Il preside “taglia” le preghiere e le immagini sacre. Chi ha ragione?

ultimo aggiornamento: 29/11/2017 ore 17:05

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È arrivata con ripetuta stizza e qualche rammarico la notizia del preside di una scuola, la Ragusa Moleti di Palermo che avrebbe provocato il pandemonio con una circolare che ha toccato la religione cattolica.

Il preside ha ritenuto che immagini sacre, quadri, che erano esibiti all’interno della scuola, dovessero essere rimossi dalle pareti e che non si dovevano recitare le preghiere, consuetudine che le insegnanti e i bambini praticavano quotidianamente in molti momenti della giornata.

Ha scelto la circolare, per diramare questa indicazione per tutti i plessi dell’istituto e insegnanti e genitori stanno esprimendo il loro dissenso e indignazione.

Via anche una statuetta della Madonna e alcune immagini, compresa quella di Papa Francesco. Oltre alle immagini dei Papi che erano appese alle pareti della sede centrale della scuola Ragusa Moleti, il dirigente ha tolto anche quella di Giovanni Paolo II che si trovava nell’ufficio che gli è stato assegnato quando lo scorso settembre ha assunto il ruolo.

Il preside Nicolò la Rocca nel suo ufficio ha mantenuto il crocefisso e ha giustificato la sua posizione asserendo che la preghiera benedicente, più volte recitata durante l’orario scolastico con i bambini, anche durante la merenda, viola le indicazioni dell’Avvocatura dello Stato che in una nota del Miur del 2009 “esclude celebrazioni di atti di culto, riti o celebrazioni a scuola, durante l’orario scolastico o durante l’ora di religione, atteso il carattere culturale di tale insegnamento”.

Alla luce di una lettera che un gruppo di genitori ha inviato ai giornali per esprimere disapprovazione per le orazioni all’interno della scuola e per un eccesso di pratiche di culto e rito cattolico, il preside ha ritenuto di ottemperare alle direttive ministeriali che impongono alla scuola pubblica un insegnamento laico e il rispetto nei confronti di altri alunni non cattolici.

I giornali hanno riportato con una certa enfasi lo stupore dei bambini che avrebbero sentito la mancanza delle preghiere e si sarebbero lamentati con i genitori.

Ora circolano invece le polemiche, chi si appella alle radici, chi accusa di autoritarismo il preside, chi se la prende con i bambini stranieri e con le loro famiglie.

In realtà sembra essere stato l’eccesso di pratiche religiose a provocare le conseguenze.

La scuola pubblica si caratterizza proprio per la sua laicità, non nega le tradizioni, ma l’istruzione, l’insegnamento, la storia delle religioni e della stessa cattolica, non include atti di culto e il preside ha solo rispettato il dettame costituzionale, ben sapendo che esistono i luoghi, le chiese, i patronati dove la dottrina cattolica può essere vissuta e praticata, la casa, la famiglia, se i genitori vogliono adempiere al bisogno di preghiera, le moschee per chi cattolico non è, le sinagoghe per la religione ebraica e altre confessioni differenti.

E altro ancora. La scuola eventualmente dovrebbe lavorare su temi e contenuti che legano tutte le religioni, soprattutto con bambini che frequentano la scuola materna ed elementare, sviluppando concordanze sull’affettività, il rispetto reciproco, il valore di ognuno e di tutti per una formazione pedagogica che tutto accomuna.

Andreina Corso

(foto di repertorio)

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