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“L’identità di Venezia: priorità disattesa dalle varie amministrazioni di Cà Farsetti”. La lettera

Venezia LA SALVAGUARDIA DELLA SUA PROPRIA IDENTITA’: UNA PRIORITA’ DISATTESA DALLE VARIE AMMINISTRAZIONI POLITICHE AVVICENDATISI NEL CORSO DEGLI ANNI A CA’ FARSETTI “È evidente che una città può essere salvata soltanto insieme ai suoi abitanti”, faceva saggiamente notare, già più di una cinquantina di anni or sono, l’allora direttore generale dell’Unesco René Maheu. Il quale, […]

Venezia

LA SALVAGUARDIA DELLA SUA PROPRIA IDENTITA’: UNA PRIORITA’ DISATTESA DALLE VARIE AMMINISTRAZIONI POLITICHE AVVICENDATISI NEL CORSO DEGLI ANNI A CA’ FARSETTI

“È evidente che una città può essere salvata soltanto insieme ai suoi abitanti”, faceva saggiamente notare, già più di una cinquantina di anni or sono, l’allora direttore generale dell’Unesco René Maheu. Il quale, nella prefazione di un noto rapporto dell’Unesco su Venezia relativo alla “tragedia demografica della città storica”, chiariva meglio questo suo pensiero affermando, fra l’altro, che “quando si parla del problema della morte di Venezia, si allude quasi sempre all’aspetto fisico (statico, geologico, idraulico) e all’aspetto ecologico; e che da parte di taluni si arriva a riconoscere gli aspetti monumentale ed edilizio, e da parte di pochi quelli abitativi, dei servizi e dei trasporti”.

“Ma ben pochi hanno avvertito fin qui la questione di fondo, che sott’intende e ingloba tutte le altre questioni: quella dei veneziani, della loro vita nella struttura della città, della fruizione di essa per vecchie e nuove funzioni civili.”

Ma se già allora, come ebbe modo di rilevare e sottolineare eloquentemente Renè Maheu, furono ben pochi ad avvertire tale esigenza prioritaria di una Venezia da intendersi  come società, come collettività, di cui salvaguardare anzitutto la popolazione residente –  l’unico e indispensabile elemento atto a dare continuità e sostegno alla sua propria e più autentica identità che l’aveva contraddistinta e caratterizzata  nel corso dei secoli – oggi c’è il fondato sospetto, se non la certezza, che siano ancora meno –  se non, addirittura,  nessuno o quasi –  visto e considerato che la popolazione di Venezia si è ridotta nel frattempo, com’è noto, ai suoi minimi storici. E che l’intera città ormai da tempo, non a caso, al posto delle abitazioni per residenti che ospitava un tempo, pullula di Bed and Breakfast e locazioni turistiche.

Enzo Pedrocco

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8 persone hanno commentato. La discussione è aperta...

  1. L’unico spiraglio di Venezia all’interno di questo paese lontanissimo dalle realtà locali era la separazione da Mestre. Pseudo intellettuali progressisti, ma di fatto rozzi indottrinati, si sono sempre messi di traverso alla separazione dei comuni. Adesso le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. E a ben poco serve sentirsi dire che forse sì, alla luce di come è andata sarebbe stato meglio: è come pentirsi di un omicidio, non c’è soluzione.
    Questi benpensanti sono quelli che hanno spianato la strada e meritano più di altri l’attuale amministrazione. Grazie

    • hai perfettamente ragione, ma io sono meno ingenuo: non solo pseudo-intellettuali ma anche affaristi peracottari hanno cavalcato la tigre di non dividere per non perdere affari, e questi erano già la maggioranza in tutti gli ultimi referendum. La soluzione è: solo la gente di Venezia dovrebbe votare per Venezia da sola, ma ciò non accadrà mai perché , appunto, gli affaristi sono ormai la maggioranza

  2. Per non parlare dei veneziani stessi che vendono le loro attività agli stranieri che poi ne fanno negozietti di chincaglierie made in china per i turisti od altre attività per loro uso. Non lamentiamoci se Venezia si spopola, non ci sono più le botéghe che servono per viverci in maniera stabile! È una vergogna e qui non c’entra il Comune.

  3. Grande fu la Serenissima importando spezie , tessuti , materie prime vendendole poi nel mondo conosciuto ma anche trasformandole in opere d’arte , abiti , gioielli, mobili e con vari distretti specifici nel “dominio ” che sono durati fino alla famosa età d’oro del nord est….poi piano piano politiche ideologiche massimaliste hanno cominciato a disfare il tutto e ora , che i maestri vengono a mancare , ci troviamo con la monocultura turistica

  4. “Ahi serva Italia, di dolore ostello…… non donna di provincie ma bordello”…..mi sembra di poter applicare questa famosa affermazione dantesca alla Venezia attuale. I veneziani quasi non esistono più e i pochi che possono dichiararsi ancora tali, non sono più in grado di intervenire nella progressiva scomparsa dell’autentica Città di Venezia, quella costituita da un popolo dalle doti eccezionali dimostrate in tutte le arti e in tutte le capacità umane per ben oltre 1.500 anni. Ai veneziani che si definiscono ancora tali, non resta che riconoscersi in nostalgiche ingenue conventicole ininfluenti, cantando “viva le glorie del nostro leon!” davanti a un consolatorio bicchiere di vino.

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