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giovedì 28 Ottobre 2021

Moighea, a Venezia si canta una nuova canzone. VIDEO

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Arriva "Moighea" la canzone veneziana per descrivere la situazione della città d'acqua durante l'emergenza sanitaria e lanciare un appello per il suo futuro. Orecchiabile e ironica, affronta i temi dell'assalto turistico e dello spopolamento degli abitanti.

Moighea, a Venezia si canta una nuova canzone. In rima, con una melodia orecchiabile e quell’ironia tipica del dialetto veneziano. La cornice e lo sfondo sono proprio la città, in questa estate 2021: un anno e mezzo di emergenza sanitaria da coronavirus alle spalle, il centro storico lagunare che da spettrale torna ad essere preso d’assalto dai turisti.
Il ritornello e il titolo della canzone, “Moighea” per l’appunto (che si traduce in “smettila” o “piantala” in Italiano) è un crescendo nel ritornello.
Ascoltandola è impossibile non sorridere, ma anche non porsi qualche riflessione dopo un anno e mezzo di emergenza sanitaria che non ha fermato lo spopolamento degli abitanti.

“Non ti ho mai vista così bella, sei tornata regina del mare – le prime strofe della canzone tradotte in Italiano – è assurdo, ci voleva una pestilenza per ritrovare una dimensione normale”.
E ancora: “La città pian piano si svuota e anche il veneziano deve darsi una “refada” (svegliata)”.
Una canzone e un video girato tra campi e ponti veneziani sono un nuovo progetto di Cristiano Baldissera, veneziano che ha iniziato a lavorarvi a maggio per pubblicarla il 1 luglio.
“Dicono che a volte – spiega Baldissera – per rialzare la testa sia necessario toccare il fondo. Ecco, ritengo che il fondo lo abbiamo toccato”.

“Il progetto nasce da un’immagine – spiega l’autore – la laguna di Venezia, con tutte le sue isole, tornata ad una dimensione più naturale e sana. Una città che dopo tanti anni respira, tira il fiato. E nasce da una sensazione: dopo anni di resistenza e di sofferenza Venezia non era mai stata così piacevole e vivibile. Infine, il progetto nasce da una domanda: improvvisamente il mondo si è fermato, Venezia è tornata bella e vivibile, sarà questa un’occasione per riflettere, senza pregiudizi, sul futuro di questa città?
La mia intenzione iniziale – prosegue Baldissera – era dunque quella di raccontare la crisi della città lagunare attraverso una prospettiva corale e un tono ironico. Fin dall’inizio si è unito nella collaborazione il musicista Tomaso “Dema” De Mattia (leader della band dei Talco, di Marghera). Senza il suo contributo nulla di quello che è accaduto dopo sarebbe stato possibile. E per questo lo ringrazio”.

LA MELODIA

Baldissera spiega di esser partito da una melodia della voce e da un riff di chitarra. “A mano a mano che il processo si evolveva, si andava concentrando intorno ad un coro centrale, quasi gospel, che voleva esprimere in maniera sintetica la situazione di disagio avvertita in città. Il motto era diventato Moighea, smettila: appello di qualsiasi veneziano o estimatore di Venezia nel rendersi conto che la situazione sull’isola, da diversi anni, non è più sostenibile, da nessun punto di vista. I nemici non sono i turisti, fonte di sostentamento per molte attività e causa di grande di sofferenza per la città, ma la gestione di una situazione molto delicata. Non si tratta di demonizzare il turismo ma di spingere verso un turismo di qualità, compatibile con la città e disincentivare il turismo di massa mordi e fuggi. Ma come ben sappiamo le questioni aperte in città sono molteplici e complesse”.

