico monumento erano presenti numerosi turisti, fatti subito evacuare insieme a centinaia di parigini che in quel momento si trovavano nel quartiere intorno alla cattedrale. A quel punto, sul ponte Saint-Michel, si è formata una enorme folla che ha assistito impotente alla spirale di fumo che si alzava dal monumento e che ha presto avvolto il cielo della capitale francese che da blu è poi diventato arancione.

Le immagini hanno fatto presto il giro del mondo e Twitter è stato inondato di messaggi di tantissimi politici. Tutti sotto shock, tutti ancora increduli dopo aver visto le immagini in diretta. Quanto avviene a Notre-Dame è “un colpo al cuore per i francesi e per tutti noi europei”, ha scritto il premier Giuseppe Conte. “E’ così orribile vedere il grande incendio alla cattedrale di Notre-Dame a Parigi. Forse gli aerei anti-incendio potrebbero essere utilizzati per spegnerlo. Occorre agire in fretta”, ha cinguettato il presidente Usa Donald Trump, senza risparmiarsi neanche in questa occasione una vena polemica. Poi il tweet della first lady Melania Trump: “Il mio cuore si spezza per Parigi dopo il rogo a Notre Dame, sto pregando per la
sicurezza di tutti”.

“Fiamme sviluppate dall’alto, alimentate probabilmente dalla copertura lignea del tetto: una situazione difficilissima per i nostri colleghi che ora potranno solo contenere i danni evitando la diffusione del rogo”. Così Fabio Dattilo, capo del Dipartimento dei vigili del fuoco commenta all’ANSA l’incendio di Notre Dame. E in questo caso, aggiunge, “è anche impossibile l’intervento degli elicotteri, che sarebbe inefficace”. Nel mirino i lavori di ristrutturazione sulla cattedrale: “anche il Teatro della Fenice a Venezia bruciò quando c’era un cantiere”.

Dattilo tiene ad esprimere “vicinanza a quei colleghi che stanno lottando e che vedo non stanno notre dame incendio net boxavendo molta fortuna nelle operazioni di spegnimento. Uno – aggiunge – si aspetterebbe che dall’alto arrivassero i nostri, cioè degli elicotteri che gettassero acqua sulle fiamme ma questo non si può fare perchè se il tetto è ancora sano l’acqua non arriva sull’incendio; se invece è rotto, gettare acqua all’interno non serve”.

Le immagini che rimbalzano da Parigi riportano l’ingegnere proprio all’altro incendio devastante che ci ha colpiti, quello che il 29 gennaio del 1996 ha colpito il teatro veneziano. “Ho vissuto quella tragedia – ricorda – e normalmente questo tipo di incendi sono dovuti alla copertura lignea dei tetti che all’epoca si utilizzava. Probabilmente si è sviluppato così rapidamente perchè è partito dalla parte alta ed è più difficile spegnerlo rispetto ad un rogo partito dal basamento. E’ impossibile entrare dentro per il rischio crolli e solo attraverso le scale e dall’esterno si può gettare acqua”. Nel mirino ci sono poi le impalcature che circondavano la chiesa. “Anche alla Fenice – osserva – l’incendio nacque mentre erano in corso dei lavori di restauro. Si può quindi anche ipotizzare una superficialità legata all’organizzazione del cantiere”.

Il capo del Dipartimento segnala poi un altro aspetto che ha giocato a sfavore degli uomini impegnati nelle operazioni di spegnimento. “Normalmente – osserva – le chiese non hanno piani particolari anti-incendio ed il rischio aumenta se non si pone un occhio speciale alla prevenzione”. Le chiese, rileva Dattilo, “non sono soggetti ai normali controlli per la prevenzione degli incendi che riguardano gli edifici civili”.
Ora, riflette l’ingegnere, “si può solo sperare di contenere le fiamme e sperare di ricostruire Notre Dame come è stato fatto per la Fenice”.

 
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Ed è infatti questo il punto di vista dei restauratori.
Il Teatro La Fenice di Venezia tornò sette anni più tardi “com’era e dov’era” dopo l’incendio della notte del 29 gennaio 1996, che oggi è parso rivivere nelle drammatiche immagini di Notre Dame avvolta dalle fiamme.

Fatte le debite proporzioni, per il simbolo religioso, anche quello del Teatro di Venezia fu uno choc che dall’Italia si allargò al mondo. Un dolore aumentato dal fatto che l’incendio della Incendio Fenice: io doppiamente offeso dalla trasmissione tv del ventennaleFenice fu certamente doloso: durante opere di manutenzione, anche in quel caso, ma provocato da due elettricisti (poi condannati) che volevano evitare il pagamento di una penale per i ritardi della loro impresa.

Numerosissime furono le polemiche sulla ricostruzione del Teatro, tra scandali e nuove gare d’appalto. Ma alla fine, il 14 dicembre 2003, la Fenice rinacque dalle ceneri, con un concerto diretto dal maestro Riccardo Muti. Sono stati necessari esattamente 630 giorni all’impresa che si aggiudicò la ricostruzione per restituire il teatro alla città.

Uno dei protagonisti del progetto fu lo scultore e mascheraio veneziano Guerrino Lovato, che con la sua ditta, ed altre di supporto, rifece completamente la cavea della Fenice, tutta il legno, stucchi e cartapesta. “Il teatro che ora si vede – spiega Lovato – è per gran parte di cartapesta, e per il 20% in legno, anche i palchi. Si’, perchè deve essere come un ‘violino’ che suona”. Le uniche parti in gesso sono le Neridi, le statue più in alto, e i putti del palco reale.

L’impresa era quella di “ricostruire un teatro antico”, senza che vi fossero foto delle decorazioni del ‘700, o un ‘sostituto’ grafico a parte. Così Lovato ha realizzato prima i disegni di quelle decorazioni e quegli stucchi, “180 metri quadri di disegni, per riportare sul piano ciò che doveva essere ricreato tridimensionalmente”. Quindi sono stati prodotti i calchi, in creta o in gesso, delle decorazioni da rifare. “In un solo anno – ricorda – abbiamo rifatto da capo 300 metri di ornati, e 12 figure”. “Non una copia – sottolinea Lovato – ne’ un falso: il compito era quello di ‘evocare’ il teatro precedente”. Anche perchè il fascino della patina del tempo è un’atmosfera che solo il tempo può restituire.

Per Lovato è comunque difficile fare un paragone di questi momenti tra Fenice e Notre Dame. “Qui c’era soprattutto legno e cartapesta, a Parigi c’è una cattedrale fatta di pietra e marmi, c’è sicuramente una documentazione fotografica dettagliata, si potrà rifare tutto”. “Anche perchè – conclude – i francesi non hanno il tabù di noi italiani. Loro non hanno timore in questi casi a rifare le cose antiche esattamente in stile”.

Il video di uno dei servizi su Notre Dame in fiamme di questa notte qui sotto.

Riproduzione Riservata.

 

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