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Muore la libreria francese a Venezia: la città diventa più povera

La Libreria Francese di San Giovanni e Paolo chiude. Al suo posto arriverà un ristorante

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Muore la libreria francese a Venezia: la città diventa più povera

Chissà se la città le sente le ferite che stanno trasformando il suo volto, chissà se si interroga, se le provocano dolore. E cosa dice, cosa fa, chi, al timone di una città d’arte come la nostra Venezia, assiste immobile e lontano allo spegnersi di una libreria storica, La Libreria Francese di San Giovanni e Paolo, un gioiello di raffinatezza e fucina di curiosità e profusione culturale, che da quarant’anni valorizzava il tessuto artistico della città.

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Anche chi non vi accedeva e non sembrava apparentemente interessato ai libri, sapeva che “quello” era un posto speciale e sbirciando all’interno di tanto in tanto poteva osservare uomini donne impegnati a leggere, a toccare i libri, ad accarezzare la carta della copertina e poteva perfino, per un attimo, rimpiangere gli anni che non erano prigionieri della tecnologia informatica, dei tempi che si rincorrono in una richiesta continua del futuristico e inquietante mondo mediatico.

Ha resistito fin che ha potuto quel luogo di cultura che testimoniava la presenza di libri francesi, e non solo, luogo d’incontro e di confronto fra artisti, editori, estimatori che frequentavano la libreria salvandosi da un contorno fatto di agenzia immobiliari, negozi per turisti, ristoranti e osterie.

La libreria è nata nel 1976 per volontà di Dominique Pinchi, che è anche musicista, pittore amante di tutte le forme d’arte, con la voglia di trasferire e consolidare motivazioni culturali in questa Venezia, che pur immersa nell’arte, non riesce a cogliere e valorizzare le occasioni da non perdere in una scommessa vitale che potrebbe anche chiamarsi patto culturale da rispettare. Forte e struggente si è fatta strada la speranza di veder crescere l’interesse da parte dei veneziani per questo posto “faro”, accogliente che lui stesso alimentava e curava con la sua socia Ornella Caon.

L’appello alla politica è andato a vuoto, consola in parte il riconoscimento attribuitegli dal ministro alla Cultura francese Aillagon con l’onoreficenza di Officier des arts et des letters, nutre la mente il ricordo dei tanti intellettuali, politici come il presidente Mitterand, che hanno apprezzato il suo libro sull’arte rinascimentale “A che santo votarsi” e le pur non poche espressioni di rammarico dei veneziani che a quella libreria, a quella atmosfera si erano abituati.

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Ora quelle stanze accoglieranno un ristorante e come in un brutto sogno scacceranno dalla vista il fantasma libro, grazie all’insensibilità politica di chi tutto quel che è accaduto avrebbe potuto e voluto evitare: un’altra sconfitta per l’identità culturale della città, ma anche uno scorno verso la ricerca di una umanità necessaria di cui i libri, le librerie fanno parte e rispondono ad un bisogno della mente e del cuore che coinvolge anche chi, senza saperlo, sente l’esigenza e la ragione del loro esistere e resistere.

Andreina Corso
Andreina Corso
Cittadina 'storica' di Venezia, si occupa della città e della sua cronaca. Giornalista, insegnante, autrice letteraria, poetessa.
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  1. Se quei libri fossero stati comprati di tanto in tanto invece che solo sfogliati e guardati magari la libreria sarebeb ancora li, il mercato è il mercato. I libri comprateli su Amazon o andate in biblioteca.

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