Lido, Italia Nostra contro la demolizione dell’ex ospedale al Mare

ultimo aggiornamento: 28/05/2020 ore 16:06

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Principio di incendio all'ex Ospedale Al Mare di origine dolosa
Lido, Italia Nostra interviene contro la demolizione dei padiglioni dell’ex ospedale al Mare con una dura nota della sezione di Venezia.

“La notizia che giovedì 28 maggio la Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale del Mibact – si legge nel testo – esaminerà la richiesta di Cassa Depositi e Prestiti (proprietaria dell’area) di demolire ben 5 edifici vincolati dell’ex Ospedale al Mare al Lido di Venezia ci lascia interdetti”.

“Gli edifici di cui è stata chiesta la demolizione sono i seguenti: Padiglione Vicenza, Padiglione Verona, Padiglione Venezia, Padiglione Belluno e Padiglione Orfani di Guerra. Si tratta – proseguono dall’associazione – di edifici dichiarati tutti di interesse culturale con decreto del 20 maggio 2008 dell’allora Direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici Ugo Soragni. Ora se ne chiede la totale distruzione in palese contrasto con l’art. 20 del Codice dei beni culturali che stabilisce che «I beni culturali non possono essere distrutti, deteriorati, danneggiati o adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico oppure tali da recare pregiudizio alla loro conservazione».”


Al posto dell’ex nosocomio che oggi versa in stato di abbandono, ad eccezione dei servizi rimasti operativi nel “Monoblocco”, sorgerà un resort di lusso.

“L’atto che potrebbe adottare la Commissione (l’autorizzazione alla demolizione) appare – prosegue la nota – oltremodo grave in quanto il decreto di cui sopra espressamente accerta come «La singolare struttura a padiglioni dell’Ospedale al Mare, come sopra descritta, si ritiene di estremo interesse nel suo insieme in quanto complesso di immobili nato con precisa finalità di servizio sanitario pubblico, che vede al suo interno interessanti esempi di architettura del primo Novecento».

Si comprende bene come la distruzione di ben 5 Padiglioni altererebbe irrimediabilmente il “complesso monumentale” sotto il profilo architettonico e paesaggistico e la percezione visiva che di esso hanno le persone”.


Nel progetto è prevista la demolizione del monoblocco (ex Padiglione Rossi), ma anche il mantenimento di tutti i servizi sanitari oggi presenti e della piscina coperta nelle nuove strutture del complesso riqualificato, dotate delle più avanzate e moderne tecnologie, con adeguate dotazioni di spazi verdi e a parcheggio.

“Ma anche i singoli Padiglioni – scrivono da Italia Nostra – rivestono interesse monumentale e storico particolarmente importante: il Padiglione Verona (1922), per esempio, è estremamente rilevante per la storia delle istituzioni collettive sanitarie, in quanto fu il primo padiglione realizzato anche con finanziamenti privati (in cambio il reparto veniva intitolato alla città di provenienza cui veniva riservato un numero di posti letto). Il padiglione fu anche il primo a ospitare tubercolotici di ogni età; per cinquant’anni, infatti, l’ospizio marino era stato adibito esclusivamente alla cura dei bambini e l’introduzione degli adulti segnò la sua definitiva trasformazione da ospizio in ospedale; il Padiglione Orfani di Guerra (1933) ha una caratteristica forma a L con due spettacolari loggiati ai piani secondo e terzo chiusi da una balaustra che non hanno similitudini in altre parti del complesso monumentale. Il Padiglione, fra l’altro, è stato immortalato nel documentario Prossimi al mare, del cineasta Daniele Frison; il Padiglione Venezia, realizzato tra il 1923 e il 1924 su progetto dell’ingegner Antonio Spandri, è una delle costruzioni che meglio hanno conservato le loro caratteristiche architettoniche rispetto all’originaria realizzazione”.

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