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George Clooney dà il via alla sfilata delle star essendo protagonista della cerimonia d’apertura della Mostra del Cinema di Venezia: mercoledì 2 settembre, nella Sala Grande del Palazzo del Cinema, l’attore riceverà il Leone d’Oro alla carriera insieme a Ellen Burstyn, con la laudatio affidata a Laura Dern. L’attore ha detto di essere “strafelice”, ammettendo però che «probabilmente significa anche che sto invecchiando».
Clooney è giunto al Lido ieri in motoscafo mano nella mano con la moglie Amal Alamuddin, accolto dall’assembramento consueto di fotografi e curiosi sulle banchine. Si è poi fermato al Cipriani, l’hotel che ospiterà la coppia per tutta la settimana del festival.
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La presenza di Clooney a Venezia non è una novità occasionale: il suo legame con il festival dura da più di vent’anni. Il debutto risale al 1998 con Out of Sight di Steven Soderbergh, film che lo introdusse al pubblico del Lido in un ruolo lontano dalla televisione che lo aveva reso popolare.
Nel tempo, come amico di Venezia, ha qui portato molte tappe della sua carriera. Qui nel 2005 ha presentato Good Night, and Good Luck, la sua seconda regia che gli valse il premio per la migliore sceneggiatura e contribuì a sancirne il passaggio da interprete a autore. Negli anni successivi è tornato con film come Michael Clayton (2007) e Burn After Reading (2008).
E le sue apparizioni al Lido sono state anche appuntamenti di costume e gossip. Nel 2009 portò L’uomo che fissa le capre sfilando sul red carpet accompagnato dall’allora fidanzata Elisabetta Canalis. Nel 2014 Venezia è diventata il luogo anche della sua vita privata: a Rialto Clooney ha celebrato il matrimonio con Amal Alamuddin.
Negli ultimi anni la sua filmografia presentata alla Mostra ha continuato a segnare tappe significative: Suburbicon nel 2017 e Wolfs – Lupi Solitari, citato come presente in rassegna due anni fa. Lo scorso anno, nella finzione di Jay Kelly, il suo personaggio era un divo che volava in Italia per ricevere un premio alla carriera; quest’anno è lui a vivere quella scena nella realtà.
L’onorificenza che riceverà alla Sala Grande è solo il primo dei tre appuntamenti che lo coinvolgono nella prima settimana del festival. Clooney non si limiterà al palco delle celebrazioni; domani alle 16 parteciperà a una masterclass inserita nel programma ufficiale della Biennale, evento aperto anche in streaming che ripercorrerà la sua traiettoria dalle corsie di E.R. fino al Leone d’Oro.
La presenza del premio e la scelta della Biennale di inserirlo in più eventi sottolineano il ruolo che l’attore assume in questa edizione: un po’ testimonial, un po’ memoria vivente di una Hollywood che mantiene ancora legami con l’Italia. La sua partecipazione mette in luce cambiamenti e continuità di un mestiere attraversato da nuove tecnologie e modelli di produzione.
Venerdì, poi, Clooney sarà tra i protagonisti del forum internazionale “The Future of… Creativity”, appuntamento introdotto dal direttore della Mostra, Alessandro Barbera, che esplorerà le trasformazioni in atto nel mondo della creatività, del cinema e della tecnologia.
A margine della cerimonia, il richiamo alla storia personale è emerso in ogni battuta: la Mostra di Venezia, ha detto l’attore, è «senza dubbio il mio festival preferito». Anche per questo (ma non solo) è così tanto amato da noi.
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