LA VOCE DELL’OBOE di Valentina Carinato [concorso letterario]

ultima modifica: 26/06/2020 ore 11:22

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Concorso Letterario de “La Voce di Venezia”. Prima edizione: “Racconti in Quarantena”

Il giro di chiave era completo. Così, da un giorno all’altro niente uscite, niente attività, niente visite. Io, come molti italiani avevo in ballo mille cose. Il corso di montaggio tecnico, le prove in un coro nuovo, il gruppo di lettura oltre al lavoro, le passeggiate e gli amici. Si chiuse tutto con un semplice click della chiave, tutti a casa al sicuro. La mia casa è costituita da due piani ed ha un grande giardino. Ci abitiamo io, mia sorella ed i miei genitori. La stretta convivenza ha messo a dura prova la mia stabilità mentale. Mi svegliavo con il ritrovato caffè della moka, del pane tostato, la marmellata di ciliegie, il riordino di capelli e viso. Passavo per le ore di battaglia al lavoro tra guanti, mascherina ed una manualità misera. Arrivava poi il momento di andare a casa, la cena e l’ora di buona musica. I Queen, Elisa, Bob Dylan, I Nomadi, Eros Ramazzotti, Emma ma anche Mozart e tanti altri creano una pila alta come un campanile accanto allo stereo che fa da chiesa. Del resto sono oboista, canto, ho “orecchio” affinato dagli anni di studio e passione. Nelle sere di reclusione mi ritrovai ad ascoltare le melodie del maestro Ennio Morricone. Il “Gabriels oboe” è nel mio repertorio ma m’innamorai del “Tema d’amore” quello del “Cinema paradiso”. Una melodia dolcissima, capace di tirarmi fuori tutte le lacrime. Poi, una sera, le lacrime svanirono per lasciare lo spazio ad una sensazione. Sentivo di poterla suonare con l’ oboe. Mio padre guardava sempre lo sport, mia sorella le telenovela e l’oboe si sente più d’un cannone. Fortunatamente esisteva il momento della “Spesa”. Mia madre che non ha la patente si faceva accompagnare da mio padre perché io a suo avviso dovevo “riposare”.


Ed eccomi così seduta ad intonare una per volta, a tempo le note (copiate da uno screenshot) del “Tema d’amore”. Quelle note accesero in me un’emozione sopita nel tempo. Stavo facendo musica! Io con il mio oboe! Senza pensarci troppo presi il telefono per farmi un video da scambiare con gli amici.

Tornarono i miei dalla spesa, tornarono le lamentele, la frenesia. Osservavo la medesima scena con la stanchezza che porta il ripetersi dei fatti. Vorresti andartene, avere una casa tua o semplicemente un po’ di pace. Arrivò la cena, il riordino e poi ancora la musica di Morricone. Molte pagine di Facebook e di Instagram lanciavano iniziative artistiche. Chi proponeva un contest letterario, chi fotografico, altri ancora di disegno. Tante piccole gare con il medesimo tema del corona virus. Un modo per trascorrere il tempo ed essere più vicini. Le mie ispirazioni dopo un po’ caddero nel vuoto sia per l’esaurirsi del tema che per un senso di rigidità. Mi sentivo bloccata. Bloccato nella sua stanza in casa di riposo con il telefono in perenne ebollizione il mio amico Marco rispondeva alternando uno stato di noia ad uno di coraggio.


Abituato ad avere la compagnia di parenti, amici ed assistenti personali a vivere di chiacchiere e caffè al bar si ritrovò solo. Io ero abituata a stare con lui per il senso di pace, per l’amicizia e per il senso di “Famiglia” dei suoi familiari.

Nel frattempo, alla sera entravo sempre più nelle musiche di “Ennio Morricone”.

Melodie toccanti, in grado di ambientare le scene dei film e di insinuare un’ormai crescente voglia di fare musica a modo mio! Cercai le note di “C’era una volta il west” feci lo screenshot, copiai, provai, suonai e registrai. Sapevo di poterla suonare perché nella melodia c’è una voce e la voce dei strumenti è l’oboe.

Nella versione originale ci sono anche altri strumenti tra cui violini, trombe, ecc… Io l’avevo suonata da sola ed il risultato mi commosse! Avevo fatto la musicista! Il mio primo approccio con l’oboe risale alle elementari.

La maestra preparò la lezione di musica con l’ascolto della favola: “Pierino il lupo”. La voce narrante di Roberto Benigni spiegava di volta in volta a quale ruolo corrispondeva uno strumento.

E mentre sognavo ascoltando l’oboe/papera la maestra mi richiamò.

A quei tempi ero l’emarginata della classe e lo sono stata fino ai primi anni delle superiori. Scegliere di suonare l’oboe è stata la scelta più facile e giusta perché mi ha dato sostegno e tanti amici musicisti come me. La condivisione su WhatsApp fu automatica come i complimenti. Passarono i giorni del lock down con una finestra sulla musica. Uscire mi sembrava fantastico. D’un tratto con un click della chiave ripresi quella polvere di vita che mi mancava.

Arrivarono complimenti dall’America e la proposta di suonare su una pagina fb.

La voce dell’oboe è tornata a farsi sentire in un momento terribile sotto le insospettabili melodie del maestro Morricone. E come un tempo m’ha salvata dal peggio o forse ha riacceso la luce su un sogno sopito nel tempo. Il sogno di fare la musicista.

 

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