Riapertura scuole, Crisanti: “Avvertenze da portare avanti fino in fondo”

ultimo aggiornamento: 04/09/2020 ore 09:27

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Il Veneto che vogliamo: "Messaggio di Crisanti chiaro: il Veneto si è salvato, nonostante Zaia". Lettere

Riapertura delle scuole tema di grande importanza di questi giorni. Andrea Crisanti, immunologo, raccomanda di seguire le linee nazionali fino in fondo avvertendo però che: “Misurare la febbre a casa ha poco valore scientifico”.

“Sul ritorno a scuola degli studenti sarebbe importante considerare prima le critiche costruttive, ma se a livello nazionale sono state prese delle decisioni, giusto che siano portate sino in fondo e vediamo che effetto faranno”. Sono le parole di sabato sera a Vicenza dell’immunologo Andrea Crisanti, a margine di un dibattito sulla sanità veneta e la pandemia.


“Io per l’apertura della scuola – ha precisato Crisanti – avrei fatto delle cose diverse. Andrebbero valutate le misure sulla base degli obiettivi, che a mio parere sono fondamentalmente tre: il primo è garantire che i ragazzi non si infettino a scuola, il secondo è proteggere dalla trasmissione il personale docente e non docente degli istituti scolastici, e il terzo è fare in modo che il rientro nelle scuole non inneschi una trasmissione senza controllo per tutta la società”.

Secondo Crisanti “misurare la temperatura a casa a mio avviso ha pochissimo senso perché ognuno opera in modo diverso e con termometri diversi, si tratta di una misura che ha poco di scientifico. Inoltre bisogna far vaccinare i ragazzi contro l’influenza, perché l’influenza nelle fasi iniziali è totalmente indistinguibile e rischia – ha concluso – di innescare un sistema di isolamento all’interno delle classi e nelle famiglie”.

Prof. Crisanti che, tra l’altro, avverte come i dati quotidiani sul Coronavirus “non possano essere interpretati: i casi di oggi non hanno nulla a che vedere, dal punto di vista numerico, con quelli del passato. Ecco perché non si può dire nulla e non si possono commentare”.


Anche nel rapporto tra decessi, nuovi casi di contagi e i quasi 100 mila tamponi, per Crisanti “non si può fare nessun paragone, sono cose completamente diverse. Adesso – ha poi aggiunto – intercettiamo tantissime persone che stanno bene e tantissimi asintomatici. Prima gli asintomatici nemmeno ‘esistevano’ e a malapena si faceva il test a quelli che stavano per morire”.

Crisanti ha infine tracciato un’analisi complessiva a livello nazionale ed internazionale: “I dati ci dicono – ha concluso – che tutti i Paesi che hanno riaperto subito tutto hanno innescato un aumento della trasmissione molto precoce. Da parte sua l’Italia si è invece differenziata e le regioni che hanno riaperto prima stanno registrando più casi delle altre”.

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