La Pazza Gioia, sulla strada delle Donne, road movie che guarda a Pietrangeli

Sarebbe davvero riduttivo classificare Virzì come ultimo erede della commedia all’italiana; non perché ciò non sia vero (ricordi ben marcati dello spirito di Monicelli, Risi e Pietrangeli sono impressi profondamente nel suo cinema) ma perché sarebbe riduttiva come definizione. Indubbio che Virzì usa l’arma dell’ironia amarissima nei suoi racconti italiani su italiani ma il suo stile, davvero peculiare, è ormai classico. Sino a sfiorare un’arcadia che oltrepassa il dato di realtà che vuole raccontare. Ma è difficile resistere al suo cinema a meno che al cinema non si chieda di più di un’agrodolce descrizione dei rapporti umani di gente immersa nello smarrimento esistenziale.

“La pazza gioia” vince sullo spirito dello spettatore, che si arrende alle delizie, ai dolori e alle risa che il film suscita. Eppure siamo ben oltre il cinema/soap di, ad esempio, una Cristina Comencini e non ci sentiamo appesantiti dalla weltanschauung di un Moretti, sempre più in debito d’ossigeno di idee. Virzì non rifiuta la logica dello spettacolo, non si nega il piacere di accalappiare lo spettatore. Ma allo stesso tempo dà l’impressione di credere assolutamente a ciò che racconta e ci vuole complici. Grazie anche a un mestiere di prim’ordine e alla bravura nel trarre il meglio dalla recitazione.

Presentato dall’ennesimo brutto trailer “La pazza gioia” è un film on the road sull’incontro di due differenti personalità femminili, sul disagio psichico, sulla fatica di vivere ed essere donne. La contessa Valdirana (una Bruni Tedeschi una tantum in stato di grazia), degente in una comunità psichiatrica, in una villa ex sua propietà (sic), logorroica, insonne, incapace di accettare la sua condizione di paziente, si lega alla coattissima Donatella Morelli, neoricoverata recidiva alle sfighe, con gravi trattamenti psichiatrici addosso.

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Mai coppia sembrerebbe più male assortita; da un lato una nobildonna incapace di arrendersi alla sua malattia, che comanda e straparla come se fosse la padrona (e un po’ lo sarebbe), dall’altra una madre a cui han strappato il figlio, con due genitori che più borderline non si potrebbe (una Galiena invecchiatissima badante di un generalee un Messeri padre musicista quasi mitico, millanta di aver co-realizzato nientemeno che “Senza fine”). Come sempre accade son proprio le distanze ad essere illusorie; la verità è che siamo di fronte a due donne defraudate del loro essere se stesse. La prima incosciente vittima del rampantismo del passato prossimo, la seconda dell’onnipresente condizione di saltimbanco della vita. Comunque sia, da qualunque mondo provengano, per entrambe non sembra esserci posto. Unica soluzione: la fuga.

“La pazza gioia” si affianca al microfilone della commedia italiana on the road. Il più celebre dei titoli di questo sottogenere è senz’altro “Il sorpasso”. Ma secondo me Virzì più che a Risi guarda a Pietrangeli, per la capacità di raccontare le donne e per le libertà dei tempi del racconto.

Si diceva della Bruni Tedeschi, che generalmente non sopporto e che qui invece è strepitosa. Micaela Ramazzotti, moglie del regista, fa sempre lo stesso personaggio. Tremavo all’idea di rivedere per l’ennesima volta la stralunata coatta, mezza idiota mezza santa, tipicamente dell’attrice. E infatti è così ma…. accidenti se è brava. Non supera il tour de force di “Tutta la vita davanti” ma anche questa volta ci fa credere a quel che sta recitando.

Attorno a loro una monicelliana coralità di personaggi, ben definiti nei loro stereotipi, dalla psichiatra Valentina Carnelutti, al direttore della clinica Tommaso Ragno (entrambi con un physique du ròle estremo), ai già citati Galiena e Messeri (c’è anche la moglie di Messeri, Luisanna Misseri, amabile protagonista della trasmissione tv“Il club delle cuoche” e l’amata voce di Livorno Bobo Rondelli ) sino alla vera madre della Bruni Tedeschi, Marisa Borini. Persino un cameo della regista Francesca Archibugi, coautrice della sceneggiatura con Virzì, in una scena di cinema nel cinema che porterà, in un cortocircuito inebriante, a una citazione-omaggio di “Thelma e Louise”, più per lo spirito dalla parte delle donne che per i fatti narrati.

“La pazza gioia” è un titolo appropriato: amaro, sarcastico e perfettamente giustificato, poiché i momenti di sana follia saran vissuti con “pazza gioia” dalle due protagoniste, in mezzo a un oceano di sofferenze. In verità la più sciroccata è la contessa Valdirana, capace di enormità che solo l’illusione di contare ancora qualcosa portano la stessa a buttarsi a capofitto e a ribaltare le situazioni più difficili. Paradossalmente finisce per essere l’unica vera madre adeguata per Donatella.

Andatelo a vedere e lasciatevi accalappiare in tutta serenità: tanto non ci vorrà molto a cedere.

LA PAZZA GIOIA: (2016, iTALIA)
Regia: Paolo Virzì
con: Valeria Bruni Tedeschi, Micaela Ramazzotti

giovanni natoli cinema film

Giovanni Natoli

02/05/2016

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