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Monica Busetto, assistente per anziani, l’assassina di Linda Pamio per la Procura di Venezia

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Incastrata da una collanina che aveva rubato all’anziana prima di massacrarla con 40 coltellate. Questa la tesi che ha inchiodato la presunta assassina: Monica Busetto, 61 anni, assistente degli anziani all’ospedale Civile San Giovanni e Paolo di Venezia. E’ lei la presunta omicida di Lida Pamio, l’anziana di 87 anni trovata senza vita dal nipote il 20 dicembre del 2012 nella sua casa di viale Vespucci. La donna è stata arrestata giovedì all’alba mentre usciva di casa per recarsi al lavoro.

Monica Busetto vive da sola in un appartamento davanti a quello della vittima, al secondo dei quattro piani della palazzina dove avvenne l’efferato delitto. Le indagini della squadra mobile della Questura di Venezia avevano preso in esame principalmente il palazzo in cui viveva l’anziana che aveva fatto entrare in casa una persona a lei conosciuta.

Non c’erano segni di effrazione alla porta, ma c’erano tracce, quel giorno nevicava, di passi verso l’esterno dello stabile, per cui il delitto doveva essere maturato all’interno nel nucleo condominiale.

Escluse alcune famiglie, i cui componenti erano anziani, le indagini si erano dirette verso altre persone, tra le quali Monica Busetto. Era poi emerso che tra le due donne c’erano antichi dissapori.

Il delitto, poi, non era maturato a seguito di una rapina. Sebbene la casa fosse a soqquadro, all’appello mancava solo una collanina. A terra, sul pavimento, nelle pozze di sangue erano state trovate una medaglietta e una fede che la donna, come testimoniò il nipote che trovò per primo il cadavere, teneva appesi appunto con una collanina.

Una collanina che, però, sarebbe stata successivamente trovata in un portagioie nella camera di Monica Busetto. Il monile era stato lavato, ma una traccia, sebbene flebile ma sufficiente, è stata rinvenuta dalla polizia scientifica. Comparata con il Dna della vittima non ha lasciato alcun dubbio: la collanina era di Lidia Pamio.

Un elemento di prova che ha convinto la procura lagunare ad emettere un’ordinanza di custodia cautelare.

Redazione

[30/01/2014]

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