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Homespaccio di drogaEroina a fiumi destinata a Venezia, Padova, Varese, viaggiava negli estintori

Eroina a fiumi destinata a Venezia, Padova, Varese, viaggiava negli estintori [video]

I membri dell'organizzazione, in Italia con permesso di soggiorno, sono titolari di attività commerciali fittizie - dal barista al fruttivendolo - che servivano perlopiù da copertura.

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Eroina a fiumi di un tipo purissimo viaggiava su Tir che dal Medio Oriente arrivavano in Italia.
La droga viaggiava nascosta all’interno di estintori, ed era pura al 100%.
Poi arrivava sulle piazze di Veneto e Lombardia.
Al traffico ha messo fine l”operazione ‘Wolf’ della Squadra Mobile di Venezia, coordinata dalla Procura della Repubblica lagunare.
Le destinazioni erano sempre differenti, per non dare punti di riferimento e rendere difficili le indagini.

Sono alcuni dei particolari dell’indagine svelati oggi in una conferenza stampa in Questura a Venezia.
L’operazione ha permesso di disarticolare un’associazione per delinquere con base in Veneto e Lombardia.
Sono 10 le ordinanze di custodia cautelare a carico di cittadini turchi, iracheni e iraniani: otto di questi sono stati raggiunti alle prime luci dell’alba di oggi dagli agenti, sette portati in carcere, mentre per uno è stato disposto l’obbligo di dimora e firma alla polizia giudiziaria.
Mancano all’appello ancora due componenti della banda, attualmente irrintracciabili.

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Le indagini, partite a maggio del 2018 a seguito di un importante sequestro di eroina a Marghera, hanno ricostruito la struttura di un’associazione che aveva la testa di ponte in Veneto, in particolare nella provincia di Padova, con una succursale in provincia di Varese, dove è stato individuato un centro di stoccaggio della droga.
I due rami dell’organizzazione facevano riferimento ad un unico capo, che gestiva gli approvvigionamenti dalla Turchia e decideva come reinvestire i profitti dell’attività illecita.
I carichi di eroina permettevano di rispondere alla domanda su piazza in Veneto e Lombardia, ma venivano direzionati anche su altre direttrici, specie in Svizzera.

I membri dell’organizzazione, in Italia con permesso di soggiorno, sono titolari di attività commerciali fittizie – dal barista al fruttivendolo – che servivano perlopiù da copertura.
Essi si muovevano con cautela, incontrandosi con i referenti dello spaccio in luoghi molto frequentati, in particolare alla stazione di Mestre o nei parcheggi di centri commerciali.
Le intercettazioni telefoniche e telematiche, così come servizi di appostamento e pedinamento, hanno permesso agli investigatori di coglierne alcuni sul fatto.

Redazione Venezia
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