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La Procura di Pavia ha formalmente chiuso le indagini nei confronti di Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco. Nel provvedimento notificato oggi, che riassume diciotto mesi di accertamenti, gli inquirenti confermano il capo di imputazione e indicano elementi che, a loro giudizio, rendono plausibile il coinvolgimento del 38enne.
Le perizie medico-legali hanno ricostruito con maggiore dettaglio l’agonia della vittima. I consulenti nominati dalla Procura hanno indicato la lesione all’occipite come causa letale, ma hanno anche determinato che la dinamica delle lesioni non coincide immediatamente con il decesso. Nuove analisi immunoistochimiche hanno permesso di stimare un intervallo di sopravvivenza minimo fra 15 e 30 minuti, con una possibile prosecuzione fino a 60 minuti.
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Secondo i consulenti, Chiara Poggi avrebbe combattuto per non morire. Le lesioni extra-craniche e la presenza di particolati ferrosi su anca, braccio e coscia vengono interpretate come esito di un’aggressione protratta nel tempo durante la quale la vittima avrebbe posto in atto forme di difesa, quantomeno passive. L’ipotesi che i segni siano dovuti a cadute accidentali viene esclusa. Per la prima volta, inoltre, l’analisi del contenuto gastrico ha fornito conferme sull’ora del decesso.
La nota della Procura passa poi in rassegna le contestazioni avanzate dalla difesa di Sempio e le respinge punto per punto. Sul versante delle macchie ematiche, il consulente del pubblico ministero ha criticato le interpretazioni difensive relative a lavaggi, uso del telefono e fuga, ritenendole non supportate da riscontri materiali.
Uno dei nodi più discussi riguarda la traccia di scarpa rinvenuta insanguinata sulle scale che portano alla taverna. Le verifiche eseguite su un modello Frau taglia 42 hanno portato gli esperti a escludere incompatibilità tra la conformazione del piede di Sempio e l’impronta: in sostanza, la scarpa potrebbe contenere la sua calzatura. I periti di parte hanno visto invece i loro rilievi analiticamente confutati da consulenti del pm.
Anche le osservazioni sulla cosiddetta “impronta 33” non hanno arricchito il fascicolo, secondo i consulenti incaricati dalla Procura, che hanno ritenuto le memorie difensive prive di elementi nuovi.
Il fascicolo riporta inoltre la scoperta di due contro-analisi sul Dna relative ad Alberto Stasi che erano rimaste nascoste nel 2007. La Procura precisa di non aver finora inoltrato alcuna istanza formale al Procuratore Generale per chiedere la revisione della condanna a carico di Stasi, ma assicura che verrà tenuta informata su ogni sviluppo.
Un altro capitolo riguarda la salute mentale dell’indagato. Il perito psichiatrico nominato dalla Procura ha sospeso la valutazione perché Sempio si è rifiutato di sottoporsi alla visita obbligatoria per l’esame clinico diretto. Di conseguenza, gli accertamenti sulla capacità dell’indagato sono al momento congelati.
Con la notifica del 415-bis scatta la fase della discovery: gli atti d’indagine perdono il segreto investigativo e vengono messi a disposizione delle parti. I legali di Sempio, Angela Taccia e Liborio Cataliotti, avranno 20 giorni per esaminare le carte, produrre memorie difensive o chiedere l’interrogatorio del loro assistito. Potranno accedervi anche i familiari della vittima e gli avvocati di Stasi.
La Procura intende valutare a breve la richiesta di rinvio a giudizio; per legge la domanda deve essere presentata entro nove mesi dalla chiusura delle indagini, ma gli inquirenti potrebbero anticipare i tempi. Se il procedimento arriverà all’udienza preliminare, Sempio potrebbe optare per il rito abbreviato, previsto per i fatti commessi prima della modifica normativa del 2019, e ottenere in caso di condanna lo sconto di un terzo della pena.
Il nuovo filone investigativo si fonda soprattutto su elementi indiziari: la traccia di Dna sotto le unghie della vittima e l’impronta 33 restano al centro dell’accusa. Parallelamente, gli esiti dell’eventuale richiesta di revisione del processo a carico di Alberto Stasi—decisione attesa tra ottobre e novembre da parte della Procura Generale—potranno incidere sull’evoluzione complessiva del caso.
Nel quadro delineato dagli inquirenti, permane la possibilità teorica che il delitto di Garlasco finisca senza un colpevole, qualora la revisione assolva Stasi e le prove contro Sempio risultassero insufficienti a superare il vaglio del giudice.
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