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Giorgia Meloni Indagata per Favoreggiamento e Peculato

Giorgia Meloni ha annunciato di essere stata indagata per favoreggiamento e peculato in merito alla gestione del caso del comandante libico Najeem Osema Almasri Habish. La notizia è giunta a metà pomeriggio di martedì, in un momento in cui le discussioni politiche nel Transatlantico erano dominate dal caso Santanchè. Meloni, senza porre tempo in mezzo, […]

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Giorgia Meloni ha annunciato di essere stata indagata per favoreggiamento e peculato in merito alla gestione del caso del comandante libico Najeem Osema Almasri Habish. La notizia è giunta a metà pomeriggio di martedì, in un momento in cui le discussioni politiche nel Transatlantico erano dominate dal caso Santanchè. Meloni, senza porre tempo in mezzo, ha scelto di comunicarlo personalmente attraverso i social, dando una risposta rapida e netta a quello che ha definito “l’avviso di garanzia” ricevuto insieme ad altri alti esponenti del governo, tra cui il Ministro della Giustizia Carlo Nordio, il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il Sottosegretario alla Giustizia Alfredo Mantovano.

Il caso riguarda la gestione dell’arresto e del rilascio di Almasri, detenuto per motivi di sicurezza, ma successivamente rimpatriato in Libia con un aereo di Stato dei servizi.

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La notifica dell’indagine è arrivata dal procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi, noto per il suo ruolo nel fallito processo contro l’ex ministro Matteo Salvini, su denuncia dell’avvocato Luigi Li Gotti, figura vicina all’ex premier Romano Prodi, come sottolineato dalla stessa Meloni.

La reazione della premier è stata immediata e decisa. In un breve e incisivo messaggio, Meloni ha dichiarato di non essere “ricattabile” e di non permettere che la magistratura la intimidisca. Una posizione che ha incontrato il pieno sostegno di tutto il centrodestra, il quale ha reagito duramente alle accuse, definendo l’indagine come una “ripicca” politica. Secondo i membri del governo, l’indagine non è giustificata, considerando che esistono numerosi esposti contro ministri senza alcun seguito, come quelli riguardanti la condizione delle carceri.

Il centrodestra, unito come ai tempi di Silvio Berlusconi, ha ribadito che questa vicenda rappresenta una “giustizia a orologeria”, un’azione volta a fermare la riforma della giustizia, che già domani sarà nuovamente in discussione al Senato. In particolare, la figlia dell’ex premier, Barbara Berlusconi, ha parlato di “giustizia strumentale”, sostenendo che l’inchiesta non è altro che un tentativo di ostacolare la separazione delle carriere, un tema che il governo considera centrale per il miglioramento del sistema giudiziario italiano.

Tuttavia, nonostante le forti dichiarazioni di parte politica, la posizione dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) è stata chiara: quella emessa dalla Procura di Roma non è una “vendetta”, ma un atto dovuto. Secondo l’ANM, la legge impone che, quando vi è una comunicazione di iscrizione, debba essere inviata senza indugi e comunicata agli interessati, che hanno diritto di difendersi. Infatti, due dei principali indagati, Piantedosi e Nordio, erano attesi in Parlamento per riferire sulla gestione del caso Almasri.

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In seguito alla notifica dell’indagine, il governo ha convocato una riunione urgente. Durante il mini-vertice, che ha visto la partecipazione di Meloni, Mantovano e altri membri chiave dell’esecutivo, è stata presa la decisione, criticata dalle opposizioni, di rinviare la presenza di Piantedosi e Nordio davanti al Parlamento. Entrambi avevano già fornito delle versioni ufficiali sull’arresto e sul successivo rimpatrio del comandante libico, sostenendo che l’espulsione fosse stata necessaria in quanto Almasri rappresentava un pericolo per la sicurezza.

Giorgia Meloni, tuttavia, ha puntato ancora una volta il dito contro la Corte Penale Internazionale, accusandola di aver emesso il mandato di arresto nei confronti di Almasri proprio quando stava per entrare in Italia, dopo aver soggiornato senza problemi in altri tre Stati europei per più di dieci giorni. La premier ha anche criticato la figura di Luigi Li Gotti, che ha presentato la denuncia, definendolo un “ex politico di sinistra”, noto per la sua difesa di mafiosi e pentiti, come Giovanni Brusca.

Nonostante la tempesta mediatica e politica che si è scatenata, Meloni ha ribadito con fermezza di non essere intimorita da questa indagine. “Vado avanti a testa alta e senza paura”, ha concluso, raccogliendo il sostegno dei suoi alleati. Dal canto loro, i membri del governo, tra cui il ministro della Difesa Guido Crosetto e il viceministro Francesco Paolo Sisto, hanno parlato di una possibile “archiviazione immediata”, che potrebbe dimostrare che la magistratura sta semplicemente adempimento ai suoi doveri, senza andare oltre.

Mario Nascimbeni
Mario Nascimbeni
Giornalista professionista, collabora con testate nazionali. Ha base operativa a Roma, ma la sua professione lo porta in ogni parte del mondo.
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7 persone hanno commentato. La discussione è aperta...

  1. La questione dei pentiti di mafia e di malavita è complessa e controversa. Da un lato, la loro collaborazione con la giustizia ha portato all’arresto di molti criminali e ha contribuito a smantellare organizzazioni mafiose. Dall’altro lato, la loro libertà può essere vista come una ricompensa ingiusta per i crimini commessi.

    Per quanto riguarda Giorgia Meloni, la sua posizione su questo tema è stata chiara: ha sempre sostenuto la necessità di una giustizia severa e imparziale. Tuttavia, è importante ricordare che il sistema giudiziario italiano prevede la possibilità di collaborare con la giustizia come un mezzo per ottenere riduzioni di pena, una pratica che non è stata introdotta da Meloni, ma che esiste da decenni.

    In definitiva, la questione è complessa e richiede un equilibrio tra la necessità di punire i criminali e quella di ottenere informazioni cruciali per combattere la criminalità organizzata.

  2. Fatalità la procura dell’Aja ha emesso il mandato quando il soggetto è arrivato in Italia dopo che aveva soggiornato per quasi due settimane a Londra, Bruxelles e a Monaco di Baviera ….. a quanto ho letto la DIGOS lo ha arrestato senza prima avvisare Nordio….da lì l’arresto illegittimo….

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