TURISMO DI MASSA E SPOPOLAMENTO

Nella canzone si cita la monocultura turistica e la residenzialità (la città sta morendo, perché si sta svuotando di residenti integrati nel tessuto cittadino). “Punto centrale – prosegue l’autore – resta la capacità di far rimanere i veneziani, aiutandoli con la spinosa questione delle case, e quella di accogliere nuovi residenti stabili, non predatori e speculatori, ma persone che amino Venezia e che abbiano deciso di vivere qui, diventando parte attiva. Moighea, dunque, fa riferimento a molte situazioni e comportamenti: smetterla con gli atteggiamenti speculatori, predatori, con il menefreghismo, con la rassegnazione, con l’ignoranza e la superficialità, col fatto di non pensare seriamente al futuro collettivo, col non avere progetti chiari e condivisibili, grandi progetti per il futuro di Venezia. Ma Moighea è anche un appello molto più profondo e generalizzato: significa semplicemente basta, smettiamola di maltrattare questa città, di sfruttarla, di svenderla, di non rispettarla, di non sforzarsi di comprenderla, di non avere consapevolezza (attenzione, non della sua bellezza, la bellezza è soggettiva, ma) della sua unicità, del suo vero valore, ma anche della sua fragilità.
Solo le persone che la amano sono degne di vivere qui prendendosene cura. Ma anche la città deve essere in grado di prendersi cura delle persone che la abitano. La città di Venezia e la sua popolazione sembrano avere preso strade differenti. Difficile immaginare che potranno rincontrarsi. Ma la speranza non per questo svanisce. Lo sforzo e l’entusiasmo di molti ogni giorno si fanno sentire e rinnovano questo sentimento di resistenza e di speranza”.

Una cosa vuol esser chiara nella canzone: “veneziano non è chi ha avuto il privilegio di nascere e crescere a Venezia – conferma Baldissera – ma lo sono tutti coloro che la amano, la rispettano e la vivono, conservando la sua storia, mantenendo le tradizioni, l’identità, ma anche rinnovandola, rivitalizzandola, portando nuove idee e nuove proposte in linea con il suo spirito. Lo spirito della città è quello di un leone, intrepido e indomito, e si realizza in grandi imprese, coraggiose e avanguardistiche, altrimenti questo stesso spirito, inteso come museo stabile rivolto a conservare le spoglie di un passato glorioso, tenderà, inevitabilmente, a spegnersi e morire. Ci sono tanti spazi da riconvertire e tante opportunità da creare, con grandi investimenti nelle infrastrutture e nei servizi. Altrimenti, non rimarrà che una città albergo, una città palcoscenico, una città-museo permanente”.

Ritornare a una dimensione vivibile è dunque possibile dopo l’emergenza sanitaria? “Non significa sognare un ritorno al passato ma, da quello, comprendere l’importanza dell’equilibrio e della simbiosi con l’ecosistema e il ritmo della laguna – afferma l’autore – con il significato etico della bellezza della città. Ciò che vediamo non è una vuota scenografia. Ciò che vediamo è storia, il frutto del lavoro di un popolo, le tracce di una cultura millenaria, del saper fare, dei valori, dello spirito di un popolo, di tutte le persone che hanno contribuito a renderla una città irripetibile, internazionale, cosmopolita. Solo trovando nuove risposte a queste vecchie preoccupazioni si potrà ancora guardare al futuro. Sono necessarie consapevolezza e amore. Ci vuole serietà e saggezza per non abbandonare la città, e di conseguenza anche i suoi pochi cittadini rimasti, a logiche e atteggiamenti prettamente economici e speculativi. È necessario comprendere che questi devono svolgersi all’interno di un equilibrio con politiche di conservazione e rilancio della città”.

IL PROGETTO

“Ho deciso perciò di far cantare la città – spiega Baldissera – scrivendo una canzone e realizzando un video che fossero divisi nei sei sestieri e che comprendessero anche l’entroterra veneziano. Se i quartieri dovevano cantare, avevo bisogno di almeno una voce per ognuno di loro. Un gruppo di artisti veneziani si è riunito per cantare e suonare il disagio profondo che regna in città, per descrivere un sentimento diffuso e collettivo, e non tanto per mettere in luce problemi specifici della città, i quali sono tuttavia innegabili e sotto gli occhi di tutti. La canzone non poteva che essere reggae, visto il legame che c’è tra questo genere e il mood, il ritmo della laguna. E il tono ironico. Poiché, vista la situazione, solo l’ironia e l’autoironia permettono di guardare avanti senza cedere alla rabbia o alla disperazione. Da qui l’idea si è evoluta e ha preso una direzione propria, com’è giusto che sia, pur conservando l’identità iniziale.

Ringrazio infinitamente tutti gli artisti – conclude Baldissera – che hanno aderito all’iniziativa mettendo in gioco il proprio talento con grande disponibilità, professionalità ed entusiasmo.
Hanno partecipato: Luca Scaggiante, Dreghe, Laurita Flower, Federica Gozzo Fender, Truman Mc, Ale “Panda” (Batteria), Simone “None” Panizzuti (piano e tastiere), Silver (sax), Nic Milano (tromba), Emanuele “Jesus” Randon (chitarra), Dema (chitarre e basso). Il progetto è stato realizzato presso il Silent Town Studio (Marghera), da un’idea di Cristiano Baldissera.

