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Vittima infezione in ospedale raccolse prove prima di morire. Era un medico, Procura disporrà l’autopsia.

La presenza del microbatterio Chimera, che si annida nel macchinario che assicura la circolazione extracorporea durante gli interventi di cardiochirurgia, è ritenuta all’origine del decesso del dottor Paolo Demo, 66 anni, morto lo scorso 2 novembre dopo un calvario di sofferenze all’ospedale di Vicenza. Era stato lo stesso medico, prima di morire, a indagare sull’origine dell’infezione che lo stava uccidendo.

Operato nel gennaio 2016, e rioperato a dicembre 2017, Demo aveva lasciato al suo legale, Pier Carlo Scarlassara, i documenti per approfondire l’accaduto.

Ora tutto è condensato in un esposto messo nelle mani della magistratura, chiamata a verificare responsabilità della struttura sanitaria vicentina, a cominciare da un’autopsia.

“L’esame è stato fissato per mercoledì prossimo – ha detto Scarlassara -. Noi interverremo con un nostro consulente, ma spetta alla Procura avvisare eventualmente chi potrebbe essere chiamato a rispondere penalmente”.

La ditta che produce il macchinario per la circolazione extracorporea aveva allertato i propri clienti del rischio. Ad aprile 2015 la comunità medica era informata, ma solo nel maggio 2017 l’Ulss vicentina chiese di sostituire l’apparecchiatura, dal momento che la sostanza indicata come adatta alla disinfestazione si può usare solo in locali aerati, impossibile per le sale di cardiochirurgia di Vicenza.

Il dubbio del dottor Demo – fino a pochi giorni prima del decesso – riguardava non solo la sua stessa sorte, ma anche quella di 900 pazienti che ogni anno si sottopongono a cardiochirurgia. Il batterio chimera, infatti, ha una latenza che va da uno a cinque anni.

 
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“Fino all’ultimo – spiega Scarlassara – il dottor Demo si è comportato da medico. Era più preoccupato di altre persone che, come lui, potevano essere state infettate, che di se stesso”.

Entro mercoledì è presumibile che la Procura invii avvisi di garanzia. Poi saranno le consulenze e le perizie specialistiche a dire se vi siano state delle responsabilità sul piano penale e su quello civile.

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