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Il 2016 rischia di chiudersi in deflazione, riportando l’Italia a quasi sessant’anni fa.
Secondo la Cgia di Mestre, che ha analizzato l’andamento dei prezzi nei primi sei mesi dell’anno, se prosegue il trend della prima metà dell’anno l’Italia farà registrare, per la prima volta dal lontano 1959, una variazione dei prezzi negativa.
Ma se allora il Pil italiano correva (+7%), oggi, dopo una lunga fase di crisi, la crescita economica è ancora a rischio.

L’analisi degli artigiani di Mestre evidenzia come nel primo semestre, che si è chiuso con un calo dei prezzi dello 0,2%, su 200 voci di prodotto la deflazione si sia verificata in ben 68 casi e abbia colpito in particolare molti prodotti alimentari: pomodori (-7,2%), insalata (-2,4%), zucchero (-2,4%) e gelati (-2%) hanno subito la riduzione dei prezzi maggiore.

A livello geografico, inoltre, la deflazione coinvolge a macchia di leopardo tutta l’Italia e nel primo semestre 2016 nemmeno le città del Nord e le metropoli si sono salvate: Milano (-0,5%), Torino (-0,4%) e Roma (-0,4%) sono casi emblematici e in testa alla classifica ci sono Vicenza (-0,8%) e Bari.

“Il fatto che tanti prodotti alimentari abbiano subito un forte deprezzamento è indice delle difficoltà in cui versano le famiglie italiane”, sottolinea il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo, spiegando che, “nonostante i consumi abbiano registrato una leggera ripresa, rimangono molto lontani dai livelli raggiunti prima della crisi. Dal 2007 ad oggi, infatti, sono diminuiti di circa 6 punti percentuali”.

E la deflazione rischia di avere effetti devastanti in particolare per le campagne: a lanciare l’allarme è Coldiretti, secondo la quale, se mediamente sullo scaffale i prezzi degli alimentari e delle bevande per i consumatori sono addirittura aumentati dello 0,2%, nelle campagne “la situazione è drammatica con il crollo delle quotazioni su livelli insostenibili”.

Le previsioni della Cgia, però, sono in controtendenza rispetto alle altre stime. La Banca d’Italia, nel Bollettino di luglio indica che, secondo gli analisti, “l’inflazione al consumo si collocherebbe su valori appena positivi nella media di quest’anno”. Anche l’Istat prevede – nell’ultimo rapporto sulle prospettive dell’economia italiana – che il 2016 si chiuda con un tasso di crescita del deflatore della spesa delle famiglie appena superiore allo zero per il terzo anno consecutivo (+0,2%). Un trend in linea con l’intera Eurozona, per la quale gli analisti della Bce hanno fissato le previsioni per il 2016 a +0,3%.

Mattia Cagalli | 24/07/2016 | (Photo d’archive) | [cod deflaita]

 
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