
Un uomo e una donna tra i 20 e i 30 anni sono morti nell’incendio scoppiato in un magazzino dismesso al Porto Vecchio di Trieste. Secondo le ricostruzioni, nel capannone — luogo dove trovano riparo persone senza dimora, inclusi migranti dalla rotta balcanica — si era stabilito un gruppo di nuclei senza casa.
Le vittime sarebbero un cittadino marocchino, non in attesa di accoglienza, e una cittadina italiana. Non sono riportati altri dettagli sulle cause del rogo né sull’identità completa dei due giovani.
La tragedia ha riacceso il dibattito locale sulle politiche di solidarietà e accoglienza. Il direttore della Caritas di Trieste, padre Giovanni La Manna, ha parlato di “profonda indignazione”. Il Consorzio italiano di solidarietà – Ufficio rifugiati Onlus ha definito l’accaduto “una tragedia annunciata”. La senatrice Tatjana Rojc ha affermato che le vittime “si potevano evitare”.
Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente della Barcolana, Mitja Gialuz, che ha dichiarato: “Trieste e i triestini non possono più accettare fatti come questo”. La Cgil ha sollecitato un confronto più ampio, sostenendo che l’episodio interpelli la comunità civile regionale e nazionale sul tema dell’accoglienza.
In serata si è svolta una manifestazione spontanea in piazza Libertà: i partecipanti, con fiori in mano, hanno espresso rabbia e dolore. Alla protesta hanno preso parte giovani, cittadini, migranti e associazioni che si occupano di accoglienza; dal presidio vicino alla stazione centrale il corteo si è diretto verso il “Mercato della stazione”, edificio individuato come possibile sede per servizi pubblici di bassa soglia rivolti ai migranti. All’arrivo del gruppo è scoppiato un lungo applauso e sono state rivolte critiche al sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, e al presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga. I presenti hanno scandito più volte: “Siamo tutti umani, siamo tutti uguali”.
La vicenda è al centro delle indagini e delle discussioni in città sulle misure da adottare per le persone senza dimora e sulle disponibilità di strutture di accoglienza.
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