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Monica, la bionda, la grassa, quella un po’ strabica. Di Cesare Colonnese

un panino col salame che non sara’ di certo il mio pranzo, ma il mio spuntino da passeggio e che, apparentemente, stona un po’ col profumo delle crepes, ma in quel momento ci sta qualsiasi cosa. Salame, cioccolato, zucchero, sale, rosso, blue, verde, giallo… va bene qualsiasi cosa e colore. Sono le senzazioni da cui […]

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un panino col salame che non sara’ di certo il mio pranzo, ma il mio spuntino da passeggio e che, apparentemente, stona un po’ col profumo delle crepes, ma in quel momento ci sta qualsiasi cosa.

Salame, cioccolato, zucchero, sale, rosso, blue, verde, giallo… va bene qualsiasi cosa e colore. Sono le senzazioni da cui mi lascio catturare perche’ loro, diverranno poi i miei ricordi, quelle cose della mia vita che non dimentichero’mai piu’. Esatto si, mai piu’.

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I colori, la fisarmonica che suona, il sole che mi da luce e mi riscalda, sembra tutto calcolato per farmi innamorare di Lei. Tutto sembra collocato in quel posto per un motivo, perfino io. Questa e’ Parigi, questa e’ la Parigi che Amo, la Parigi che ho sempre conosciuto e che vorro’ tornare a vivere, presto. Lontana dall’orrore, dalla malinconia, dal sangue che ho visto in questi giorni e mi ha fatto soffrire. Quella Parigi che non volevo riconoscere nei video. No,non e’ Lei. Parigi e’ un altra cosa. Parigi e’ la parata a Place de la Republique. Quella si, e’ Parigi, la riconosco.

Verso sera coi piedi stanchi cammino ancora per Le Marais e finalmente esausto mi siedo in un pub dove trovo alcuni simpatici amici francesi. Son tutti grandi e grossi come me. Il mio parlar francese e’ approssimativo, sorrido spesso e cerco di farmi capire nel migliore dei modi. Quando ai francesi dico Venise loro si illuminano e sembra quasi che abbian visto la laguna riflessa nei miei occhi. Allora ci vuole una birra per parlare di Venezia, per raccontarsi un po’. En bier si vous plait, questo lo ho imparato bene e velocemente.
En bier, en bier. Due, tre, quattro. Uff che birre grandi, penso. En birin si vous plait. Eh no brontolo su per me,i birrini son cosa veneziana.

In quel momento mi viene in mente che l’indomani, di mattino presto rientrero’ a Venezia e che le chiavi di casa le ho lasciate al mio Amico Renato per far sì che durante la mia assenza si prendesse cura dell’acquario.
Consapevole di aver speso quasi tutto il credito telefonico, penso bene di mandare un sms a Renato per raccomandare di lasciare le chiavi a Monica, la mia vicina.
Messaggio inviato.

Ne arrivano due in risposta,contemporaneamente.
“Il suo credito e’ di 60 centesimi”.
“Non conosco nessuna Monica!”
Monica, la ragazza bionda che abita in campo, vicino al negozio di alimentari, rispondo io.
“Mi no conosso nisuna Monica che abita in campo, sbotta lui in dialetto veneziano!”
Beep beep. “Credito 20 centesimi”.

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Un Amico francese si affaccia dalla porta del pub: en bier? Cesàr, en bier?
En bier ouì, merci bocoup rispondo io parlando un perfetto francese acquisito con l’aumento del tasso alcoolico.
Intanto col telefono in mano penso al messaggio da mandare a Renato, il mio penultimo prima di finire il credito.
“La chiave la devi lasciare a Monica, la bionda, la grassa, quella un po’ strabica”.
“Mi no conosso nissuna straocia che se ciama Monica”, ribatte.

Ultimo messaggio e poi saro’ senza credito.
“La chiave la devi lasciare a Monica, la bionda, la grassa, quella strabica, la figlia di Toni. Ostrega no, penso…. el xe morto!”
Allora cancello e riscrivo tutto.
“La chiave la devi lasciare a Monica, la bionda, la grassa, quella strabica, la figlia del morto”.

In quel momento, confuso dalla magia di Parigi, dall’amico francese che mi porgeva l’ennesina birra, dal profumo di crepes al cioccolato, dal credito che stava per finire, comincio a cercare sulla rubrica il nome del mio amico a cui spedire il messaggio, ma mi confondo.

A,b,c,…h,i,l,m,m,m,mo,mon,moni,Monica…invia Monica?
Si,invia Monica.
Inviato Monica.
Inviato Monica!

Cesare Colonnese

[15/01/2015]

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