Produzione: Silent Town Studio (Marghera).
Musica e testo: Cristiano Baldissera.
Arrangiamenti, mix e master: Tomaso “Dema” De Mattia.
Singers:
Cristiano Baldissera
Laurita Flower
Dreghe
Luca Scaggiante
Federica Gozzo Fender
Dema
Truman MC

Musicians:
Chitarre e basso: Dema
Chitarra: Emanuele “Jesus” Randon
Batteria: Ale (Panda)
Piano e tastiera: Simone “None” Panizzuti
Sax: Silver
Tromba: Nic Milano
Cori speciali: I figli dei fiori di Mandelbrot

Special Guest: Giulio Canestrelli

Video:
Video scritto, diretto e montato: Cristiano Baldissera.
Fotografia: Matteo Carruozzo.
Color Correction: Daniele Bagolin.
Traduzione in inglese e consulenza linguistica: Sergio “Schwarzy” Knipe.

IL TESTO DI MOIGHEA
Varda che spetacolo! Oi vecio, pensavo: sto anno strano, che gavemo avuo tuto sto tempo per fermarse e per pensar, per rifleter, al futuro dela nostra città. Ma ti cosa ti pensi? Cosa ti pensi che cambiarà? Eh? Oi? Oi?!

La la la la, la la la la, la la la la, la la la la,
La la la la, la la la la, la la la la, la la la la…

Oh oh Moighea

No te go mai vista cussì bea
Ti xe tornada Regina del Mar
Xe asurdo ghe voleva la pestilensa
par ritrovar na dimension normal

Neanca no so se ciamarla città sta solfa
Quela baracconada là
E la città pian pian se svoda
E anca el venexian
Ga da darse na reffada

Oh oh Moighea

Te lo go dito: ti ga da molarghea!
Moighea!
Ve lo disemo cantando: ghe la gavè da molar!

Co ti rivi in Piazzale Roma,
ti fa prima a far inversion.
Manco che no ti si quel gran mona,
che vol ‘ndar fin San Marco in gipon

G’erimo i più fissi de tutti
Vara come che semo vantai
A far le comparse nele foto de st’altri
E coi tramesini ciavà dai cocai

Quanto bela xe sta città
E quanto ben che se podaria star qua
Non te voria mai assar
Ghe xe un mood tutto special
No podemo aspetar
Da Marghera fin Buran
Co la camoma non cambiarà
La gavemo da salvar

Oh oh Moighea

Vivere qua, ma come si fa?
Xe croce e delizia di questa città.
Dai salvemo la nave che se drio affondar
El giasso a calatrava te fa incapelar.

Scoltime ben, ghe xe un’invasion,
Ogni anno i riva, i xe più de un milion
Ti i vedi corer de qua e corer de là,
Coi vede Rialto se ga da tuffar.

Oh oh Moighea

Gavemo da tornar in simbiosi co la laguna, col so ritmo
tornemo al mar, al remo, basta predatori, grandi navi e rotture de cojoni.
Senza un fià de amor non se ritrova la dignità.

Vivere qua, ma come si fa?
Xe croce e delizia di questa città.
El giasso a Calatrava te fa incapelar
Coi vede Rialto se ga da tuffar

Cosa sarà de sta città, la la la la, la la la la,
de sta città cosa starà, la la la la, la la la la…
Cosa sarà, cosa sarà, la la la la, la la la la,
La la la la, la la la la, la la la la, la la la la…

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Data prima pubblicazione della notizia:

12 persone hanno commentato. La discussione è aperta...

  1. Mi Venexia la amo ma trovar lavoro c’è dura i fa fadigar i Bangladesh che i vive in vinti di un apartamentin picinin…come se fa, mi no son nasest a Venezia ma voarie viver e morir la….

  2. Wow, incredibile, una grande canzone. Ho 72 anni, sono tedesca, da alcun anni residente di Eraclea. La prima volta ho visto Venezia 20 anni fa e da questo giorno sono innamorata per la città, e da oggi anche innamorata per la canzone.

  3. Complimenti! Questi artisti danno voce a tutti noi veneziani che non speriamo di ritornare alla normalità di quelli che invece “gà da molarghea”! Vogliamo una città di residenti e non solo di turisti. “Gavè capio????”

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