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Un nuovo capitolo drammatico si è consumato ieri sera all’Aquila nella vicenda dei cosiddetti “bimbi del bosco”. La madre, ospitata in una struttura protetta insieme ai figli, è stata allontanata dalla casa famiglia in esecuzione di un’ordinanza emessa dal Tribunale dei minori del capoluogo abruzzese.
La scena dell’allontanamento, secondo quanto riferito dall’avvocato Danila Solinas che segue il caso, si è svolta in un clima di forte tensione emotiva, con i bambini in preda alla disperazione. “È stato un momento terribile”, ha dichiarato il legale all’uscita dalla struttura, descrivendo una situazione che ha definito profondamente inquietante dal punto di vista umano e professionale.
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L’avvocato Solinas ha puntato il dito contro le modalità dell’intervento, criticando aspramente il ruolo dell’assistente sociale coinvolto nell’operazione. “L’assistente sociale ha insistito per l’allontanamento della madre nonostante le urla strazianti dei bambini”, ha sottolineato il legale, sollevando interrogativi sulla gestione del caso da parte dei servizi sociali.
La vicenda solleva questioni delicate sul difficile equilibrio tra tutela dei minori e preservazione dei legami familiari. “Credevamo di vivere in un Paese civile, ma invece non lo è”, ha affermato con amarezza l’avvocato Solinas, evidenziando come simili interventi, pur se legalmente fondati, possano risultare traumatici per i minori coinvolti.
Il caso dei “bimbi del bosco” continua così a essere al centro dell’attenzione, ponendo interrogativi sulla gestione delle situazioni familiari complesse e sulle modalità di intervento delle istituzioni preposte alla tutela dei minori. L’allontanamento della madre dalla casa famiglia segna un punto di svolta nella vicenda, le cui ripercussioni dovranno essere attentamente monitorate nei prossimi giorni.
La decisione del Tribunale dei minori dell’Aquila, attraverso questa ordinanza, ha di fatto separato il nucleo familiare che era stato accolto nella struttura protetta. Resta da comprendere quali saranno le prossime mosse legali della difesa e quali misure verranno adottate per garantire il benessere psicofisico dei minori coinvolti.
L’avvocato Solinas ha preannunciato che continuerà a seguire da vicino gli sviluppi del caso, vigilando sul rispetto dei diritti di tutte le parti coinvolte e in particolare dei minori, che in queste situazioni rappresentano sempre la parte più vulnerabile e bisognosa di protezione.
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Io aspetto il 22/23 marzo per vedere come andrà davvero questo “referendum” giocato sulla pelle di una famiglia. Perché qui non si tratta di credere ai giudici sulla fiducia, ma di verificare se le loro decisioni reggono alla prova dei fatti e della trasparenza.
Lei può continuare a brandire il documento come fosse una verità rivelata. Io preferisco aspettare e vedere se tutto ciò che è stato scritto corrisponde a ciò che accadrà. E soprattutto se lo stesso rigore verrà applicato anche quando si tratta di altri soggetti — quelli che, stranamente, non vengono mai toccati.
Il 22 marzo non sarà una data qualunque: sarà il momento in cui capiremo se questa storia è stata gestita con giustizia o con automatismi. E lì, finalmente, cadranno molte maschere.
E aggiungo una cosa molto semplice: se qualcuno ha sbagliato — giudici, assistenti sociali o chiunque altro — spero che paghi di tasca propria.
Il dato oggettivo, al di là di tutte le chiacchere, è il documento emanato oggi dal tribunale per i minorenni dell’Aquila, che bisogna leggere attentamente, al quale fa ampiamente riferimento l’articolo qui pubblicato sempre oggi.
Quei poveri bambini forse avrebbero dovuto avere genitori diversi. Del resto se al paese d’origine non potevano vivere “alla Tarzan” con figli analfabeti e senza cure, non vedo perchè dovrebbero farlo qui, anche se di situazioni degne di attenzione ce ne sono ovunque. La madre credo sia deleteria.
Fa sempre più notizia il padrone che morde il cane….con tanto di avvocato che approfitta bramoso di visibilità, con l’opportunista e “competente” supporto della presidente del consiglio…..la pancia popolare riceve solo le affermazioni interessate dell’avvocato di parte, dall’isola dei famosi…per favore chi non sa nulla di queste questioni per ignoranza e incompetenza taccia! Si vedano i documenti prodotti dopo mesi di lavoro da uno staff di specialisti: assistenti sociali, psicologi, giudici del tribunale dei minori. Nel nostro paese come mai analoghi casi che succedono quasi quotidianamente non hanno lo stesso interesse? meditate…..meditate…..
Se lei ritiene di essere il depositario della verità assoluta, allora davvero non resta che lasciarle l’intera scena. Ma se invece possiede informazioni che noi “poveri mortali” non conosciamo, la invito a condividerle con precisione, non con allusioni o superiorità morale.
Qui nessuno mette in discussione mesi di lavoro di professionisti: si chiede semplicemente trasparenza, proporzionalità degli interventi e rispetto della sofferenza dei bambini. Criticare modalità e scelte operative non significa insultare una categoria, significa esercitare un diritto democratico.
Se lei ha elementi concreti che possano chiarire ciò che al pubblico sfugge, li esponga. Altrimenti, più che invitare gli altri al silenzio, sarebbe utile contribuire al confronto con argomenti, non con etichette.
È impossibile restare in silenzio davanti a ciò che sta accadendo. Gli assistenti sociali coinvolti in questa vicenda stanno dimostrando una gestione che definire superficiale è un eufemismo. Quando un intervento produce urla strazianti, panico, traumi evidenti nei bambini, significa che qualcosa non sta funzionando — e non da oggi.
Chi ricopre un ruolo così delicato dovrebbe essere formato, competente, capace di leggere le situazioni umane prima dei protocolli. Invece qui sembra prevalere un automatismo cieco, una burocrazia che schiaccia tutto ciò che è vivo, umano, fragile. È come se la sofferenza dei bambini fosse diventata un dettaglio secondario, sacrificabile sull’altare delle procedure.
Se questi operatori non sono in grado di distinguere tra tutela e abuso istituzionale, allora è legittimo chiedersi se siano davvero idonei al ruolo che ricoprono. Perché quando la loro azione genera più danni di quelli che dovrebbero prevenire, non si può più parlare di protezione: si parla di incompetenza.
E a questa famiglia, che da anni subisce decisioni incomprensibili, resta solo l’amara consapevolezza che qui non vengono ascoltati, non vengono capiti, non vengono rispettati. In altri Paesi, dove la libertà familiare è un valore e non un fastidio, forse avrebbero trovato più umanità di quanta ne stiano ricevendo ora.
ma i bambini sanno leggere e scrivere? perche sono stati allontanati dalla madre? che motivo ci puo’ essere? capisco che devono andare a scuola socializzare ma allontanarli dai genitori per quale motivo? venivano bastonati?