Mensa non pagata, alla bambina kracker e una scatoletta di tonno

Mensa non pagata alla scuola elementare: mentre arriva l’ora di pranzo e gli “scodellatori” servono un primo e un secondo ai bambini, ad una bambina viene fornito un pacchettino di kracker e una scatoletta di tonno. La piccola, vedendo gli altri bambini mangiare, scoppia in lacrime.

Un trauma emotivo enorme solo a pensarci ma, a quanto pare, inevitabile stando a quanto dicono gli interessati.

Il fatto è accaduto in una scuola elementare di Minerbe, paese della provincia di Verona.
L’amministrazione locale parla di un’insolvenza «reiterata» da parte dei genitori (una coppia marocchina), di arretrati sul credito dei pasti della scuola, di avvisi e richieste di incontro che cadono nel vuoto.

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Il sindaco Andrea Girardi ha parlato di una scelta dolorosa ma inevitabile, ha raccontato dei problemi di bilancio: «Ci siamo trovati con decine di insolventi – spiega – non riuscivamo a coprire i costi. Abbiamo tentato di avvicinare quella famiglia in ogni modo, abbiamo chiesto ai genitori che presentassero i moduli per l’esenzione, fornendo il proprio reddito Isee, abbiamo proposto loro un lavoro socialmente utile… nulla da fare. E dire che aiutiamo una trentina di famiglie in stato di difficoltà in quella stessa scuola».

Ad alzare la voce a livello locale è stato invece il Partito democratico, con un nota sottoscritta dalla segreteria provinciale. «Che giustizia è quella che umilia una bambina delle scuole elementari per la morosità dei genitori?».

La mensa della scuola non pagata in effetti può diventare un problema: con i ticket di 4 euro al giorno si deve pensare di provvedere ad una “ricarica” di circa 100 euro al mese e non è difficile trovarsi con una morosità arretrata e crescente. Decine di casi di insolvenze sono stati “appianati” con il dialogo con gli uffici pubblici, nel caso di questa bambina, invece, non c’era risposta da parte della famiglia.

A difesa del comportamento dell’ “istituzione” molti cittadini di Minerbe. «Le agevolazioni per i casi sociali ci sono. Perchè gli altri devono pagare e qualcuno no? Sono i genitori che devono tutelare i bambini. Il Comune aveva già avvisato tre volte la famiglia. Bisogna chiedere in qualche modo il rispetto delle regole».

Antonio Candreva, calciatore dell’Inter, venuto a conoscenza della vicenda, ha preso in mano il telefono e ha chiamato il sindaco di Minerbe: «Ci penso io a pagare la mensa alla bambina».
Come spesso accade è la solidarietà dei privati che riesce a colmare le fratture che si creano con il sistema pubblico.

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Una persona ha commentato

  1. Se questa è scuola – La gogna di una bambina in mensa a Minerbe

    Delle lacrime di una bambina umiliata cosa conosciamo? Sono anche le nostre? Quanto ci importa il sussulto che le ha precedute quando ha vissuto la mortificazione di vedere il suo piatto servito nella mensa della scuola diverso da tutti gli altri? Non era un pasto in bianco, o particolare come quello che si cucina per i bambini che soffrono di allergia o che non mangiano alcuni alimenti. Ecco il pasto di una bambina, figlia di genitori poveri e perfino stranieri:una scatoletta di tonno e un pacchetto di crakers, ci informano le cronache. Un pasto freddo, di cinica crudeltà. Un pasto vergognoso decretato da un sindaco leghista che conosce il diritto come il cinese e lui sì, che rappresenta lo Stato, sa fa rispettare le regole: gli altri genitori, quelli che pagano la retta puntualmente, non li fa imbrogliare con la scusa della povertà! Guai a discriminarli. La bambina ha pianto, i suoi compagni hanno assistito a quella gogna. Cosa avranno pensato? Si parla molto di bambini, di ragazzi, in queste giornate, dal sogno di Greta, che vuole salvare il mondo, al coraggio di Simone nel difendere i nomadi aggrediti a Roma e poco sappiamo dei silenzi dei bambini stranieri, poveri, deboli e del loro sconforto quando non ricevono in mano l’invito del compleanno di un compagno ed escono da scuola avviliti, anche se hanno imparato a non piangere. Ci si fa l’abitudine, per così dire. Così ora è il momento di ricordare i bei gesti, come quelli delle insegnanti che talvolta donano il loro pasto ai bambini, dei benefattori che pagheranno gli arretrati, come il calciatore dell’Inter Antonio Candreva. Delle lacrime di una bambina umiliata, ci importa?

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