Galveston, il romanzo del creatore di True Detective

ultimo aggiornamento: 21/09/2015 ore 14:56

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galveston nic pizzolatto

Dopo il grande successo della serie tv HBO “True Detective”, non potevano non recensirvi il libro di Nic Pizzolatto, creatore della serie, che se ne uscì, la prima volta, nel 2010 grazie a Mondadori con Galveston.

La storia prende luogo nel 1987 quando a Roy Cady, un pregiudicato gangster di New Orleans, viene diagnosticata una malattia incurabile. Lo stesso giorno però riesce a sfuggire ad un agguato assieme ad una sconosciuta, una giovanissima prostituta i cui segreti costituiscono una minaccia per la sopravvivenza di entrambi. In fuga con lei sulla Costa del Golfo degli Stati Uniti, diretti a Galveston, Cady si ritrova nell’inverosimile e inattesa situazione di dover proteggere la ragazza e una bambina di tre anni.


Non sono una persona che ama il genere a cui appartiene Galveston e proprio per questo è ancora più rilevante il fatto che l’opera di Pizzolatto mi abbia convinto fin dalle primissime righe. Il creatore di True Detective, infatti, riesce ad andare oltre al genere, a prendere il lettore e trasportarlo in atmosfere di fine anni Ottanta e di inizio seconda decade del 2000, fumose e sabbiose, ma anche dal grande respiro come le highway americane. Ma Galveston è anche qualcosa di più.

Pizzolatto costringe il lettore ad avere una parte attiva nel racconto, non gli permette di spegnere il cervello, trasformando l’opera in una grande allegoria, dove lo stesso lettore deve mettere insieme i pezzi, intepretare le scelte e gli avvenimenti, cercando di comprenderli e dar loro una spiegazione, a giudicarli o meno, in una tela intricata che si dipana e si intreccia continuamente. La storia va al di là di una posizione ben precisa, al di là di un’etica morale, al di là di quel labile confine tra bene e male che in Galveston perde copletamente il suo significato principale, vivendo di contorni tratteggiati e per niente definiti.

L’opera da gangster/noir book si trasforma, nella sua seconda parte, in una mistery story dove ogni piccolo passo diventa una rivelazione, un’epifania al fine della struttura narrativa, dove, come detto, tocca al lettore ricomporre il tutto con balzi temporali che, come proprio in True Detective, passano dal 1987 al 2012, con la narrazione che si fa flashback e la fuga una corsa all’indietro invece che in avanti.


Galveston utilizza degli efficienti escamotage, in un racconto ricco di suspance che lascia il lettore in un’ insicurezza che è la stessa che prova il protagonista davanti alla sua vita che sembra essere arrivata all’ultimo giro di boa. Ed è qui il fulcro del racconto di Pizzolatto: non tanto sapere che fine faranno le forze in campo, ma se esista, a questo mondo una possibilità di salvezza, sollevando il problema e provando a dare, in qualche modo la sua risposta. Contemplativo ed avvincente.

Sara Prian

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