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La Pala della chiesa San Zaccaria di Giovanni Bellini, conservata a Venezia

La chiesa di San Zaccaria, situata nel sestiere di Castello a Venezia, fu costruita per conservare i resti di San Zaccaria, il padre di San Giovanni Battista, i quali vennero donati dall’Imperatore bizantino Leone V l’Armeno. In ordine di tempo, la chiesa odierna è la quarta e dell’antico luogo di culto, risalente al IX secolo, […]

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La chiesa di San Zaccaria, situata nel sestiere di Castello a Venezia, fu costruita per conservare i resti di San Zaccaria, il padre di San Giovanni Battista, i quali vennero donati dall’Imperatore bizantino Leone V l’Armeno.
In ordine di tempo, la chiesa odierna è la quarta e dell’antico luogo di culto, risalente al IX secolo, rimane solo un frammento di mosaico pavimentale conservato nella cappella di San Tarasio.
Tra il X-XII secolo sulla basilica bizantina fu costruita una chiesa romanica della quale è rimasta la cripta, un tratto di mosaico pavimentale e alcuni affreschi. Vi invito a visitare la cripta, poiché è molto suggestiva.

Nel 1443 fu iniziato il progetto di rinnovamento da parte di Antonio Gambello e dopo il 1481 venne terminato da Mauro Codussi. La chiesa attuale è di sublime bellezza, impreziosita da diverse opere d’arte di artisti noti, come Jacopo Tintoretto, Jacopo Palma il Vecchio, Andrea del Castagno, Antonio Vivarini, Antoon Van Dyck, Jacopo Negretti detto Palma il Giovane, Domenico Tiepolo e Leandro da Bassano. Inoltre all’interno è custodita la celebre Pala di San Zaccaria di Giovanni Bellini, maestro del colorismo veneziano.
L’opera, commissionata dalle monache patrizie del convento veneziano di San Zaccaria, è avvolta da un’atmosfera calda, in cui le figure sono investite di una pace celestiale.
Nella Sacra Conversazione, ambientata nell’abside di una chiesa e decorata nella calotta da un mosaico, la Madonna e il Bambino sono posti su un trono, affiancati a sinistra da San Pietro, Santa Caterina, riconoscibile dalla ruota del martirio e a destra da Santa Lucia e San Gerolamo, intento nella lettura. Lucia sorregge un’ampolla di cristallo contenente l’attributo del martirio, ossia gli occhi che le furono levati al tempo delle persecuzioni di Diocleziano.

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Il tema riguarda l’illuminazione spirituale per ricordare che la verità divina non si vede con gli occhi, ma con la vista interiore.
L’incontro fra la Madonna e i Santi con gli sguardi rivolti verso il basso, non appare animato e quell’atmosfera silenziosa che si percepisce fin dal primo sguardo è intensificata dai gesti dei personaggi che si esprimono attraverso una comunicazione non verbale, che accresce il senso di spiritualità.
Ai lati del vano absidale, due aperture sfociano su affascinanti paesaggi, dai quali filtra la luce naturale che armonizza la composizione. A destra un albero secco allude all’Antico Testamento, sull’altro lato il fico cristologico e l’edera sempre verde sono simboli di Cristo.
Sulla catena della lampada veneziana, di gusto bizantino, c’è un uovo di struzzo simboleggiante la maternità virginale di Maria. Il pavimento a scacchiera crea un illusionismo prospettico, dove ai piedi del dipinto c’è un angelo che sta suonando la lira da braccio. Da notare che è l’unico personaggio che rivolge lo sguardo verso lo spettatore. Il quadro venne trafugato dall’armata napoleonica e trasportato a Parigi. Fu restituito nel 1815.
La Pala è firmata e datata “IOANNES BELLINVS MCCCCCV” sul cartellino fissato al gradino del trono.

Manuela Moschin
Manuela Moschin
Manuela Moschin, scrittrice. Laureata in Storia dell’Arte - Conservazione e Gestione dei Beni e delle Attività Culturali, (Ca’ Foscari, Venezia). Curatrice del Blog librarte.eu, dedicato all’arte e alla letteratura, nel 2021 pubblica "Atman", raccolta di poesie. A maggio 2022 la raccolta di storie "Risveglio" (in collaborazione con altri autori), poi il saggio "Le Metamorfosi di Ovidio nell'arte" (Edizioni Espera). Facebook
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