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domenica 17 Ottobre 2021

Nella guerra contro il Covid ieri abbiamo perso tutti: 993 morti

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Ieri, giovedì, un altro dei record negativi di questi giorni: 993 decessi per Covid in sole 24 ore, il numero più alto ma verificatosi dall'inizio dell'epidemia.

Nella guerra contro il Covid ieri abbiamo registrato il giorno più nero: 993 decessi per Covid in 24 ore. Non se ne erano mai verificati così tanti.
Il Veneto “giallo”, quello per cui non si è ritenuto di applicare restrizioni più severe, è ancora tra le regioni che registrano il maggior numero di contagi in un giorno. E’ addirittura al secondo posto dietro alla Lombardia prima.
Per chi vuole leggere questo dato in chiave positiva, si può dire che il Veneto il 17 ottobre 2020 era la prima regione per numero più alto di contagi in un giorno.
Lombardia, Veneto e Campania sono dunque oggi ancora le regioni che registrano il maggiore aumento di casi Covid nelle ultime 24 ore, rispettivamente con 3.751, 3.581 e 2.295 nuovi malati.
(A seguire, le altre regioni con il maggiore aumento di positivi sono il Piemonte (2.230), il Lazio (1.769) e l’Emilia Romagna (1.766).
Giovedì 3 ottobre, come detto, il giorno più nero nell’Italia della pandemia.
Un traguardo che sembrava essere alle spalle quando, era il 27 marzo scorso, furono registrati 969 morti in 24 ore. Una ecatombe.
Poco più di 8 mesi dopo, e la tregua dell’estate, arriva un altro giorno da tregenda.
Ieri, giovedì, un altro dei record negativi di questi giorni: 993 decessi per Covid in sole 24 ore, il numero più alto ma verificatosi dall’inizio dell’epidemia.
Nella sola Lombardia si sono registrate 347 vittime.
Il totale è di 58.038 persone uccise dal virus finora.
Un dato,

quello di oggi, che viene detto ampiamente previsto dagli scienziati che seguono la curva del contagio.
“I decessi di adesso sono il risultato delle infezioni contratte un mese, un mese e mezzo fa”, quando il Sars-CoV2, che ha ripreso vigore tra agosto e settembre, ha ricominciato a galoppare.
Il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe pubblicato giovedì mattina segnala l’aumento di decessi nella settimana dal 25 novembre al primo dicembre: 5.055 morti rispetto ai 4.842 di quella precedente, con un incremento del 9,9%.
Stando all’analisi del matematico Giovanni Sebastiani, dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), “a livello di trend, l’incremento settimanale del numero dei morti, seppure in aumento, è in decelerazione. L’analisi effettuata prevede che il picco dell’incidenza giornaliera dei decessi dovrebbe essere raggiunto tra 5-10 giorni”.
Per quanto riguarda i contagi, i numeri forniti oggi dal Ministero della Salute, indicano che i tamponi risultati positivi nell’ultima giornata sono 23.225, contro i 20.709 di ieri. Resta stabile, al 10,2%, l’incidenza delle nuove persone risultate positive al Covid rispetto ai 226.729 tamponi effettuati nelle ultime 24 ore. Ieri l’incidenza era al 10%.
Gli attualmente positivi sono 759.982 (-1.248), i guariti e dimessi 846.809 (+23.474).
Il totale dei casi è ora di 1.664.829.
In relazione all’ospedalizzazione, i pazienti che si trovano in terapia intensiva sono 3.597, 19 meno di ieri.
Si tratta in realtà, come sempre di un saldo tra ingressi e uscite, e

per la prima volta la tabella del Ministero della Salute indica il numero di ingressi in rianimazione nelle 24 ore, in questo caso 217.
I ricoverati nei reparti ordinari sono 31.772, in calo di 682 unità rispetto al giorno precedente.
La Puglia registra il maggior numero di nuovi ingressi in terapia intensiva (33).
In isolamento domiciliare a oggi ci sono 724.613 persone, 547 in meno di ieri.
“L’analisi dei dati conferma i trend della circolazione del virus, dell’impatto sulle strutture sanitarie e dei decessi – spiega Sebastiani – la circolazione del virus, misurata in termini della percentuale dei nuovi casi positivi sui nuovi casi testati, uno dei 21 indicatori utilizzati dal Cts per assegnare i “colori” alle regioni/province autonome, continua la fase di diminuzione iniziata il 14 novembre”.
E aggiunge: “Diminuisce anche l’impatto della circolazione del virus sulle strutture sanitarie. Infatti prosegue la diminuzione, iniziata attorno al 23-24 novembre, del numero di pazienti Covid ricoverati sia nei reparti ordinari che in terapia intensiva”.
Il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, mette in evidenza che

per la settimana dal 25 novembre al primo dicembre “si conferma la riduzione dell’incremento percentuale dei casi totali (11,4% rispetto al 17,5%) a fronte di una sensibile riduzione dei casi testati (-13,6%).
Se il calo dei nuovi positivi da un lato è dunque attribuibile all’effetto delle misure introdotte, dall’altro risente dell’inspiegabile riduzione di quasi 106 mila casi testati”.
Secondo Cartabellotta, l’entità del miglioramento di alcuni parametri, “è sovrastimata sia da ritardi di notifica e completezza dei dati comunicati dalle Regioni” così come da una “diminuzione dei casi testati e dalla limitata esecuzione del tampone tra i contatti di positivi”.

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