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Clooney premiato e Venezia: «Sogniamo tutti allo stesso modo»

George ha ricevuto questa sera il premio ad una carriera che dura da 45 anni, un'epoca incredibile come lui stesso l'ha definita

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«Nessuno arriva da nessuna parte da solo». George Clooney è conosciuto come uno degli attori più sorridenti e socievoli del grande schermo, e dal palco della Mostra del Cinema di Venezia, stasera, ritirando il Leone d’oro alla Carriera, ha ricordato gli inizi della sua carriera, chi gli è stato accanto, chi ha creduto in lui e chi l’ha aiutato.

«Nessuno ride e nessuno piange in lingue diverse. I genitori si preoccupano nella stessa maniera», e soprattutto: «Sogniamo tutti allo stesso modo» Clooney ha espresso l’idea che, dietro le differenze che ogni giorno ci vengono raccontate, esista una comune condizione umana che il cinema ha il compito di ricordarci. Non è un caso che quelle parole siano state pronunciate qui.

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Clooney e Venezia hanno ormai un legame indissolubile. Dal suo debutto alla Mostra nel 1998, fino ai ritorni con le sue pellicole, passando per il matrimonio con Amal nel 2014. La città d’acqua è diventata per lui qualcosa di molto più importante di una semplice tappa. Lui stesso, poche ore prima della premiazione, ha ricordato la sua «storia d’amore con Venezia» lunga trent’anni.

Venezia è una città che da secoli vive di incontri. È nata dall’acqua, dal commercio, dagli scambi, dall’arrivo di uomini e idee da ogni parte del mondo. È stata porto prima di diventare cartolina. Ha costruito la propria identità non sulla paura dell’altro, ma sulla capacità di incontrarlo. Clooney, questa sera, ha parlato esattamente di questo.

«Viviamo in un periodo in cui dicono che dovremmo avere paura ma non è così», ha detto. E subito dopo ha ricordato che, quando qualcuno cerca di mettere a tacere una società, spesso nel mirino finiscono proprio «i giornalisti che cercano di fare le domande giuste» e «gli artisti, gli attori, i musicisti».

Il cinema di Clooney non è soltanto intrattenimento. Non è solo Red Carpet, non è immagine, posa e consensi. Il cinema è anche la possibilità di vedere ciò che non conosciamo, di entrare nella vita di qualcun altro, di provare per qualche ora a guardare il mondo con occhi diversi.

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Perché in un tempo nel quale la comunicazione corre più veloce della comprensione e nel quale l’intelligenza artificiale può produrre immagini e parole indistinguibili dalla realtà, Clooney ha scelto di difendere una cosa antica: il valore delle storie raccontate da esseri umani. Non è nostalgia. È una forma di fiducia.

E Venezia non gli ha semplicemente regalato alcuni dei momenti più importanti della sua vita. Gli ha restituito, questa sera, un riconoscimento che ha un valore particolare proprio perché arriva da una città con la quale ha condiviso una parte della propria storia.

Quando un attore riceve un premio alla carriera, normalmente è il passato a salire sul palco. Questa sera, con Clooney, è sembrato salire il futuro.

Un futuro nel quale, nonostante tutto, «con determinazione e amore possiamo ancora farcela». Un futuro nel quale le differenze non cancellano ciò che abbiamo in comune. Un futuro nel quale gli artisti continuano a raccontare, i giornalisti continuano a fare domande e il pubblico continua ad ascoltare. E forse è questo il senso più bello del Leone consegnato oggi a George Clooney.

E se cercheremo di immaginarci non come individui ma come società… ce la faremo.

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